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settembre 2015

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Un tessuto da star

Dall'imperatore d'Austria nell'800 a Michelle Obama oggi, il loden è un tessuto senza tempo.

Il loden è un tessuto tra tradizione e haute couture. Tradizione perchè era il tessuto delle genti di montagna, uno spesso panno in lana che li proteggesse da pioggia e neve durante i lunghi inverni. Haute couture perchè da anni se lo contendono i grandi marchi di moda.

Walter Niedermair è un uomo fortunato, perché ci sono solo poche cose al mondo che gli fanno venire il mal di testa. Una di questa è il color ghiaccio. "Di quale ghiaccio stiamo parlando? Di quello dei ghiacciai, di una montagna gelata o di un lago ghiacciato?", si domandò giustamente l’amministratore delegato del lanificio Moessmer quando Louis Vuitton - una delle tante griffes prestigiose che si procurano le stoffe a Brunico – gli chiese di produrre un loden color ghiaccio. E ghiaccio fu, alla fine, perché da Moessmer il cliente riceve sempre quello che chiede.

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discover Mondo del loden - Vandoies

Il primo ad intuire le potenzialità del loden fu l’imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, che richiese il tessuto della ditta Moessmer per la sua tenuta da caccia. Oggi Moessmer fornisce loden ai piú grandi stilisti internazionali, da Armani, a Prada, a Luis Vuitton.

Prada chiama, Moessmer risponde (anche a Natale)

In Val Pusteria, nella zona est della tranquilla cittadina di Brunico, i macchinari della fabbrica di tessuti sono accesi dal lontano 1894, da quando il fondatore Josef Beikircher iniziò per primo a produrre robusti capi in loden per cacciatori e contadini. Un paio d’anni più tardi entrò in azienda l’imprenditore viennese Josef Moessmer, che in breve tempo ne divenne l’unico padrone. L’abbigliamento in lana al 100% si rivelò ideale per i lavori all’aperto: riparava dalla pioggia, era traspirante e le fibre di lana garantivano una confortevole temperatura corporea. Persino l’imperatore Francesco Giuseppe, provetto cacciatore, scoprì le proprietà del loden e fece di Moessmer il fornitore ufficiale della corte asburgica. Questo fu il primo colpo grosso del lanificio pusterese; l’ultimo in ordine di tempo riguarda nientemeno che Michelle Obama, che alla sua prima apparizione da First Lady ha sfoggiato un abito in loden firmato Moessmer.

Ma come nasce il leggendario loden griffato Moessmer? Tutto comincia nel deposito della lana, un capannone situato accanto all’area da 50.000 metri quadri che ospita la fabbrica. La candida massa lanosa, che somiglia tanto all’ovatta e odora di pecora, viene tirata fuori da enormi sacchi di plastica sui quali sono applicate le etichette che ne indicano la provenienza: alpaca del Perù, mohair del Sudafrica, cachemire della Nuova Zelanda e così via, fino a settanta tipi diversi; su alcune di queste collinette di lana sono ancora attaccati i cardi e le bardane dei pascoli. In caso di necessità, basta telefonare al deposito che Moessmer possiede nel porto di Rotterdam e farsi mandare a Brunico i rinforzi.

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I tessuti della ditta Moessmer di Brunico.

E la necessità può arrivare da un momento all’altro. Da quando Moessmer ha iniziato a partecipare alle più importanti fiere dell’industria tessile a Parigi, Milano e Monaco di Baviera, il portafoglio clienti si è arricchito di marchi di lusso come Prada, Gucci, Ferragamo e Tod’s. Clienti tanto prestigiosi quanto complicati: molto di loro infatti aspettano l’ultimo momento per fare le ordinazioni, per paura che una fuga di notizie prima della sfilata possa svelare alla concorrenza l’anima dei nuovi capi. Le copie sono il nemico mortale dell’esclusività.

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discover Lanificio Moessmer

Per produrre un solo tessuto in loden sono necessari cinquanta passaggi e quaranta giorni di lavoro.

"Louis Vuitton ci fece preparare lo stesso loden in tantissimi colori e modelli", rivela Niedermair. Alla fine scelse la prima versione, "E tutto questo per evitare che qualche concorrente potesse indovinare quale sarebbe stata la sua collezione per quella stagione". Prada è andato oltre: per una sfilata prevista ai primi di gennaio, ordinò i tessuti appena il 25 dicembre. Ora, per fare un loden ci vogliono dalle 8 alle 10 settimane. Inoltre la maggior parte degli 80 dipendenti si stava godendo le ferie natalizie e i macchinari erano spenti. Niedermair fece notare che realizzare un loden in queste condizioni sarebbe costato un patrimonio; la risposta gli arrivò da Miuccia Prada in persona: "Io ho chiesto di prepararmi un loden, non ho chiesto quanto costa", disse la leggendaria stilista. E il tessuto arrivò nei tempi richiesti. Niedermair fa spallucce: "Noi siamo spesso sotto pressione, ma alla fine veniamo ripagati".
Da quando Niedermair ha preso le redini dell’azienda, Moessmer si è concentrata sul “segmento Premium”, come lo definisce l’ad pusterese. I clienti che creano problemi con i pagamenti sono stati eliminati dal portafoglio. Le catene di abbigliamento come Zara sono vietate: “I nostri tessuti sono riconoscibili. Prada smetterebbe di lavorare con noi”.

