La rivincita dei lombrichi

Un Conte, centinaia di vigne e moltissimi animali. Come funziona la coltivazione biodinamica alla tenuta vinicola Manincor?

  • ottobre 2016

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La rivincita dei lombrichi

Un Conte, centinaia di vigne e moltissimi animali. Come funziona la coltivazione biodinamica alla tenuta vinicola Manincor?

Ho sempre avuto un debole per questa strada. E vi confesso che anche oggi non si smentisce. La Strada del Vino mi cattura con tutto il suo fascino: un concentrato di ordinati vigneti e cantine. Sarà per le montagne circostanti poco alte, o forse per il lago di Caldaro che si apre a valle, ma sta di fatto che quasi non sembra di essere in Alto Adige… E invece proprio lungo questa strada cresce l’85% dei vigneti altoatesini.

Arrivo a  destinazione: la tenuta Manincor. Svolto dietro ad un imponente muro antico ed ecco un nuovo gradevole regalo per i miei occhi: chilometri di vigne si estendono sgargianti e ordinate a perdita d’occhio, fino a raggiungere il lago sottostante. È una tenuta storica, ha oltre 400 anni.

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Il Conte Michael Goëss-Enzenberg, proprietario della tenuta, mi sta aspettando. Mi stringe la mano con energia. È un uomo elegante, sicuro di sé, ma anche estremamente umile. Leggo nei suoi occhi il desiderio di raccontarmi il suo mondo, la sua passione per la terra, per la natura, per la coltivazione. Accanto a lui la moglie Sophie, una donna di gran classe, solare, concreta. 

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La tenuta Manincor

È una calda giornata, l’estate sembra non voler finire quest’anno. Il Conte Michael Goëss-Enzenberg mi presenta la sua terra: 500 mila vigne su 15 ettari. “Qui coltiviamo 15 varietà di uva e produciamo 16 diversi vini” mi spiega con orgoglio. Altri 15 ettari sono coltivati a meleti, ma complessivamente la famiglia possiede ben 50 ettari di podere, tutti affacciati sul lago di Caldaro.

Improvvisamente un verso. Ma sono galline quelle che ho appena udito? Che ci fa un pollaio tra le vigne? Il Conte sorride. “Galli e galline. E non sono gli unici – mi spiega –. Gli animali sono fondamentali. È la loro anima, la loro presenza a fare la differenza. E sono anche degli abili collaboratori!”.

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Viticoltura in sintonia con la natura 

Ho sentito ovviamente parlare spesso di sostenibilità, di coltivazione nel rispetto dalla natura. Ma qui si va ben oltre. La coltivazione della terra è biodinamica. Una scelta quasi ovvia per il Conte, cresciuto a stretto contatto con la natura. Nato in Austria, ereditò da giovanissimo la guida della tenuta altoatesina.

L’idea del cambiamento per le vigne di Manincor nacque nel 2005 da una chiacchierata con Andrew Lorand, esperto biodinamico, che suggerì una svolta radicale. Nonostante lo scettiscismo iniziale di molti, il 2006 fu il primo anno interamente biodinamico e dal 2009 l’azienda ha una certificazione 100% biodinamica. “Conte, volete mandare tutto in malora?” esordì allora uno dei collaboratori storici della tenuta. Ma dopo il primo raccolto dovette ricredersi. “Facevamo così una volta!” disse. “In passato era normale lavorare con gli animali, si preparava il compost e si prestava attenzione ai ritmi della natura e alle fasi lunari – spiega il Conte –. Poi si è imparato a combattere malattie e parassiti con minor lavoro, ma con maggior impiego di mezzi chimici che uccidono la biodiversità”. Biodinamica significa invece pensare in modo unitario e rispettare la natura con tutti i suoi microorganismi. 

