Montagne per tutti

Fare escursioni in montagna anche in sedia a rotelle: non è un sogno ma la realtà. Anche in tal senso, l’Alto Adige fa strada.

  • settembre 2015

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Montagne per tutti

Fare escursioni in montagna anche in sedia a rotelle: non è un sogno ma la realtà. Anche in tal senso, l’Alto Adige fa strada.

I monti non si possono accorciare o rendere meno impervi. Eppure, con un po’ di coraggio, si può provare a scalarli persino con una sedia a rotelle. Grazie ad ampi percorsi di trekking e funivie prive di barriere architettoniche, l’Alto Adige si lascia scoprire. E scalare. Un ostacolo non è una buona ragione per rinunciare. Michael Stampfer lo sa bene. Dodici anni fa, in seguito a un incidente, ha appreso che non avrebbe più camminato. Il diciassette ottobre 2014  ha tenuto una conferenza durante il Kiku.International Mountain Summit a Bressanone, perché Michael Stampfer è uno che ha molto da dire riguardo alla tematica "accessibilità delle montagne". E non solo. Prima dell’intervista l’abbiamo visto all’opera con gli ostacoli. Ci preoccupavamo per un gradino che gli avrebbe bloccato l’ingresso: vedevamo un ostacolo dove invece per lui non c’era affatto. E infatti Micheal l’ha superato  con semplicità e quel sorriso sulle labbra che lo contraddistingue.

Da calciatore amatoriale a Caldaro, in provincia di Bolzano, nel 2006 Stampfer si è trasformato in atleta partecipando ai Giochi Olimpici invernali di Torino e Vancouver. Quel giovane che sognava di viaggiare oggi è uno che "va al limite": nella vita, nello sport e sui monti. Con il monosci o con la sedia a rotelle. E ci mostra che, con un po’ di informazione e buona volontà, la montagna è accessibile a tutti. Com’è messo l’Alto Adige? Stampfer è pronto a scommetterci: in Europa siamo quasi un modello.

La prima domanda ce l’ abbiamo sulla punta della lingua: le montagne sono ripide e accidentate. Che significa renderle accessibili a tutti?
Dunque, va chiarito che nella mia condizione sarebbe impossibile raggiungere una vetta. Posso fare escursioni lì dove ci sono sentieri ampi, adatti anche per le gite in famiglia con passeggini, quindi innanzitutto le escursioni in malga, come ad esempio all’Alpe di Siusi, alla malga di Villandro o di Rodengo. Nella maggior parte dei casi si tratta di strade forestali; non è possibile che sentieri ripidi e accidentati a 3000 metri vengano spianati per noi.

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In vetta con lo Swiss Trac

Eppure ci sono delle bellissime immagini di te sotto le Tre Cime. Quali ostacoli hai dovuto superare per arrivarci? 
Il sentiero era abbastanza ampio ma molto accidentato e questo era il primo ostacolo. L’apparecchio che ho usato funziona solo fino a una certa ripidezza e conformazione del territorio.

Sono semplicemente una persona che ama mettere alla prova i propri limiti, a cui piace sperimentare. A volte la mia ragazza protesta proprio perché voglio sempre provare qualcosa di nuovo.Sono uno scapestrato. Bisogna tener presente che già la sedia a rotelle in sé rappresenta un limite. Quindi a maggior ragione oggi mi metto alla prova. Michael Stampfer, atleta paralimpico

Quindi hai usato un apparecchio specifico per raggiungere la vetta?
Esatto. Si tratta di un apparecchio elettrico che permette di poter fare escursioni in montagna. Si chiama Swiss Trac, è prodotto da una ditta svizzera e funziona solo entro certi limiti di ripidezza. Ad esempio il sentiero fino alle Tre Cime è stato fin troppo impegnativo anche per il Trac, infatti hanno dovuto tirarmi i miei amici.

Funivie prive di ostacoli

Le funivie in Alto Adige sono prive di barriere architettoniche? 
Mi vengono subito in mente la funivia di Racines e dell’Alpe di Siusi. La Plose meno, dove ho avuto bisogno di aiuto. Tuttavia lì il personale è gentilissimo, mi hanno sempre aiutato. All’Alpe di Siusi non ci sono ostacoli né per salire né per scendere. Per questo è una delle migliori mete escursionistiche per me. Comunque a volte mi è accaduto di incontrare dei limiti andandomene in giro da solo.

Quali limiti?
Sono semplicemente una persona che ama mettere alla prova i propri limiti, a cui piace sperimentare. A volte la mia ragazza protesta proprio perché voglio sempre provare qualcosa di nuovo. In alcuni casi è lei a fermarmi. Sono uno scapestrato.

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Una testa calda

Metti ancora alla prova i tuoi limiti?
Assolutamente. Bisogna tener presente che già la sedia a rotelle in sé rappresenta un limite. Quindi a maggior ragione oggi mi metto alla prova.

