Nuovi casali alpini

L'architetto Armin Pedevilla e sua moglie Caroline Willeit hanno reinterpretato le costruzioni dei casali alpini.

  • gennaio 2016

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Nuovi casali alpini

L'architetto Armin Pedevilla e sua moglie Caroline Willeit hanno reinterpretato le costruzioni dei casali alpini.

Strada Pliscia numero 13. Saliamo in auto lungo il pendio mentre di fronte si stagliano silenti le Dolomiti della Val Badia. Non sappiamo se la strada presa è quella giusta finché non spiccano due ville in legno tinte di nero al nostro fianco. Allora sappiamo di essere a destinazione: La Pedevilla. Ci troviamo "ai piedi-della-villa" per l’appunto - anzi ai piedi di due ville.Non appena ci fermiamo, un uomo sulla quarantina ci viene incontro sorridendo: è Armin Pedevilla, architetto e ideatore del progetto. Insieme alla sua famiglia vive qui a Pliscia in una delle due ville. L’altra, invece, è riservata a viaggiatori desiderosi di sperimentare la vita ad altezze audaci in un posto in cui il tempo scorre lento, il panorama è mozzafiato e in cui "il paesaggio fuori dalla finestra cambia ogni giorno e quando le vette sono circondate da foschia sembra di stare sopra le nuvole".

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Case gemelle

Le due ville sono due abitazioni sorelle, speculari, progettate sul modello degli antichi casali di montagna, costituiti da casa e stalla. Armin Pedevilla ha riletto questo rapporto a modo suo, creando due case, due rifugi in questo angolo di paradiso, simili ma non identici. Stalla e casa: nei casali di montagna in passato c'era spazio solo per lavoro e famiglia. "Quella struttura era data dalle necessità del tempo", spiega Armin Pedevilla, "oggi le nostre necessità sono mutate. Per questo ho deciso di reinterpretare la struttura dei casali ponendola in sviluppo con le esigenze moderne. Quando si ha un'idea chiara della funzione che deve avere una costruzione allora bisogna portarla avanti".

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"Quando abbiamo iniziato i lavori gli abitanti di Pliscia ci guardavano con sospetto, perché come materiale abbiamo utilizzato il calcestruzzo anziché pietra e legno". Un'assoluta novità per gli abitanti del piccolo borgo. Pliscia è un'idilliaca frazione a metà strada tra Brunico e S. Vigilio di Marebbe - una dozzina di case e una chiesa in tutto. "Ho passato qui le mie estati, questa era la fattoria dei miei nonni e mi ci sono sempre sentito bene. E la stessa magia di quando ero bambino si è rivelata anche durante i lavori di costruzione: nonostante le difficoltà si è creata subito un' armonia incredibile in cantiere, tutti hanno portato proprie idee, collaborando attivamente. Così anche gli abitanti di Pliscia, inizialmente diffidenti, hanno iniziato ad interessarsi e a sentirsi coinvolti nei lavori". Oggi la famiglia Pedevilla qui è davvero di casa: i bambini crescono liberi di godersi la natura rigogliosa e si spostano liberamente tra le case (e le stalle) dei vicini. D'altra parte l'assistenza e l'aiuto reciproco con il vicinato hanno sempre giocato un ruolo importantissimo, se non fondamentale, per la sussistenza in montagna.

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"I materiali usati per la costruzione sono innovativi e al contempo tipici delle zone, il più possibile vicini alla natura", spiega l’architetto. "Il calcestruzzo è prodotto con pietra estratta dalle Dolomiti". Molto liscio al tatto, esso riflette la luce in modo quasi perlaceo donando agli interni delle due abitazioni una tonalità molto particolare. "Il legno usato è pino cembro, abbattutto appositamente in inverno durante la luna calante quando gli alberi contengono il minimo di linfa per cui il legno asciuga nel minor tempo possibile", continua Pedevilla. "La scelta di questi materiali è stato un rischio, soprattutto per costruire tutto in calcestruzzo, ma è andata bene. Oggi siamo così soddisfatti del risultato che non sentiamo neanche l’esigenza di abbellire troppo la casa e riempirla di oggetti. Ci piace così com'è".

Testo: Dora Vannetiello