Spirito e lavoro animale 

Il Conte si accuccia sotto una vigna e raccoglie una manciata di terra. Brulica di vita. “In questa mano ci sono più microorganismi di quanti siano gli uomini sulla terra” mi spiega. Formiche e lombrichi producono humus. Le galline smuovono la terra. Le api… beh che dire, senza di loro non ci sarebbe nulla. “Abbiamo delle arnie dietro quei filari” mi dice il Conte indicando alle mie spalle. E poi le pecore. Oggi non le vedo, sono ancora sull’alpeggio. “Si mangerebbero di gusto i grappoli maturi! – spiega sorridendo il Conte –. Le lasciamo libere tra le vigne quando possono mangiare le foglie più basse, che farebbero ombra ai grappoli che devono maturare. E terminata la vendemmia si grattano il dorso sulla vigna, eliminando la corteccia più vecchia”.

Ecco spiegata la presenza degli animali nel vigneto. 

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La natura si cura da sè

La sostenibilità per il Conte e la Contessa Goëss-Enzenberg è un vero e proprio stile di vita. “Ciò che caratterizza il nostro modo di essere nella vita privata è anche il pensiero che ci guida nel lavoro alla tenuta” mi spiegano. Un esempio su tutti è l’omeopatia. “Se funziona per i miei figli, funziona sicuramente anche per le piante” mi racconta la Contessa Sophie. Come potete ben immaginare, qui non c’è spazio per nessun tipo di agente chimico. Infusi e tisane vengono preparati per la famiglia, ma anche spruzzati sulle piante. Tenendo ovviamente conto delle fasi lunari!

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Tisane ed erbe curano le persone e soprattutto le vigne 

#1 Otica: dà vigore ed energia.
#2 Camomilla: calma la pianta dopo una fase di stress.
#3 Equiseto: favorisce la cicatrizzazione.

Il Conte mi guida in una passeggiata tra i vigneti, mi mostra i grappoli. Provo un certo timore anche solo a sfiorarli, sembrano così preziosi. Mi porge un chicco scuro. È ancora acerbo, verrà colto tra qualche settimana. E poi è la volta di un brillante grappolino dorato. “Con questa produciamo il nostro Moscato Giallo” mi racconta il Conte. Lo addento con noncuranza. E sbaglio. Mi blocco. Nella mia bocca esplode un gusto assolutamente magnifico. Fruttato, intenso. Posso solo dirvi che è divino!

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La cantina invisibile 

E le sorprese non finiscono qui. Appena arrivata mi sono subito chiesta dove fosse la cantina, il cuore della produzione del prezioso nettare. Non l’avevo notata. E a dire il vero quasi non la noto neppure adesso, anche se ci sto proprio entrando. Scendo una rampa, l’ingresso è qui sotto. Sto per varcare una soglia assolutamente particolare, sotterranea. Voltandomi prima di entrare, faccio ancora in tempo a notare la residenza storica che sorge a pochi passi da qui, un contrasto interessante.

Un intenso ma piacevole odore di vino mi riempie le narici. Mi trovo in un monolitico di cemento armato. La cantina è raffinata, elegante, ma estremamente minimalista. È opera degli architetti Walter Angonese di Caldaro e Rainer Köberl di Innsbruck.

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Tutti i miei sensi sono all’erta. Questo è un luogo da ammirare con gli occhi, ma anche da apprezzare con l’olfatto, il tatto e l’udito. Il gusto verrà soddisfatto più tardi. È fresco qui. Mi trovo dentro una superficie sotterranea di 3.000 mq che sale in altezza di altri due piani. Solo un angolo di questa meraviglia architettonica si estende fuori dal terreno, è un’ampia finestra che fa filtrare luce naturale. 

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Il mio viaggio termina con un po’ di riposo. Mi accomodo su una sedia di legno. Noto il colore rossastro. “Un tempo era una botte per il vino” mi spiega il Conte. Mi offre un calice. Bevo del moscato giallo. Il ricordo va immediatamente al grappolo divino che ho assaporato poco fa.

Testo: Valentina Casale
Foto: Ivo Corrà
Video: Veronika Kaserer