La “mamma” delle pecore

La transumanza, la migrazione delle greggi di pecore dalla Val Senales all’Ötztal, è un’antichissima tradizione. La giovane allevatrice Eva Götsch accompagna i suoi protetti nell’impegnativo viaggio attraverso le Alpi.

  • agosto 2019

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La “mamma” delle pecore

La transumanza, la migrazione delle greggi di pecore dalla Val Senales all’Ötztal, è un’antichissima tradizione. La giovane allevatrice Eva Götsch accompagna i suoi protetti nell’impegnativo viaggio attraverso le Alpi.

L’atmosfera al maso Gurschlhof è eccitata. Più di 150 pecore aspettano in un pascolo vicino alla stalla, i loro campanacci suonano vigorosamente. Gli animali sembrano irrequieti. I loro manti sono stati contrassegnati con punti e righe di colore. Sono marcature: così le pecore non dovrebbero andare perse durante il lungo viaggio che stanno per iniziare. È una calda giornata di giugno, è il momento della migrazione annuale delle greggi di pecore, la cosiddetta transumanza. Da Vernago in Val Senales il percorso millenario sale ai 3.019 metri di altitudine del Giogo Basso e scende poi verso i pascoli della malga Niedertalalm nella valle austriaca dell’Ötztal.
Anche Eva Götsch è nervosa. Controlla per un’ultima volta gli agnellini più piccoli: Sono abbastanza forti per questo viaggio impegnativo? “È un po‘ come se fossero i miei bebè, ride imbarazzata la giovane allevatrice, per questo sono contenta che i più piccoli rimangano ancora qui quest’anno. Durante l’inverno, nella stalla stringo un legame molto forte con gli animali e imparo a comprendere le differenze nei loro caratteri.È convinta che le pecore più vecchie avvertano già dove le porterà il viaggio che faranno oggi: Gli animali conoscono la strada. E credo che siano contenti di percorrerla. Alcune pecore del suo gregge partecipano per la decima volta a questo faticoso attraversamento delle Alpi.

La buona pastora del maso Gurschlhof

La vera e propria migrazione delle greggi inizia domani, oggi però il bestiame deve essere portato al punto di raccolta a Vernago. Lì vengono riunite centinaia di pecore; molte provengono dalla val Senales, altre da altre località altoatesine. La maggior parte degli allevatori portano i loro animali al punto di ritrovo usando i mezzi per il trasporto del bestiame. Eva Götsch, la sua famiglia e le loro 150 pecore invece s’incamminano a piedi verso Vernago.

La transumanza in Val Senales

Probabilmente la tradizione della migrazione delle pecore nella Val Senales, in Alto Adige, ha più di 6.000 anni. Ogni anno a metà giugno all’incirca 4.000 pecore raggiungono, valicando il Giogo Alto (2.885 m) da Maso Corto o il Giogo Basso (3.019) da Vernago, i loro pascoli estivi a Vent, nella valle austriaca dell’Ötztal. Nel loro tragitto superano un confine, dei ghiacciai e percorrono 45 chilometri tra le montagne, su sentieri anticamente usati per il commercio e il contrabbando. A partire dal 2011 la transumanza della Val Senales è riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale. A metà settembre le pecore tornano in valle e sono accolte dai pastori con una festa.

Con un forte scampanellio e alcuni aiutanti prende via la processione delle pecore dal maso Gurschlhof, che si trova sul pendio soleggiato all’inizio della Val Senales. Sepp, il padre di Eva, sta in testa, mentre più indietro il gregge segue fiducioso la propria “mamma” Eva. Per arrivare a Vernago, a 1.700 metri di altitudine, bisogna camminare in leggera salita per più di due ore. La giornata si è fatta calda, le pecore arricciano i loro larghi nasi e il loro respiro è pesante. “Siamo rimasti gli unici allevatori ad andare così lontano a piedi con le loro pecore”, spiega Eva. Impiegare un trasportatore di bestiame è fuori questione, anche perché devono portare così tanti animali all'alpeggio.

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Perché un malgaro capo deve reclutare le pecore

Sepp Götsch è a capo dell’associazione agraria della val Niedertal: 21 allevatori che tutti assieme possiedono 6.000 ettari di pascoli nella valle austriaca dell‘Ötztal. Prima del 1919, quando l’Alto Adige passò all’Italia, questo territorio faceva parte della Val Senales. Come presidente e “malgaro capo” Sepp ha da fare tutto l‘anno. Non organizza soltanto la transumanza delle pecore, ma deve anche convincere abbastanza allevatori a portare le loro pecore alla malga Niedertalalm; il presidente viene valutato in base ai risultati, come racconta lui stesso: “Durante l’anno pubblico degli annunci sul giornale e parlo con molti allevatori”. Sepp definisce anche la data della transumanza d’inizio estate in base alle condizioni metereologiche e della neve, cerca dei pastori per i pascoli e una trentina di persone che aiutino nelle due transumanze.

Contare le pecore a Vernago

“Guarda come le pecore seguono ubbidienti Eva”, dice un allevatore visibilmente colpito a un altro, quando Sepp ed Eva raggiungono finalmente il punto di raccolta di Vernago con i loro animali. Subito le pecore vengono suddivise, dato che la mattina successiva affronteranno la salita divise in tre grandi greggi.

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“Alle tre di notte parte il primo gruppo di circa 200 pecore dalla costituzione robusta. Devono essere abbastanza forti da battere un sentiero sulla neve”, spiega Sepp. Un’ora più tardi segue il secondo gregge, il più numeroso. Infine parte per ultimo il gruppo con gli agnellini fino a un mese e mezzo d’età e le loro madri. “Visto che gli agnelli devono essere allattati costantemente dalle madri, ci vuole più tempo”, ha ben chiaro Sepp.