Come è stata la prima volta sul monosci? Qual è stata la difficoltà maggiore?
L’ostacolo più grande è la paura. Ovviamente anche mantenere l’equilibrio non è facile, è molto diverso rispetto agli sci. Fortunatamente essendo già molto sportivo prima dell’incidente sono riuscito a imparare in fretta.

Proprio questo mi interesserebbe, la tua storia. Ce la racconti? Immagino che ce la si passi male prima di accettare questa nuova condizione di vita.
Devo ammettere che nel mio caso le cose sono tornate ad andar bene abbastanza in fretta. Nell’autunno del 2002 lavoravo come carpentiere in attesa della stagione invernale in cui avrei lavorato come maestro di sci. Durante il mio ultimo giorno di lavoro cominciò a piovere; sono scivolato dall’impalcatura e precipitato. Ho perso conoscenza per un po’ e quando sono tornato in me ho notato subito di aver perso la sensibilità alle gambe. In ospedale a Bolzano mi dissero che sarei stato portato in Austria, per essere sottoposto a una visita specialistica. Ero convinto che lì mi avrebbero rimesso in piedi; non avrei mai pensato alla paraplegia. Purtroppo mi dissero subito che avrei passato il resto della mia avita su una sedia a rotelle. Fu uno shock. In quel momento per me restare su una sedia a rotelle significava perdere tutto. Cosa avrei dovuto fare, dipendere da mia madre o da un infermiere per il resto della mia vita? Non potevo che vederla in questo modo. Poco prima di Natale nel 2002 mi venne assegnato un fisioterapista. Mi chiese quale fosse il mio obiettivo: gli risposi che era camminare di nuovo. Mi fece capire subito che con la paraplegia non sarebbe stato possibile. Ma avrei potuto avere una vita autonoma del tutto regolare: guidare, vivere solo, fare sport, avere una famiglia ecc...Fu un sollievo. Allora mi posi come obiettivo di partecipare subito alle Paralimpiadi. Con molto esercizio imparai a salire in auto, mettermi a letto, e anche a superare qualche gradino. Una volta sono rimasto bloccato al terzo piano senza cellulare e con l’ascensore rotto. Sono sceso con la sedia a rotelle. Tutto è possibile.

Si dice che nulla succeda per caso. Ti viene in mente qualcosa che è migliorato in seguito all’incidente?
L’incidente ha cambiato molte cose. Prima ero un calciatore incallito. Ma con la partecipazione alle Paraolimpiadi come sciatore ho girato mezzo mondo, dalla Corea al Sud America. Se non fosse accaduto sarei rimasto sempre in paese a giocare a calcio. Sono stato privato di qualcosa ma ho ricevuto altro in cambio.

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Montagne prive di barriere architettoniche


Torniamo alle montagne. Devi informarti sui percorsi da fare forse ancora più rispetto al normale. Come scegli le tue escursioni?
M’informo chiedendo a colleghi che sono come me su una sedia a rotelle. In aggiunta guardo le escursioni sul sito sentres.it e a volte mi affido alla fortuna facendo un percorso a caso.

C’è anche una app appositamente sviluppata. Si chiama Alto Adige per tutti…
Si la conosco. È davvero ben fatta. Tuttavia lì sono indicati percorsi facili, passeggiate per lo più.

Fare sport è importante per te o in generale per le persone con disabilità?
Lo sport è importante e per le persone con disabilità lo è ancora di più. Azioni quotidiane come alzarsi, salire in auto si svolgono diversamente rispetto a prima, quindi è sicuramente un aiuto essere in buona forma fisica. Se pesassi quindici kili in più sarebbe tutto certamente più complicato. La mia libertà di movimento sarebbe decisamente più limitata.

Anche in questo caso credo dipenda tutto dalla forza di volontà…
Sì, dipende dalla propria volontà. In Alto Adige esiste anche un gruppo sportivo per persone con disabilità, in cui facciamo insieme diversi sport come hockey, tennis e sci alpino. Presto inizieremo anche a fare ping-pong.

L’Alto Adige è una destinazione alpina in cui non si vuole solo fare trekking. Di cosa si ha bisogno affinché persone con disabilità possano andare ancora più in alto? Cosa si può fare ancora in tal senso?
Devo ammettere che la situazione in Alto Adige è piuttosto buona. Ho viaggiato e visto com’è in altri Paesi. Certamente ci sono delle piccolezze da migliorare qua e là. Ad esempio la maggior parte dei problemi si presentano nelle abitazioni private. Nel pubblico la situazione è abbastanza buona. Sono andato spesso a fare trekking in Austria e penso che l’Alto Adige in confronto sia un passo più avanti. Qui in ogni valle ci sono percorsi che potrei fare anch’io. Si potrebbe solo dire di voler arrivare più in alto e penso che sarebbe senz’altro utile produrre un prospetto dei percorsi adatti allo Swiss Trac.

Intervista: Gabriele Crepaz e Dora Vannetiello