Lo stratega dell'arte

Chi ha bisogno di Facebook e Twitter? In Alto Adige c’è Peter Paul Kainrath per unire persone, arte e finanze.

  • settembre 2015

  • Tempo di lettura: 5'

    Lettura: 5'

% extra alt % % extra alt % % extra alt %
Articolo Articolo Immagini Immagini
Articolo Articolo Immagini Immagini

Lo stratega dell'arte

Chi ha bisogno di Facebook e Twitter? In Alto Adige c’è Peter Paul Kainrath per unire persone, arte e finanze.

Un quartiere di Berlino

Quando parla, Peter Paul Kainrath lo fa velocemente ma con voce ferma. Ci si accorge subito che ha una rigida sequenza di appuntamenti da rispettare. "In Alto Adige abbiamo lingue, generazioni e ceti sociali diversi . I nostri ospiti sanno che attraverso le nostre performance artistiche possono provare qualcosa di nuovo", dice Kainrath e sottolinea che "non bisogna dimenticare che numericamente l’Alto Adige equivale a un solo quartiere di Berlino. Nonostante ciò, oggi all’improvviso abbiamo un’offerta culturale notevole e variegata. Io credo che in pochi possano competere con noi". Nel dirlo, dimentica di sottolineare che questo è anche merito suo.

Al Transart, il festival di arte contemporanea che si tiene ogni anno, Kainrath ha dato i natali nel 2001. È inoltre responsabile del Concorso pianistico internazionale Ferruccio Busoni e dietro le quinte ha gestito anche la Manifesta 7, biennale europea di arte contemporanea che si è tenuta nel 2008 in Alto Adige e in Trentino. Da allora Manifesta, il più importante evento artistico fisso d’Europa, e senza dubbio quello con il maggiore spirito d’innovazione e sperimentazione accanto alla Biennale di Venezia e alla Documenta di Kassel, non l’ha più lasciato andare. Oppure è stato Kainrath a non volerla lasciare? Dal 2009 Kainrath opera inoltre come consulente della Fondazione Manifesta con sede ad Amsterdam. Lo scorso giugno è stata inaugurata la Manifesta 10 a S. Pietroburgo. Nel 2016 partirà quella di Zurigo.

 lau6567

Servizio militare oppure conservatorio in Russia?

In quanto manager della cultura, Kainrath afferma di aver rinunciato a ciò che è strettamente artistico "ma la fase creativa nel mio lavoro è ancora molto richiesta", afferma portando le mani al viso. Per poter capire cosa intende, bisogna conoscere la carriera di Kainrath e per questo è necessario fare un salto indietro negli anni ‘80. A soli ventitré anni Kainrath era uno dei più promettenti pianisti dell’Alto Adige. Andò in Russia, per poter studiare con Viktor Merschanow, successore di Samuel Feinberg al conservatorio Tschaikowsky. "A quel tempo studiare pianoforte in Russia equivaleva più o meno a svolgere il servizio militare", racconta con un sorriso amaro. Dormivano in mezzo agli scarafaggi, per pranzo avevano per una settimana solo arance, poi solo torta glassata e a volte proprio nulla. Tutto ciò l’ha segnato e temprato allo stesso tempo. "Tutto quello che sono in grado di fare oggi, l’ho imparato in Russia tra il 1989 e il 1992: il rispetto del pensiero e dell’intelletto, i valori morali e la fede nell’arte". Oggi dice: "Penso che, nella mia generazione, chi ha sperimentato la fame abbia una marcia in più".

La scena culturale in Alto Adige in dieci anni avrà sviluppato un’eccellenza che avrà una forte voce in Europa. Peter Paul Keinrath, musicista e ideatore del festival Transart

Pubblico perplesso

Mentre i musicisti accordano gli strumenti in sottofondo, Kainrath racconta brevemente come sia arrivato fin qui. Non è stata una strada facile. "Spesso il pubblico era stranito, ma questo fa parte del gioco", dice, sapendo di non poter mai tralasciare lo scopo degli eventi: "Un festival deve sapere esattamente quale ruolo sociale quali obiettivi abbia. Noi vogliamo raggiungere un pubblico curioso e aperto, che superi gli esperti del settore. E il messaggio è: la cultura contemporanea riguarda tutti noi". Anche il pubblico altoatesino sta crescendo di pari passo con l’arte dell’Alto Adige. "Lo stesso Transart è stato possibile solo attraverso gli elementi contemporanei dell’arte", afferma Kainrath mentre i suoi occhi brillano, forse perché sa quanto fondamentale sia il compito dell’arte: "In un mondo che si appiattisce sempre di più, gli artisti mantengono alti valori come verità, prospettiva e profondità".

Officine rombanti

Kainrath si trova in una rimessa ferroviaria, un’officina nella zona industriale di Bolzano che viene ancora utilizzata dalle Ferrovie dello Stato per la manutenzione dei vagoni. Ai lati degli spazi sono appoggiate delle macchine, mentre le rotaie disegnano ramificazioni sul pavimento, una trappola per i tacchi a spillo. Nell’aria c’è un forte odore di olio. Da anni qui si svolgono manifestazioni ideate e organizzate da Kainrath. È stato lui il primo a riscoprire i capannoni industriali come location per la cultura. Come sia riuscito a mettere d’accordo le Ferrovie dello Stato con il mondo della musica si può spiegare solo in questi termini: quando vuole qualcosa ed è convinto che ne valga la pena, Kainrath non si dà pace finché non l’ha ottenuta.
Alcuni musicisti provano l’ultima volta prima del concerto serale, sotto lo sguardo critico di Kainrath. Il concerto sarà insolito. Strepitoso, come spesso avviene durante rappresentazioni contemporanee. Pubblico e musicisti si sentiranno più vicini. I musicisti si chiuderanno in cerchio e poi all’improvviso circonderanno il pubblico dall’esterno. In questo caso quindi non c’è alcun bisogno di un canonico palcoscenico.

Peter Paul Kainrath è uno che fa gruppo. Avvicina le persone, colma i divari tra culture e organizza festival in luoghi impossibili. Quando riposa? Probabilmente mai. Crea il palcoscenico per la cultura dell’Alto Adige. E la mette in scena. Si fa chiamare manager della cultura e si divide quotidianamente tra i mondi opposti dell’arte e dei capitali, ha a che fare con la bellezza e gli intellettuali, così come con i finanziamenti e la pianificazione di eventi. Lo stupore arriva però quando ci si accorge che Peter Paul Kainrath, capelli brizzolati ed elegante abito grigio antracite, riesce a destreggiarsi tra entrambi i mondi come nessun altro. E procura all’arte il suo pubblico.

Concorso pianistico Ferruccio Busoni