giugno 2016

% extra alt % % extra alt % % extra alt %

Condividi questa pagina

Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini
Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini

Come nuovo!

Buttare è out, riciclare è in. Per Doris e Camila i rifiuti possono rinascere... come opera d'arte.

Ho conosciuto Doris Raffeiner nella primavera del 2013. Una donna sorridente e positiva, piena di entusiasmo e curiosità. Eravamo assieme a Bressanone all'inaugurazione di una mostra sull'upcycling (riciclo creativo). Io a presentare un mio libro su

Io avevo appena pubblicato “Questo libro è un abat jour”, dopo 6 mesi di pasticci casalinghi con materiali di recupero, Doris era invece finalmente riuscita a portare a compimento il suo desiderio di organizzare a Bressanone la mostra “reuse”, un confronto tra design estero e italiano/altoatesino, tutto realizzato con materia da smaltire. Un interesse in comune che ci ha fatte conoscere e che continua a fare incrociare le nostre strade. L'ho rivista infatti tre anni dopo, nel suo sogno realizzato, il negozio WiaNui, interamente dedicato all'upcycling.

#1

L'upcycling, il riciclo creativo

All'epoca della mostra a Bressanone di riciclo creativo si stava parlando già da qualche anno in Italia, un'attitudine al recupero originale di rifiuti che stava diventando una moda virtuosa. Le pionieristiche borse in camere d'aria di trattore di Heidi Ritsch erano già 10 anni che circolavano. Un cespuglio di capelli ricci tinti di bordeaux, l'impossibilità a stare dentro ad alcuno schema e una grande inventiva, Heidi fa magie con le sue mani, realizzando le sue borse solo con un gioco di incastri, senza utilizzare alcuna macchina per cucire.

Dopo Heidi, ai mercatini dell'artigianato hanno cominciato a moltiplicarsi gli oggetti realizzati con le capsule del caffè, con le gomme d'aria o i copertoni delle biciclette, con le bottiglie di plastica, coi teloni dei camion, con le vele delle barche, … Tuttavia, quando Doris cercava di organizzare quella mostra, era ancora circondata da molto scetticismo. Il giorno dell'inaugurazione erano però in tanti, la sala era piena di persone entusiaste e gli oggetti esposti, di design, molto originali. Tanto è stato il successo, che dopo le tre settimane di apertura dell'esposizione Doris ha continuato a darsi da fare su questa tematica, ora con l'idea di creare un vero e proprio negozio, che vendesse solo prodotti realizzati con materiali di recupero. Con tre amici ha creato l'associazione re.usus e ha cercato i finanziamenti per poter iniziare.

#2

La nascita del negozio WiaNui

In parte anche grazie alla mostra Doris ha incontrato due compagne di cammino: Camila Hernandez de Alba, una donna seria e precisa, laureata in economia e commercio a Londra, ma nata a Bogotà, Colombia, e trasferitasi per amore a Bressanone 20 anni fa e Hun Ja (anche chiamata per comodità Michela), nata a Seul, in Sud Corea e adottata da piccola a Bolzano. Assieme hanno organizzato un mercatino di Natale, dove proponevano una raccolta di artiste / artigiane altoatesine che rielaboravano prodotti di scarto in nuovi oggetti. In questa prima esperienza di vendita c'erano anche le borse, i beauty case, i portafogli, gli astucci, i porta cellulari e porta tablet realizzati coi teloni dei camion da Doris Niedermayr, la madre del marchio Somstig. Una donna divertente e divertita dalla sua attività, che lavora instancabile e rapida in una stanzetta ricavata all'interno della sua grande casa a Ora.

Il mercatino di Natale è stato un altro successo, che ha dato alle tre donne la spinta definitiva per fondare, nel 2015, la cooperativa WiaNui e inaugurare l'omonimo negozio. Un nome in dialetto sudtirolese, che in tedesco standard si traduce come “wie neu” (come nuovo): una proposta locale per un problema di portata mondiale, quale la riduzione dei rifiuti. Un tema che sta molto a cuore a Doris, nata in Alto Adige, di madrelingua tedesca, laureata in storia dell'arte in Austria. Ora per WiaNui intesse relazioni con donne e altre cooperative e associazioni che realizzano oggetti con scarti. Una selezione che Doris fa tenendo conto anche del lato estetico delle creazioni, molte di design e alcune addirittura delle vere e proprie opere d'arte. Quando sono finalmente riuscita ad andarle a trovare a Bressanone mi ha accolto un negozio lungo lungo e pieno di oggetti da osservare. Per ognuno mi è venuta la curiosità di soffermarmi per scoprire il materiale di recupero utilizzato, non sempre immediatamente riconoscibile. Sul tavolo all'ingresso, dove Camila tiene i conti, c'è un paniere pieno di anelli realizzati con vecchi bottoni. Anche io possiedo la mia piccola collezione di bottoni, oggetti che evocano altri mondi, altri vissuti. La stessa passione che mi accomuna a Ruth Oberschmied, insegnante d'arte e creatrice di questi anelli. Lo leggi nei suoi occhi l'amore per le cose antiche e le storie che esse racchiudono.

