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luglio 2016

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Il contadino

Reinhold Messner, con l’aiuto della figlia Magdalena, gestisce sei musei e un maso autosufficiente.

Incontro Reinhold Messner al campo base. No, non sono certo salita sull’Himalaya e non sono nemmeno andata in Patagonia. Mi trovo a Castel Firmiano, a Bolzano. Questo è il suo campo base dal 2006. Da qui Reinhold Messner amministra i suoi sei musei, dando atto a tutta la sua creatività. Stringo la sua mano destra, la stessa mano con cui ha conquistato tutti e 14 gli ottomila della Terra. Penso immediatamente a tutte le rocce che ha scalato, alla meraviglia del mondo visto da lassù, a tutti i paesaggi solitari che ha attraversato. Che emozione. Ma non è di questo che parleremo oggi. Le sue imprese sono cosa nota. Oggi desidero conoscere meglio un altro lato di questa straordinaria persona.

Il suo lato più autentico, forse. 

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Reinhold Messner affascina persone in tutto il mondo. Lui, le sue montagne, le sue idee, i suoi musei, le sue storie.

È magro e non è molto alto. Ma appena inizia a parlare, ecco che si erge in tutta la sua grandezza. La riconosco immediatamente. 

Nel 1983 ha acquistato Castel Juval. Desiderava condurre una vita da contadino autosufficiente?

Reinhold Messner. Vivere in modo autosufficiente è sempre stato essenziale per me. Non è certo un modello che ho inventato io. Desideravo realizzare a Juval un maso autosufficiente perché io sono cresciuto vivendo questo mondo. Mi ha sempre entusiasmato. Di tanto in tanto oggi vengono organizzate a Juval delle “vacanze al maso”, ma se dovesse mai arrivare una carestia, il maso potrebbe tranquillamente garantire la sopravvivenza dei gestori e di tutta la mia famiglia allargata. Contando i miei fratelli, le loro mogli e i loro figli, siamo una cinquantina di persone. In passato, la vita era così. In un grande maso vivevano insieme più generazioni e avevano tutto il necessario per sopravvivere: cereali, frutta, verdura, latte, carne e legna. Certo, sono consapevole, oggi quella del maso autosufficiente è un’idea un po’ utopistica…

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Veduta dall'alto di Castel Juval.

Castel Juval

Sorge su un sito preistorico, fu costruito da Hugo von Montalban nel 1278. Seguirono numerosi cambi di proprietà e nel 1540 venne acquistato dalla famiglia Sinkmoser, che lo portò al suo massimo splendore. Successivamente il castello cadde in rovina e nel 1913 venne acquistato dall'olandese William Rowland che lo restaurò in modo esemplare. Negli anni della seconda guerra mondiale iniziò una nuova fase di abbandono. 

Con l'arrivo di Reinhold Messner nel 1983, Castel Juval tornò a vivere. È abitazione privata della famiglia Messner e museo. Annessi al castello ci sono l’azienda agricola Unterortl e il maso Oberortl.

Sulla Sua tavola quindi non manca mai un pezzo di Juval?

(Ride). È così. Ad esempio carne di yak e speck. Devo ammettere che mia moglie è molto brava. Prende tutto ciò che le è utile dal maso di Juval. Fa marmellate e conserve di verdure. Trascorriamo spesso i mesi estivi a Juval, così possiamo avere in tavola sempre qualcosa di buono. E gli stessi prodotti vengono ovviamente serviti anche agli ospiti della trattoria. 

È riuscito a realizzare il suo desiderio. Oggi oltre al castello, residenza di famiglia, a Juval sono operativi un’azienda agricola e un maso. I gestori pagano l’affitto?

No. Mi pagano con i prodotti della terra. Va bene così. Non mi serve un’entrata economica dai masi, desidero piuttosto che funzionino bene. Dall’azienda agricola Unterortl ad esempio riceviamo il vino, un ottimo vino regolarmente premiato anche da Gambero Rosso. È giusto che i contadini siano liberi di decidere cosa coltivare e abbiano la loro libertà. Chiedo solo che tengano un certo numero di animali, che falcino il prato e che si prendano cura del paesaggio. Desidero che venga tramandata la cultura contadina altoatesina.

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"Come possono sopravvivere insieme le persone?" Si chiede Messner. Il Museo di Castel Juval prova a dare una risposta.

Sediamo all’ombra delle mura di Castel Firmiano. Mi carico dell’energia di questo luogo antico. Nascoste tra le mura scorgo particolari statue, figure sacre provenienti sicuramente da luoghi molto lontani. L’autostrada passa proprio sotto al castello, ma non si sente nessun rumore. Ho nelle orecchie solo il piacevole cinguettio degli uccellini. I vispi occhi azzurri di Reinhold Messner risaltano incorniciati dai folti capelli brizzolati. Ha molto da dire, molte esperienze da raccontare. Ma spesso è il suo animo politico ad emergere. Vuole far riflettere le persone. 

