Giù la maschera!

La montagna fa bene allo spirito. Uscendo con Pauli Trenkwalder, guida per corpo e mente, potreste sbarazzarvi dei vostri problemi

  • ottobre 2015

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Giù la maschera!

La montagna fa bene allo spirito. Uscendo con Pauli Trenkwalder, guida per corpo e mente, potreste sbarazzarvi dei vostri problemi

Non aspettatevi un miracolo. Pauli Trenkwalder non fa promesse. Psicologo e guida alpina, è il terapista più realista che io abbia mai incontrato. La montagna può aiutare ad incrementare lo spirito di squadra aziendale, può incentivare i leader a tirar fuori le proprie qualità e addirittura a risolvere le proprie difficoltà personali. Tutto ciò non avviene dall’oggi al domani. Ma comunque quando si è lassù, qualcosa accade.“L’aspetto più importante di ciò che faccio è la sintonia tra me e il mio cliente”. È con questa premessa che Pauli Trenkwalder ci accoglie. È chiaro che è portato per l’armonia. In un attimo ti fa sentire a tuo agio. Abita a Colle Isarco, un piccolo paese a pochi chilometri dal Brennero: un paesaggio in cui il verde acceso dei prati incontra il cielo azzurro in modo idilliaco. Probabilmente Pauli è la persona che è, soprattutto grazie al tempo che trascorre a contatto con la natura.

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Vai in montagna quando hai un problema?
Pauli Trenkwalder: Si, in montagna riesco a rilassarmi e a riflettere. Per me questo è il miglior sistema per allentare le pressioni quotidiane.

Allentare le pressioni? Cosa succede in montagna?
Molte persone sostengono di sentirsi libere in montagna. Libertà, una parola difficile per me. Ma qualcosa accade veramente quando sei lassù.  Lo psicologo Csíkszentmihályi, autore di studi sulla felicità, la chiama teoria del flusso, una sensazione di piacere che si prova quando si supera una situazione estrema. Il neurobiologo Arne Dietrich, che conosco molto bene, ha sviluppato ulteriormente questo approccio. Sostiene che il nostro cervello sia in grado di attivare diversi stadi di coscienza. Svolgendo attività a ritmo costante e ripetitivo come una camminata in montagna, la coscienza viene inibita e inseriamo una sorta di pilota automatico. Il nostro cervello entra in una fase creativa in cui emergono possibili soluzioni. Non devo più pensare a mettere un piede davanti all’altro, il movimento della camminata è automatizzato e posso quindi concentrarmi su altro, sono in uno stato di flusso…

Che tipo di persone si rivolgono a te?
Non ci occupiamo di psicoterapia, ma promuoviamo la salute. Così definiamo la nostra attività. Abbiamo seguito ad esempio una parrucchiera che ha voluto ricominciare la sua carriera in un nuovo ramo, leader aziendali interessati a sviluppare le proprie capacità, o ancora un cliente incapace di mantenere una relazione affettiva per oltre tre anni. Sono persone che vedono un problema e decidono di affrontarlo.

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Porti in montagna anche persone che non hanno mai avuto nessuna affinità con essa?
No. Non mi chiamano nemmeno. Chi si rivolge a me non desidera imparare a scalare una montagna. È piuttosto alla ricerca di un contesto in cui sentirsi bene. Ho fatto un tour sciistico con una cliente: neve fresca fantastica ma brutto tempo.  Non le è importato, ha detto di avere il cuore pieno di gioia. Questa è la situazione di lavoro ideale per me. Svolgo una duplice funzione in montagna. Sono vicino alle persone come psicologo e lascio invece una distanza di 30, 50 metri come guida alpina. La persona può così concentrarsi sulla camminata e sui suoi pensieri. E io intanto lancio qualche spunto di riflessione.

Che tipo di spunti?
Posso porti una domanda per evidenziare qualcosa che mi hai detto, qualcosa che può insinuarsi ad un livello più o meno cosciente nel tuo cervello. E avanti così per tutto il giorno. Una seduta di terapia tradizionale dura in genere 50 minuti. Terminata, finisce anche l’impegno del coach. Trascorrere un’intera giornata con un cliente è quindi molto più impegnativo, ma anche più efficace.

È importante affrontare e superare i propri limiti?
Per i dirigenti aziendali, che sono per natura esposti, è utile affrontare il tema. Altrimenti non spingo consapevolmente nessuno al limite. Come guida alpina ho il compito di assicurami che la persona sia sempre in sicurezza e non cada. Ho più o meno lo stesso ruolo in veste di psicologo. Devo guidare la persona nel suo mondo mentale e poi portarla nuovamente alla realtà. Non trovo utile esporre psicologicamente una persona. Per lo stesso principio, non è necessario che un bambino metta la mano sul fuoco per capire che scotta.

