I protettori dei masi

Conservare la bellezza del territorio: per salvare i masi in Alto Adige ci sono schiere di architetti. E contadini.

  • novembre 2015

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I protettori dei masi

Conservare la bellezza del territorio: per salvare i masi in Alto Adige ci sono schiere di architetti. E contadini.

Per un contadino maso significa casa, per un turista che vede l’Alto Adige per la prima volta è un segno distintivo del paesaggio, per un architetto può diventare l’occasione per ridar luce e splendore a una struttura ormai abbandonata agli effetti del tempo e delle intemperie... Sia che viviate in grandi città, sia che, come me, veniate dalla campagna (ma da quella in pianura) forse non avrete grande affinità con la parola maso - Bauernhof in tedesco. Spiegare cos’è un maso per me comporta una scelta: c'è la strada semplice (e riduttiva) o quella complessa (e ricca). Se scegliessi la strada facile, vi nasconderei un interno mondo. Non intendo farvi questa ingiustizia, quindi andiamo a capo e ricominciamo.

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Ogni maso storico è un pezzo di storia altoatesina. Un maso è una casa, un riparo, una scultura. Per il contadino che lo abita è quasi un suolo sacro: lui a quella terra si è votato. Certo ci sono masi anche a valle, ma quelli più coraggiosi stanno su pendii di montagna. E sono bianchi, fatti solo in legno, pietra e calce, i materiali che vengono direttamente dall’ambiente circostante. Abbandonare un maso significa rinunciare a un pezzo del passato storico dell’Alto Adige, mentre risanare e ristrutturarne uno significa anche riconoscere il valore dell’architettura rurale.
 
La pensano così anche Gotthard e Stefania Rainer, del maso Infanglhof della stretta Val di Fosse in Val Senales. L’abitazione in legno esisteva da circa duecento anni, quando, nel 1919, una valanga l’ha distrutta quasi completamente, lasciando miracolosamente illesi gli inquilini. In tempi recenti la famiglia Kofler-Rainer ha deciso di ristrutturare la vecchia casa, ma non senza qualche accorgimento per proteggersi dalle slavine. Da anni l’intera famiglia lavora in prima persona alla ristrutturazione e grazie al loro impegno e intuizione oggi il maso Infanglhof è ancora lì, al civico 10, più bello e forte di prima. Il lato esposto a monte è rinforzato da un muro a prova di valanga. Persino i vicini, che inizialmente storcevano il naso, hanno dovuto ricredersi. Nel 2014 alla famiglia Kofler-Rainer è andato il premio di riconoscimento ITAS per il risanamento e la ristrutturazione operata al proprio maso; per questo abbiamo voluto fare qualche domanda a Gotthard e Stefania, artefici di questa riuscitissima ricostruzione.

alto adige suedtirol balance infanglhof

Ostinato senso di casa

Gotthard, Stefania, cosa vi trattiene qui?
Gotthard: Il sentirsi a casa. Forse per generalizzare si può dire che per un contadino il legame con il suolo è molto più forte rispetto a chi vive in un paese o in città. Per me sarebbe un problema non essere qui, in questa costruzione di legno che ha un ostinato senso di casa.

Cos’è l’ostinato senso di casa?
Gotthard: È quando soffia il vento e la casa crepita. Lo senti. È quando fa caldo e le travi scricchiolano. Io sono un patito del legno, mi fa sentire a casa.

Significa che lei e la casa vi conoscete bene.
Gotthard: Sì, in qualche modo.
Stefania: Nella vecchia casa sapevi già quando aveva nevicato, ancora prima di alzarti dal letto, perché di notte già sentivi che il legno iniziava a scricchiolare per la nevicata.


Chi fa da sé..

All’inizio dei lavori sapevate già di voler ristrutturare oppure avete considerato la possibilità di costruire da capo una nuova abitazione? 
Gotthard: Per me non c’è mai stata alcuna alternativa. Sempre e solo ristrutturare. Mi sarei pentito se non avessi ristrutturato. Già prima casa nostra era molto bella, una casa in legno strutturale. Il carattere della casa e soprattutto la vecchia stube sono rimasti intatti. Ristrutturare è stato un lavoro durissimo e impegnativo. Bisogna immaginarsi che le mura erano tutte inclinate e il pavimento saltato. Se non avessimo fatto così tanto da soli sarebbe stato troppo costoso. Ho fatto calcolare a un falegname il costo della nostra pannellatura: ci sarebbe costata 20.000 € mentre a noi ne sono bastati 3-4.000. 
Stefania: All’inizio abbiamo fatto richiesta di sostegno alla provincia, perché ci troviamo su un terreno con un altissimo rischio valanghe. Ci è stato offerto supporto per la costruzione a patto che costruissimo altrove, in una zona priva di rischio. Allora io e Gottfried siamo stati molto uniti, abbiamo detto che questo era fuori discussione. Non avremmo mai lasciato questa casa. Io l’ho avuta in eredità e non voglio essere la prima a lasciarla. Quando abbiamo deciso di costruire il muro come protezione dalle valanghe le persone in paese hanno scosso il capo. Oggi invece approvano. 

