Dalla polka al jazz

Armin Kofler è un compositore. O meglio, un compositore per bande musicali che sa anche dar vita a intense composizioni moderne.

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Dalla polka al jazz

Armin Kofler è un compositore. O meglio, un compositore per bande musicali che sa anche dar vita a intense composizioni moderne.

Un compositore autodidatta

A cinque anni hai imparato a suonare la tastiera. In seguito però qualcosa è cambiato…
Mi stai chiedendo come mai sono finito in una banda musicale? Ero un predestinato. Mio padre suonava in una banda e anche molti dei miei amici. Fu subito chiaro che avrei fatto parte di una banda anch’io. Ho iniziato a suonare la tastiera e poi, a dieci anni, il flicorno (il flicorno è uno strumento aerofano appartenente alla famiglia degli ottoni, ndr).

E nella banda non sei entrato suonando la tastiera…
No, ma accanto al flicorno ho sempre suonato anche la tastiera. All’inizio associavo la banda musicale solo alle marce, finché un giovane maestro ci ha mostrato che una banda può eseguire anche pezzi moderni e da allora ho provato a risuonarli anche con la tastiera.

E quando hai scritto la tua prima partitura?
Un giorno mi sono detto che era il momento per scrivere qualcosa…non mi sarei mai immaginato che il pezzo sarebbe stato eseguito. Ho comunque mostrato lo spartito al maestro di banda Manfred Gampenrieder e lui disse che l’avremo suonato. Così è cominciato tutto.

Il pezzo è piaciuto ai tuoi colleghi?
Abbiamo eseguito il pezzo al concerto del nuovo anno ed è piaciuto. Così ho continuato. Molto sporadicamente, una o due volte l’anno, ho composto qualcosa, finché non ho iniziato a ricevere commissioni dalle bande. Da un momento all’altro mi sono ritrovato pieno di lavoro. Comunque ancora oggi compongo per lo più di sera.

Quali esigenze bisogna considerare quando si compone per una banda musicale?
Innanzitutto bisogna conoscere la banda per cui si andrà a comporre: in alcune bande sono più forti gli ottoni, in altre i legni. Io mi preoccupo soprattutto che il pezzo piaccia ai musicisti. Se suonano con coinvolgimento, lo nota anche il pubblico. Per questo può essere uno stimolo il fatto che nelle bande ci siano così tante differenze di età. Io cerco di comporre in modo da riuscire a suscitare interesse e coinvolgimento in ogni strumento.

C’è uno strumento in particolare verso cui un compositore deve orientarsi?
Oggi non più, ma prima la letteratura era sempre molto orientata ai flicorni. Al contrario al momento questi strumenti sono a rischio di estinzione.

Come mai?
Questi strumenti sono tipici dell'arco alpino, quindi dell’Austria, Alto Adige, Baviera. Per me come compositore è un peccato, perché hanno delle tonalità che non vorrei perdere e infatti cerco sempre di comporre anche per questi strumenti, andando contro tendenza.

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Tradizionale o innovativo?

Ci sono molti compositori che scrivono per le bande musicali?
Il repertorio cresce sempre di più, soprattutto nei Paesi Bassi, in Germania e negli Stati Uniti. Pur essendo queste bande diverse, l’esecuzione è molto simile. Anche una banda americana potrebbe eseguire una mia composizione.

Cosa distingue le bande altoatesine da quelle dell’Olanda o degli Stati Uniti?
In realtà ci sono sempre meno differenze. Grazie al diffondersi della letteratura i confini si fanno sempre più sottili. Noi qui siamo molto legati alle marce, mentre in generale la polka è una composizione sempre richiesta.

Quali commissioni ti vengono richieste maggiormente?
Senza dubbio composizioni moderne. Direi 30% di pezzi classici (marce, polka e composizioni tradizionali) e 70% pezzi moderni.

Le bande musicali sono nate nell’ambiente militare. Hai prestato servizio militare?
No, ho prestato servizio civile.

Ma le marce ti piacciono?
In verità scrivo marce molto di rado. Più spesso capita che una banda mi commissioni una marcia tirolese, che sia però nuova. È una bella sfida perché il pezzo dovrebbe suonare tradizionale presentando al contempo degli elementi del tutto nuovi e spesso questo crea conflitti.

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In Alto Adige, durante un festival, le bande musicali jazz hanno suonato contemporaneamente un pezzo di un compositore contemporaneo e durante l’esecuzione il direttore d’orchestra era collegato a tutti attraverso auricolari. Quanto conta che le bande si aprano alla sperimentazione?
Bisogna osare. La sperimentazione è importante, persino quando si pensa che qualcosa non faccia per noi, oppure sembra insolito. Se le bande musicali non si fossero evolute, probabilmente avremmo lo stesso repertorio di cinquant’anni fa. I musicisti di oggi, tra l’altro, sono così ben preparati che possono misurarsi con ogni stile.

Come inizi a comporre? Ti coglie l’ispirazione oppure ti siedi alla tastiera e fai qualche prova?
Bisogna dimenticare l’idea romantica del compositore che si siede e inizia subito a scrivere! Per prima cosa mi informo presso la banda, per concordare cosa scrivere. Chiedo se è per un’occasione speciale oppure se c’è qualcosa di particolare nel loro territorio che io possa descrivere nella composizione. Allora mi siedo e provo a scrivere...ma ci vuole un bel po’ prima che io riesca a raggiungere un risultato soddisfacente.

I titoli delle tue opere sono spesso insoliti..
In Tirol 2.0 ho preso degli estratti di composizioni tipiche e ne ho fatto un pezzo moderno. In Giganti che si sciolgono ho provato a descrivere lo scioglimento dei ghiacciai. In Aldilà della luce ho scritto pensando ai buchi neri. A volte parto dai temi e da lì sviluppo il titolo, altre volte coinvolgo anche tutta la banda per la scelta del titolo. Non sono un dittatore, non mi piace decidere i titoli tirannicamente.

Cerco di comporre in modo da riuscire a suscitare interesse e coinvolgimento in ogni strumento. È uno stimolo il fatto che nelle bande ci siano così tante differenze di età. Armin Kofler, compositore

Dove sono stati già eseguiti i tuoi pezzi?
In primis in Germania, Austria, Svizzera, oltre che in Alto Adige, ma anche in Belgio, Francia e Gran Bretagna. Persino in Cina, per quanto ne so…

Ci sono bande musicali in Asia?
In Giappone ce ne sono di ottime. Le bande di ottoni invece sono diffusissime dalla Nuova Zelanda fino all’America.

Una banda è come una squadra di calcio

Quanto tempo occorre finché una banda è pronta a eseguire una partitura?
Dipende dal grado di difficoltà e dalle capacità della banda. Per un intero concerto si prova dai due ai tre mesi. La nostra banda musicale prova almeno due volte a settimana e poco prima del concerto anche più spesso. Le prove si tengono lungo tutto l’arco dell’anno, al massimo può esserci una pausa di tre settimane. Anche le squadre di calcio si allenano così spesso, no? Quando si ha la passione, si fa qualsiasi cosa.

Intervista: Gabriele Crepaz
Foto: Sebastian Stocker
Pubblicazione: 2014