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Quindi cosa posso imparare in montagna insieme a te?
Ah, entriamo nell’ambito delle promesse. Conosciamo tutti bene le diverse offerte del Team building in cui i dipendenti di una stessa azienda trascorrono una giornata in montagna e per incrementare la loro collaborazione devono costruire una zattera e navigare il fiume fino a valle. È stato dimostrato che queste sono solo sciocchezze. Queste persone hanno sicuramente vissuto una bella esperienza, ma gli effetti sono sovrastimati.

Non posso imparare nulla in montagna quindi?
Certamente. Se ti trovi in un “luogo selvaggio”, ti senti particolarmente esposto, devi prendere decisioni e sopportare fame, sete, freddo, caldo e stanchezza. Sono questi i reali valori di un’esperienza. Non so se possano essere trasferiti dalla montagna alla vita quotidiana. Io, Pauli Trenkwalder, non sono in grado di farlo. Il mio compito è quello di accompagnarti e condurti verso pensieri scomodi e smantellare insieme a te quei modelli di comportamento che si sono insinuati nella tua vita. Questo è il punto. Vieni da me perché cerchi uno sviluppo. Io ti tengo assicurato con una corda, come farebbe una guida alpina. E ho la bussola, so fino a dove mi posso spingere. Conosco anche i tuoi limiti. E mi spingo fino a dove mi permetti di andare tu. Ma il lavoro su te stesso lo puoi fare solo tu.

E se l’ospite non arriva alla vetta, semplicemente non ne è in grado…
Si, tra gli alpinisti si dice spesso la cima è l’obiettivo. Altri invece sostengono che l’obiettivo sia la strada. Io dico: spesso l’obiettivo è nella strada. La vetta non è poi così importante. Lo è di più il percorso. È importante che tu riesca a calarti nei tuoi temi, solo così potrà esserci un cambiamento.

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Se supero una situazione di difficoltà in montagna, posso individuare un modello di comportamento per la mia vita quotidiana?
Un elemento fondamentale della salute mentale è l’auto efficienza, quindi la capacità fare qualcosa con successo senza resistenze.  In montagna si agisce spesso senza opporre resistenze: devo stringere i denti, devo tener duro, essere paziente e alle volte anche accettare l’umiltà e il fallimento. Questi aspetti si possono trasferire dalla montagna alla vita professionale e anche a quella privata. Se sono riuscito a sopportare, stanco e assetato, le difficoltà della montagna, posso essere fiero di me. Le persone me lo dicono spesso: sono fiero di me, ce l’ho fatta.

Lavori in modo particolare sulle forze o sulle debolezze dei tuoi clienti?
È giusto rafforzare i punti di forza e non soffermarsi troppo sulle debolezze. Il medico e cabarettista Eckart von Hirschhausen disse una volta: se sei un pinguino, anche dopo sette anni di terapia non diventerai una giraffa. E il tuo punto di forza sarà sempre in nuoto, non la maratona.

Più alta è la fatica in montagna, maggiore è il vantaggio che se ne può trarre per la propria vita quotidiana.
Se non si vuole fare fatica, si manterrà sempre un ruolo di secondo piano. Un gruppo di leader aziendali che seguo da molto tempo ha un’elevata soglia di sofferenza, non si lamentano mai, sono umili e pazienti, anche quando è evidente che la situazione è faticosa per loro.

È possibile abituarsi alla sofferenza, a sopportare di più...
Saper sopportare qualcosa e reggere la fatica è una qualità che può essere trasferita nella propria vita. Mi posso dire: adesso devo solo stringere i denti. Sono però dell’idea che in montagna ci si debba anche rilassare. Alle volte basta anche solo semplicemente uscire. Fa già molto bene. Noi altoatesini abbiamo questa qualità! A uno basta fare il giro del lago di Monticolo, un altro vuole scalare le Tre Cime ma sono accomunati dalla stessa priorità: uscire. Lo devono semplicemente fare.

Abbiamo così tanti problemi perché trascorriamo troppo poco a contatto con la natura?
Basta notare quanta gente trascorre nel tempo istintivamente nella natura. E quando tornano a casa, si sentono meglio. In loro scatta qualcosa. È un’esigenza naturale che soddisfano in modo spontaneo. Se i nostri antenati non fossero usciti a cercare lamponi e ad affrontare le tigri dai denti a sciabola, vivremmo ancora nelle caverne.

Testo: Valentina Casale
Foto: Ivo Corrà

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Pauli Trenkwalder

È guida alpina e psicologo. Ha scalato vette in tutto il mondo. La montagna è stata da sempre un aspetto centrale della sua vita, fino a diventare una vera e propria professione. Insieme al suo socio Jan Mersch offre attività di coaching strategico e sistemico in montagna a persone individuali, dirigenti aziendali e gruppi interessati ad una crescita personale e professionale.