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“Le regole della vita contadina non possono essere dettate da chi vive in città”. Reinhold Messner desidera che la politica ascolti di più i contadini.

Il suo habitat ideale è sempre stato la montagna. Si sente più alpinista o contadino?

Oggi per me è più naturale definirmi contadino di montagna, piuttosto che alpinista. Anche se non vivo quotidianamente la vita contadina. Non spacco la legna, mi manca il tempo e sto invecchiando, ma mi sento contadino. Sono sempre stato legato al mondo rurale e ho a cuore le problematiche dei contadini. Il costo del latte ad esempio, è un tema che mi tiene molto occupato. Se scendesse sotto i 40 centesimi al litro, gli allevatori altoatesini non potrebbero più sopravvivere nei loro masi. 

Lo ripete spesso: i contadini sono fondamentali per la nostra terra.

Assolutamente. Con il popolamento delle aree montane, l’uomo ha guadagnato un importante tesoro e lo deve tutelare. Non importa che sfrutti la montagna per realizzare una pista da sci o per ricavare la legna dei boschi. I contadini devono poter lavorare e devono essere sostenuti. Lo sfruttamento del territorio montano deve essere visto come qualcosa di positivo, non come un atto di distruzione. 

“Contadino di montagna” è la sua professione. Quella riportata sulla sua carta d’identità. È il secondo di nove fratelli, figlio dell’insegante del paese. È cresciuto in Val di Funes, un’isolata valle dell’Alto Adige. È sempre stato affascinato dalla vita contadina. “Ogni maso era una sorta di Stato nello Stato – mi racconta Messner –. I contadini avevano tutto il potere“.

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Magdalena Messner con il padre. “Quello trascorso a Juval è stato il periodo più bello della nostra infanzia” ricorda la giovane. Ha studiato storia dell'arte ed economia. Oggi lavora come autrice e coordinatrice dei Messner Mountain Museum.

I musei di Reinhold Messner 

“6 milioni di turisti arrivano ogni anno in Alto Adige. Sono tutte persone con una certa affinità per la montagna” spiega Reinhold Messner. I suoi sei musei sono tutti dedicati alla montagna e alla sua cultura e si integrano alla perfezione con il territorio locale: “Rubo il paesaggio” dichiara Messner. Una domanda centrale accomuna tutti i musei: “Quale significato ha la montagna per l’uomo?”. Ma non solo, i musei di Messner sono anche delle vere e proprie opere architettoniche.

MMM Corones”, a Plan de Corones, a 2275 metri di altitudine  è dedicato alla disciplina regina dell'alpinismo: Il Trad Adventure Alpinism. “MMM Firmian” è il cuore del circuito museale creato da Messner, sorge tra le antiche mura di Castel Firmiano. “MMM Juval” è arroccato sulla collina di Juval in Val Venosta ed è dedicato al mito della montagna. “MMM Ripa” è dedicato alle genti di montagna e “MMM Ortles” espone la più vasta collezione di vedute dell'Ortles. “MMM Dolomites” racconta la storia dell'esplorazione e dell'alpinismo nelle Dolomiti.

Castel Juval e Reinhold Messner, sembrate fatti l’uno per l’altro. Come è avvenuta la scelta di questo luogo?

Ho iniziato la mia ricerca già nel 1978. Volevo comprare un maso in Val di Funes, dove sono nato, ma non ci sono riuscito. Ho guardato molti luoghi. Anche un casello in Val Venosta che però era fuori dalla mia portata economica. E proprio mentre rientravo dalla visita di quel castello, ho visto Juval. Sono sceso dalla macchina e ho fermato un passante. “Cos’è quello lassù” ho chiesto incuriosto. “Ah, nulla di interessante” mi ha risposto.

E proprio questa risposta immagino l’abbia spinta a proseguire…

Probabilmente si. Ho iniziato a salire, ad un certo punto la strada non era più percorribile in macchina. Sono sceso e ho proseguito a piedi. Sono entrato passando attraverso un buco nel muro. Le finestre erano tutte sprangate, il pavimento era coperto di erbacce. Guardai fuori e vidi nel cortile dei cedri dell’ Himalaya. Per me fu tutto immediatamente chiaro.

Sono completamente catturata dal suo racconto. Reinhold Messner riuscì ad acquistare il castello. Il proprietario, di cui non vuole sverlarmi il nome, desiderava che la tenuta fosse presa in mano da un altoatesino. E da qualcuno capace di rivalorizzarlo. Oltre al castello, gli offrì dopo qualche anno anche i masi adiacenti. Messner non aveva nemmeno 40 anni, ma le spedizioni cominciavano a diminuire e la consapevolezza continuava ad aumentare. 