Ma torniamo alla lana: uscita dal capannone, attraversa il cortile e arriva in tintoria. Da Moessmer la lana entra nelle caldaie di tintura allo stato grezzo e ne esce sotto forma di nuvole di lana di colore blu, rosso o giallo. Il vantaggio di questa "tintura in fiocco" è che è possibile usare più colori per intrecciare un filato pettinato. Nel capannone successivo, la carderia, l’aria sa di lanolina appiccicaticcia. Un macchinario pettina la lana colorata trasformandola in un vello morbido e quasi trasparente che viene tagliato in filamenti; questi finiscono poi nel filatoio e sottoposti ad energiche torsioni che li rendono resistenti e omogenei. Una volta concluso il processo di lavorazione, i filati vengono avvolti in grandi rocche che vengono accatastate nel magazzino dei filati: qui è un tripudio di colori che vanno dal rosso lampone al giallo curry, dall’azzurro cielo al lillà scuro. In un filato tweed mélange si possono contare fino a 6 colori, e un singolo filo emana bagliori blu, gialli, rossi e verdi. Moessmer produce 370 tipi di filati, ognuno dei quali è disponibile in 20 colori diversi.

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Walter Niedermair e i suoi modelli di loden. Moessmer produce loden dal 1864 e uno dei suoi primi clienti è stato l'imperatore Francesco Giuseppe d'Austria.

Il loden incontra l’arte

E ogni anno nascono sempre nuovi colori. Proprio nel periodo del reportage si stava lavorando ad una tonalità di rosso uguale allo stemma della città di Brunico. L’idea è nata all’interno di un padiglione basso che si trova in fondo all’areale produttivo e che da nove anni è l’atelier di Sylvie Riant, Wilma Kammerer e Julia Bornefeld. Le tre artiste dal 2006, nell’ambito del progetto Artists by Moessmer, organizzano una performance utilizzando come palcoscenico la cittadina pusterese. “Doveva essere una cosa provvisoria, e invece ormai si sono stabilite qui”, informa Niedermair, che aggiunge ridacchiando: “Qui non ci facciamo mancare nulla, neanche gli artisti”. La cosa comunque non deve dispiacergli, visto che grazie ai progetti artistici il loden si è scrollato un po’ della sua immagine folcloristica ed è persino approdato alla Biennale di Venezia. Anche lo scrittore altoatesino più famoso, Joseph Zoderer, è diventato uno di famiglia: da quattro anni Moessmer ha messo a disposizione del suo estro creativo la splendida villa ricoperta di edera che in passato era riservata solo al direttore della fabbrica.

Meglio morbido o leggermente ruvido?

Il rumore sordo dei macchinari arriva alle orecchie ancora prima che Niedermair spalanchi la porta di metallo che porta al reparto tessitura. Sui ventiquattro telai del capannone scorrono i rotoli colorati che abbiamo ammirato prima nel magazzino dei filati; davanti ai macchinari siedono perlopiù giovani donne, molte di loro hanno tappi nelle orecchie per difendersi dal frastuono e filano la lana servendosi di piccole spatole. Un’occhiata al foglio con il modello da filare, un ultimo controllo alle trame ed ecco che il telaio comincia a sferragliare.
Il risultato si materializza dall’altra parte del telaio sotto forma di lunghi scampoli di stoffa: motivi a quadri rossi su sfondo blu scuro, tweed verdi con riflessi gialli, tessuti a scacchi bianco-neri… A questo punto però il loden è ancora grezzo: per ammorbidirlo viene trattato con il vapore per tirare su i filamenti che poi vengono, a scelta, rasati o stirati. "I tedeschi preferiscono il tessuto assolutamente morbido, francesi e italiani invece lo preferiscono leggermente ruvido", fa sapere Niedermair.

Dietro una porticina, in fondo al capannone della tessitura, c’è una stanzetta in cui si trovano due telai a mano di legno. "Laggiù i nostri stilisti fanno le prove prima di mandare un loden in produzione", spiega l’ad, che aggiunge scusandosi: "Proprio in questo momento là dentro ci sono i nostri bozzetti appesi alle pareti e non posso lasciar entrare nessuno".

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L'area tessitura della ditta Moessmer. La produzione del loden nella ditta di Brunico segue determinati standard di qualità che risultano in un prodotto inimitabile.

Un tweed per Michelle Obama

Il leggendario tessuto sfoggiato da Michelle Obama però ce lo può mostrare. Il colore base è lilla-rosso quasi lampone, sovrastato da un motivo a quadri nero intrecciato con fili d’argento. "Un tweed Chanel con filato fantasia", è la corretta definizione. Per la First Lady furono prodotti 15 metri di tweed, poi però Niedermair ne dovette far produrre altri 2000 metri: "Improvvisamente tutti volevano averlo".
Su richiesta un campione della stoffa usata per vestire Michelle Obama si può ammirare nell’outlet Moessmer. Il negozio è praticamente attaccato alla fabbrica, ben distante dallo shopping mile brunicense. Chi viene qui, conosce già Moessmer.

Dietro, nel reparto cappotti da donna, c’è un divano dall’aspetto poco appariscente ma che in realtà è un’altra tappa della crociata condotta da Niedermair per cambiare l’immaginario collettivo del loden. Al tatto la stoffa del sofà si rivela resistente e leggermente ruvida: “Il divano è rivestito di loden ignifugo, con tanto di certificazione antincendio”, sottolinea Niedermair, che sogna di vedere un giorno chalet arredati con tende in loden e con poltrone e divani rivestiti di loden. Il futuro che immagina Niedermair non è poi così lontano: nel 2013, infatti, sono state prodotte poltrone rivestite di loden per alcuni treni dell’Alto Adige.

di Solveig Rathenow
Tradotto e adattato di un reportage realizzato in occasione del Premio Media Alto Adige 2011
Traduzione: Dora Vannetiello

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discover La lana. Un filato, mille usi.

Lavorata a mano. La lana è un materiale prezioso e versatile. In Alto Adige con lana filata, feltro e loden si producono prodotti di ogni genere: dalle pantofole, alle borse, ai cappotti, agli accessori per la casa.