Proseguendo lungo il negozio trovo gli oggetti creati con vecchie botti e racchette da tennis vintage dall'ormai noto designer altoatesino David Duzzi, uno tra i pochi uomini presenti. Riconosco poi i vecchi mobili rielaborati da AKRAT, cooperativa sociale di Bolzano e le creazioni con la carta recuperata della CLAB, altra cooperativa sociale di Bolzano. Anche Bergauf ha qui il suo spazio, grazie al recupero della lana di pecora della Val d'Ultimo, purtroppo diventata ormai anch'essa prodotto di scarto. Vedo, tra i mille oggetti anche alcuni disegnati da WiaNui e fatti realizzare dalla cooperativa sociale Alpi di Trento, attraverso il progetto REDO.

suedtirol altoadige wianui 31

discover

Specchio realizzato con una vecchia racchetta da tennis. Autore (designer): David Duzzi (BZ).
suedtirol altoadige wianui 6

discover

Portapenne realizzato con carta di recupero. Autore: Nora Bendo Eufragio (filippina, vive a Chiusa, BZ).

#3

Michela se ne va

Un anno dopo l'inizio della nuova esperienza, Michela ha lasciato Doris e Camila, per potersi dedicare alla realizzazione di capi di abbigliamento. Rimaste in due, procedono comunque con le attività, che comprendono anche workshop destinati alle scuole. È Doris che se ne occupa, abile in questo grazie alla sua esperienza di organizzazione di guide per bambini in diversi musei. Si fa affiancare dal portoghese Renato Brito, che vive tra Bolzano e Merano e che realizza lampadari futuristici con i contenitori di plastica degli yogurt e dalla filippina Nora Bendo Eufragio, che vive a Chiusa (BZ) e che crea scatolette dal sapore asiatico, con una particolare tecnica di lavorazione della carta. Il valore educativo di questi workshop è inestimabile: i ragazzi raccolgono da casa e da scuola i vasetti degli yogurt, li lavano e poi, con la guida di Renato, li trasformano in un lampadario che abbellirà la loro scuola. Da un oggetto senza valore, che andrebbe buttato nel cestino, ad un oggetto di design, realizzato con le proprie mani.

suedtirol altoadige wianui 22

discover

Lampadario realizzato con contenitori di yogurt e una ruota di bicicletta. Autore: Renato Brito (portoghese, vive tra Bolzano e Merano).

#4

Un anno è già passato

Doris e Camila, dopo un anno di attività, sono decisamente soddisfatte. Sono anche arrivate tra i primi cinque stand più belli alla fiera “Arredo” di Bolzano nel 2016. Hanno presentato uno stand con cassette della frutta e mobili di recupero. Il loro sogno è di poter superare tutti i vincoli burocratici per poter aprire un piccolo caffè con prodotti locali, fair trade e bio in una nicchia all'interno del negozio, già calda e accogliente, dove ci sediamo per chiacchierare e prendere un cappuccino e biscotti della vicina pasticceria. Uno spazio che dovrebbe servire per avere uno scambio più lento e approfondito con le persone curiose di questo mondo che intercetta gli oggetti prima che finiscano in discariche o inceneritori e ridà loro una nuova vita.

Testo, foto e video: Elisa Nicoli

Upcycling

In italiano si potrebbe chiamare “riciclo creativo”, ma non rende così bene l'idea come in inglese. Il prefisso “up” dà immediatamente la sensazione di qualcosa di “più”, di “meglio” rispetto al solo riciclo. E infatti, si tratta di dare una nuova vita ad oggetti e materiali che altrimenti sarebbero stati buttati nella pattumiera. Ma l'upcycling è solo la fine di un ciclo che dovrebbe partire con il “precycling”, ovvero con la mancata immissione sul mercato di prodotti che devono essere buttati subito dopo il loro uso, come packaging eccessivi o l'usa-e-getta. Il precycling lo possiamo fare anche noi, comprando più cose sfuse e autoproducendo di più. Il mero riciclo fa generalmente perdere qualità alle materie prime che possono essere riciclate... la plastica non regge più di 4-5 cicli di recupero, la carta da stampante diventa un cartone da imballaggio, che poi viene sminuzzato come materiale edilizio.

Precycling tips

#1 Stupisci il tuo negoziante di fiducia portandogli un contenitore in vetro in cui pesare i prodotti che vende sfusi. Nel banco gastronomia di un negozio di prodotti bio ho dovuto istruire la commessa su come fare la tara, ma poi mi sono orgogliosamente portata a casa il mio vaso non usa-e-getta.

#2 Autoproduci anche solo un detersivo. Una volta esaurito il tuo spruzzino per i vetri, non buttare il contenitore a spray, ma riempilo di 100 ml di alcol bianco da liquori, una ventina di gocce di olio essenziale a tua scelta... scuoti bene... e termina la creazione con 400 ml di acqua (distillata se la tua è troppo calcarea). E ti puoi fare così anche l'aromaterapia personalizzata.

#3 Fruga nei cassetti della nonna e vedrai che troverai dei fazzoletti da naso e dei tovaglioli in stoffa. Con o senza la sua benedizione adottali al posto di quelli in carta usa e getta. Anche il tuo naso ringrazierà!

elisa nicoli

discover L'autrice. Elisa Nicoli

L'autrice. Elisa Nicoli

È giornalista, scrittrice, documentarista, educatrice ambientale. Ama capire e provare in prima persona ciò di cui scrive. È la regina dell’autoproduzione: sapone da bucato, cibo, cosmetici. A volte anche lei ha bisogno di una pausa… e allora scala le montagne!