Una vita con la neve

Georg Eisath, da giovane perito meccanico appassionato di sci, a fondatore di un colosso multinazionale nella produzione di cannoni da neve, a imprenditore nel settore alberghiero, a gestore di impianti di risalita fra le montagne di Carezza.

  • novembre 2019

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Una vita con la neve

Georg Eisath, da giovane perito meccanico appassionato di sci, a fondatore di un colosso multinazionale nella produzione di cannoni da neve, a imprenditore nel settore alberghiero, a gestore di impianti di risalita fra le montagne di Carezza.

Georg Eisath è cresciuto in un maso della val d’Ega, quella stretta valle di porfido che diparte poco sopra Bolzano e che termina raggiungendo le pareti dolomitiche del Latemar e del Catinaccio. Nella fisionomia e nel modo di parlare incarna i tratti dell’ homo faber, di quel pragmatismo di chi nasce, vive e lavora in montagna: frasi rapide e sicure, fisico robusto e piantato, mani grosse come pale da neve. Mi chiamano der Bär, l’orso, mi dice quando ci presentiamo nella hall del suo Hotel a Carezza. Ma quando inizia a raccontarsi scopro che in lui c’è dell’altro: ciò che gli ha permesso di fondare una società che in quasi trent’anni di attività è diventata leader mondiale nel settore dell’innevamento. 

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La prima neve

Nel ‘72 costruirono il primo impianto a Obereggen e io prima di finire in collegio a Bolzano ero sempre sulle piste. Sciavo già da piccolo: assieme a mio fratello più grande partivo dal maso con gli sci ai piedi e per giorni interi seguivamo le tracce delle volpi nel bosco. Io ero ancora alle elementari, lui aveva quattordici anni, ma ne sapeva già abbastanza per fabbricare dei giochi fantastici. Un inverno costruimmo una manovia, un rudimentale impianto di risalita che ci facesse andare su e giù con gli sci in un prato molto ripido vicino a casa. Interrammo dei pali perché la struttura tenesse, e con un motore elettrico, il cambio di una vecchia Volkswagen e una puleggia di legno facemmo il resto. Le montagne, queste montagne, la meccanica e lo sci, da quando ho memoria, sono sempre stati nella mia vita.

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Lo sci com’era una volta

All’inizio degli anni ’80 lavorai come responsabile tecnico sugli impianti di Obereggen. Quando non nevicava le piste si assottigliavano tanto da riempirsi di macchie brune e noi non sapevamo dove trovare mezza carriola di neve per coprire i buchi. Capii quanto fosse importante avere un innevamento costante sulle piste. A quei tempi, quando in giro non c’era un solo cannone da neve, funzionava così: se nevica si scia, altrimenti tutti a casa. Ma un comprensorio non può investire milioni e dipendere da una variabilità così alta. Allo stesso modo, i lavoratori stagionali, che molto spesso sono contadini che durante l’estate guadagnano poco, non possono mantenere i loro masi se d’inverno non lavorano sugli impianti. Serviva garantire la continuità lavorativa per tutti, imprenditori e dipendenti.

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TechnoAlpin

Io ero un giovane perito meccanico pieno di idee, e avevo visto in azione alcuni modelli di cannone da neve americani e austriaci, che però sulle nostre montagne non funzionavano bene. Chiesi alla dirigenza di sostenermi e assieme ad un mio collega progettai e realizzai un primo prototipo. Nel giro di qualche anno in due non riuscivamo a star dietro alle richieste che ci venivano da tutta l’area dolomitica. Così, nel 1990, fondammo la TechnoAlpin s.r.l., che oggi è quotata in borsa, ha oltre 600 dipendenti in tutto il mondo e fattura 150 milioni di euro l’anno.

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Esperienza e talento

Georg, nella gestione dei suoi impianti di Carezza, ha unito l’esperienza in TechnoAlpin e la sua naturale predisposizione a innovare e perfezionare.
● Nel corso degli anni ho raccolto una grande quantità di dati che ho utilizzato per ottimizzare ogni singolo componente dei miei cannoni in base a tutte le possibili variabili: meteorologiche (temperatura e umidità dell’aria), fisiche del terreno (pendenza del pendio, esposizione), tecnologiche (dimensione degli ugelli, pressione di uscita, inclinazione del getto). Con questo lavoro, oggi, riesco a risparmiare fino a due terzi del prezzo standard per ogni chilo di neve prodotto. ● Oltre all’ottimizzazione dei cannoni, i serbatoi di raccolta che abbiamo progettato non sottraggono acqua ad altri bacini e ci permettono di approvvigionare il sistema in gran parte senza pompe. ● TechnoAlpin e Prinoth hanno sviluppato un software per automatizzare tutto il processo di innevamento e raggiungere la massima efficienza: dalla gestione dei cannoni, alle tempistiche di accensione, al compattamento e alla distribuzione della neve. ● Tutti i battipista hanno un dispositivo GPS all'interno che ne registra il percorso. Programmandone prima gli itinerari in modo preciso, i gatti delle nevi restano accesi fino a un'ora in meno al giorno per macchina.  

Un compromesso fra uomo e ambiente

Lo sci su neve naturale sul fronte sud delle Alpi, inteso come fenomeno di massa, è stato problematico anche in passato. Qui nevica meno che in Austria, è sempre stato così. Con le logiche di mercato attuali la neve tecnica è indispensabile per poter offrire un servizio affidabile. Pertanto essere eco-sostenibili al giorno d’oggi significa trovare un compromesso fra l’ambiente, che deve essere preservato e tutelato, e le necessità dell’economia di montagna, che prospera anche grazie al turismo invernale. Per me questo compromesso si raggiunge ottimizzando i consumi di energia e di risorse. E la tecnologia e le metodologie moderne sono uno strumento utilissimo per riuscire a raggiungerlo. Oggi riusciamo a lavorare in modo più efficiente perché pianifichiamo alla perfezione tutti gli elementi, i processi e le tempistiche coinvolte nella produzione della neve artificiale.

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Non si smette mai di migliorare

La mia filosofia è sempre stata quella di mettermi nei panni dei miei clienti. Cosa vogliono loro? Questo mondo è in costante cambiamento e bisogna sempre reinvestire, rinnovare e trovare soluzioni alternative. Nel 2002 ho deciso di provare una nuova avventura. Ho rilevato l’Hotel Moseralm, a Carezza, che apparteneva alla famiglia di mia moglie e non stava andando bene. L’ho rifatto completamente e ho comprato le licenze per gli impianti adiacenti all’albergo da società fallimentari. Ora, su 15 impianti, ne controllo 10. Ho ricostruito anche quelli, mettendoli a norma e ottimizzandoli per consumare meno energia possibile. Ho deciso di cambiare, passando dai sistemi di innevamento al settore turistico, e gradualmente ho lasciato il comando della società. Nei vent’anni trascorsi al vertice di un’azienda così grande e veloce ho ricevuto tantissimo, ma quella vita era diventata troppo faticosa. Se prima facevo 70.000 chilometri all’anno in giro per il mondo, ora ne faccio meno di 10.000, tutti qui, nella valle in cui sono nato. Anche questo vuol dire ottimizzare i consumi.
 
Testo: Alessandro Cristofoletti
Foto: Ivo Corrà
Video: TaktFilm