Avete coinvolto un architetto? Come l’avete scelto? 
Gotthard: Mi ha aiutato nel progetto un collega dell’ispettorato forestale di Silandro, dove lavoro anche io. Gli ho chiesto se voleva curare la ristrutturazione. Era il suo primo grande progetto. Ha disegnato il piano ma durante i lavori abbiamo apportato molti cambiamenti perché abbiamo visto che facendo diversamente le cose venivano meglio. Avevo buoni carpentieri e ottimi muratori, con un buon istinto. Abbiamo fatto insieme modifiche al progetto e avuto nuove idee.

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Ideare, progettare, realizzare

Quali erano le vostre idee principali?
Gotthard: Quando abbiamo iniziato nel mese di marzo la priorità era rendere la struttura pronta a resistere all’inverno. Terminare la coibentazione, finire il tetto e la stalla per gli animali, che sarebbero tornati a inizio novembre.
Stefania: Avevamo paura che arrivasse una valanga, perché già aveva nevicato molto.
Gotthard: Demolendo il tetto della stalla, è successo che abbiamo notato che i pannelli isolanti in legno. Mi è venuto in mente che avremo potuto usarli, senza sapere bene né come né dove. L’anno dopo abbiamo ristrutturato le pareti della casa e ho pensato di usare il vecchio legno del tetto. Ne ho parlato con il carpentiere e quella sera stessa con un programma 3-D abbiamo creato il progetto.

Avete costruito ogni parte poco alla volta?
Gotthard: In realtà continuiamo ancora a costruire. Per me una cosa è finita solo quando lo è completamente. Non bado molto al tempo impiegato, per me il risultato è l’importante. Ovviamente in una casa così vecchia ci sono poi dei limiti. Ad esempio, quando ho staccato le assi del pavimento per ricostruirlo ho notato che l’ambiente era molto più luminoso. Allora ho capito che dovevamo far luce. Sono venuto a sapere di un parquettista che crea pavimenti su tre strati con pannelli radianti. Facendo un preventivo abbiamo scoperto che facendo da soli avremmo speso quanto per un pavimento tradizionale.

Quando si avvia una ristrutturazione, a cosa bisogna rinunciare?
Stefania: Non si pensa a queste cose. Si cerca semplicemente di fare il meglio che si può. No?
Gotthard: Bisogna rinunciare solo al proprio tempo libero. Un progetto del genere divora enormi quantità di tempo nel corso degli anni. Non solo per due o tre mesi.

Probabilmente lei avrebbe contribuito così tanto ai lavori anche nel caso di una nuova costruzione, no?
Gotthard: Probabilmente sì. Ho un debole per le ristrutturazioni, per l’architettura, se l’edificio ha carattere. Quando qualcosa viene ristrutturato o abbattuto vado sempre a dare uno sguardo. E mi metto a pensare a cosa si potrebbe fare.

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Un maso con una storia

Quanto è vecchio il maso?
Gotthard: Non lo sa nessuno di preciso. Sappiamo solo che è stato ricostruito nel 1920 perché nel 1919 è stato travolto da una valanga. Allora i proprietari, avendo un reddito bassissimo, hanno ottenuto un’autorizzazione dal sindaco per poter chiedere aiuto e finanziarsi la ricostruzione. L’allora proprietario dell’Infanglhof è andato a fare la questua di paese in paese.
Stefania: Questa è la lettera con cui andava a chiedere fondi. Ogni comune ha aggiunto un timbro.
Gotthard: Cermes, Lana, Tarces, Laces, Silandro... credo di aver letto persino Termeno una volta! Prima di questa valanga si suppone che il maso avesse già circa duecento anni.

Di solito si dice che bisognerebbe costruire due volte per fare le scelte giuste. A voi com’è andata?
Gotthard: In casa abbiamo fatto le scelte giuste secondo me, mentre il fienile è troppo piccolo. Lo pensavo già in fase di progettazione che avremmo dovuto farlo dieci metri più lungo. Purtroppo ai tempi non abbiamo avuto l’autorizzazione dall’ispettorato. Altrimenti abbiamo fatto tutto bene, non cambierei nulla. Ho cercato di informarmi prima il più possibile, per capire cosa volessi e soprattutto quali materiali. Questo ci ha aiutati nel fare le scelte giuste. A me piacciono le case in legno e le case clima non interessano per niente invece. Il fatto di chiudere tutto ermeticamente e poi far arieggiare tramite un sistema di areazione lo trovo estremo. Invece in una casa vecchia come questa hai dei limiti. La cucina è stata isolata negli anni ’80 dai miei. Se la rifacessimo potremmo certamente isolarla meglio. Sul retro era inutile isolare perché c’è il muro di protezione per le slavine che ha un isolamento esterno. Questo muro esterno qui, invece, non è isolato, perché per farlo dovremmo distruggere tutto il rivestimento in legno. Sono i limiti di costruzioni come queste.

Intervista: Gabriele Crepaz
Immagini: Dora Vannetiello