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Castel Juval. Il numero dei visitatori dà ragione a Messner. Nessuno credeva potesse raggiungere un tale successo. “Il mio concetto di museo si è sviluppato oltre quanto pensavo inizialmente” spiega Messner.

A Juval nel 1995 nacque il Suo primo museo?

C’è stato prima una specie di “mercatino delle pulci”, un piccolo museo a Solda con una curiosa collezione. Poi è arrivato il museo di Juval. E non mi stanco di ripeterlo: non esiste in Alto Adige posto migliore. Juval è perfetto. E visto che il risanamento del castello è stato un vero successo, la politica mi ha dato fiducia e ho potuto realizzare un museo anche a Castel Firmiano. Qualcosa che nessuno aveva mai concretizzato prima. Juval mi ha dato il coraggio di continuare ad elaborare il tema della montagna. I rischi sono sempre molto elevati, ma è una grande soddisfazione riuscire a risanare un castello e farlo “rivivere”.

È molto determinato, mantiene salde le sue posizioni. È così che ha potuto raggiungere i suoi successi, nei diversi ambiti della sua vita. E le difficoltà non sono mancate e credo non manchino nemmeno oggi. “Le resistenze mi hanno fatto crescere” afferma durante la nostra chiacchierata. 

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Statua di Shiva nel cortile interno di Castel Juval. La raccolta è un’attività naturale dei contadini. “Io sono un collezionista appassionato” racconta Messner. Ha raccolto esperienze, arte e conoscenze che oggi sono diventate delle belle storie da raccontare.

Non si è mai lasciato intimorire dalle resistenze? Ce ne sono state parecchie  in questi 25 anni, da quando ha iniziato ad aprire i Suoi musei…

Non ho nulla contro le resistenze. Le montagne sono resistenze. E devo anche ammettere che devo la grandezza dei miei musei anche proprio alle resistenze che ho incontrato. Cito Goethe: “Con le pietre che trovi sul tuo cammino, puoi costruire qualcosa di straordinario”. Quando ho comprato Juval, vi arrivavano 10 turisti all’anno. Oggi ne conto 50.000.

Nella sua vita ha fatto davvero molto. Grandi imprese. Quando si mette in testa di fare qualcosa, Reinhold Messner arriva sempre fino in fondo. E ce la fa. Piuttosto bene direi. Ha reso abitabile un castello ridotto in rovina, ha avviato con successo i masi annessi Oberortl e Unterortl. Ha risanato Castel Firmiano e il Castello di Brunico, sostiene attivamente i contadini della Val Venosta. Ha creato un ciclo museale di sei tappe. È un custode della tradizione ma allo stesso tempo anche un grande innovatore, lungimirante, determinato, autonomo. Ama raccontare storie, le sue storie. E scrive libri, “solo uno all’anno” mi dice con un po’ di rammarico.  Ha imparato a trovare e a seguire la sua strada, come alpinista e come contadino di montagna.

Reinhold Messner: alpinista, politico, contadino di montagna 

Reinhold Messner è nato nel 1944 in Val di Funes, in  Alto Adige. Già all’età di 5 anni scalò insieme al padre, insegnante del paese, la sua prima vetta, 3.000 metri. Conclusi gli studi si è dedicato completamente all’alpinismo e all’avventura. Come arrampicatore, alpinista ed esploratore dei poli e dei deserti, ha sempre infranto nuovi tabù. Per oltre quarant’anni ha esplorato i confini del mondo vivendo e raccogliendo esperienze straordinarie e uniche. Dal 1994 al 2004 si distinse per il suo impegno politico come parlamentare europeo per i Verdi.

Oggi si dedica ai suoi 4 figli e insieme alla figlia Magdalena gestisce i suoi musei della montagna. È particolarmente impegnato nella salvaguardia e nella promozione della cultura contadina. Attraverso la sua fondazione, la Messner Mountain Foundation, porta aiuti alle popolazioni povere di montagna di tutto il mondo.

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Sua madre descriveva così Reinhold Messner: “Coraggioso e vulnerabile. Già da piccolo sognava di diventare contadino”.

Potrei chiacchierare con lui ancora per ore e ore. Gli pongo ancora un’ultima domanda: 

Ha un desiderio da esprimere Signor Messner?

La sua voce diventa morbida, trasmettere tutta la sua preoccupazione. Il suo desiderio di cultura si fonde con quello personale. “Mi auguro di cuore che mia figlia Magdalena possa continuare a sostenere i musei. E so che non è affatto facile mantenere in vita un museo” ammette.

Testo: Valentina Casale
Foto: Alex Filz
Video: Alexander Schiebel