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Sepp è soddisfatto: anche quest’anno sono più o meno 1.500 le pecore che saranno portate ai pascoli dell’Ötztal. Si appoggia allo steccato di legno del recinto e osserva per un po’ Eva, guardando come divide il bestiame assieme a un collega. Che Eva partecipi con entusiasmo lo rende particolarmente felice: “Lavora molto bene con le pecore. A volte mi vengono quasi le lacrime quando vedo quanto si prende cura di loro”. A casa è capitato spesso che Eva e sua sorella Paula abbiano messo un agnellino rimasto senza latte in una cesta piena di paglia accanto al letto e lo abbiano nutrito con un biberon.

La salita delle pecore

Alle 5 di mattina del giorno successivo Eva si mette in cammino per attraversare le Alpi. È tra i pastori dell’ultimo gruppo con quasi 150 pecore e agnelli. L’allevatore di pecore Hans va avanti con passo tranquillo, gli animali lo seguono riuniti in un gregge dagli altri otto pastori. Le pecore vengono invitate ad andare avanti con colpetti leggeri e riportate costantemente di nuovo sul sentiero. L’agnello più giovane ha dieci giorni, ma, valoroso, tiene il passo. Appena arrivati a un quarto del percorso, una pecora deve essere lasciata indietro con i suoi agnellini, gemelli tra loro. I tre hanno la marcatura del maso Gurschlhof. “Non è un problema”, dice Eva, “quando tra due settimane saliremo di nuovo con gli altri agnelli, li porteremo con noi. Nel frattempo anche qui stanno bene.”

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Sempre più in alto sale la colonna di persone e animali, l’aria si fa rarefatta. Bisogna attraversare un torrente di montagna che porta più acqua del solito. Hans, a capo della fila, cerca il posto migliore per attraversarlo. Adesso i pastori sono un po’ preoccupati; per precauzione si posizionano in modo da poter afferrare più a valle gli animali che il torrente potrebbe trascinare con sé. Da un grande masso le pecore balzano sull’altra riva, i pastori aiutano gli agnellini a saltare oltre il torrente.

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Durante la salita attraverso i prati e le pietraie c’è sempre più neve. “Era da parecchio che non se ne vedeva tanta come quest’anno”, osserva Hans, che da anni partecipa alla transumanza. A causa delle fresche temperature d’inizio estate, la partenza è stata posticipata di una settimana. Durante una breve sosta Eva indica la montagna: lassù, sul declivio innevato si snoda il secondo gruppo di pecore, il più grande, come un filo grigio-bianco lungo le serpentine. “Però ‘viaggiano’ rapidamente”, nota uno dei pastori. Qui in Val Senales, infatti, le pecore non camminano in montagna, ma “viaggiano”, come spiega lui stesso.

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Il due per cento è mangiato dalla montagna

L’ultimo pezzo di percorso prima del Giogo Basso, è il più pericoloso. Le pecore devono arrancare in fila indiana attraverso la neve e a pochi centimetri dai loro zoccoli si spalanca il ripido pendio. I pericoli però non sono soltanto sul percorso, ma anche nella zona dei pascoli: “Gli animali sono esposti alle forze della natura”, racconta Eva. „Qui c’è il torrente, la cui corrente alle volte ne porta con sé qualcuna. Alcuni anni fa un fulmine è caduto sul pascolo, così tutto d’un tratto sono morte dieci pecore. Alle volte gli agnellini sono preda del gipeto, dell’aquila o della volpe.” Tra l’uno e il due per cento del bestiame non tornerà a valle: apparterrà per sempre alla montagna.
“La natura selvaggia”, intende Eva scrollandosi le spalle. Eppure è contenta quando il gruppo, dopo quasi sei ore di marcia, raggiunge finalmente il Giogo Basso a più di 3.000 metri d’altitudine. La metà del percorso è fatta e il tratto verso Vent è in discesa e meno pericoloso. „Fra tre ore dovremmo esserci”, dice la giovane allevatrice visibilmente sollevata. Alla baita dei pastori “Schaferhütte” in val Niedertal i suoi genitori stanno già aspettando lei e gli altri pastori – con una cena a regola d’arte.

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Perché tradizione significa anche libertà

La migrazione delle pecore, la transumanza, dalla Val Senales alla valle dell’Ötztal è un’antichissima tradizione, riconosciuta da alcuni anni come patrimonio culturale immateriale da parte dell’UNESCO. “Per me questa tradizione è importante e trovo che sia bello sapere che gli allevatori di secoli fa la vivevano nello stesso modo”, dice Eva. “Certamente il lungo percorso in montagna affatica le pecore, in particolare quando c’è anche molta neve come quest’anno.”

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Nonostante ciò la giovane contadina è convinta che la migrazione faccia bene alle pecore: „Se immagino che per tutta l’estate possono pascolare libere lassù, senza recinzioni e fare quello che vogliono, una cosa molto naturale, penso che sia bellissimo!” Il giorno prima pure il padre di Eva ha raccontato con entusiasmo e orgoglio la lunga tradizione della transumanza, ma ha anche richiamato l’attenzione sulla sua utilità pratica: „Se dovessimo trasportate 1.500 pecore con i mezzi di trasporto per il bestiame sulla strada che porta a Sölden nella valle dell’Ötztal, i costi sarebbero eccessivi. Allora l’allevamento delle pecore non avrebbe più senso; già adesso per la maggior parte degli allevatori è più un hobby che una fonte di reddito.”

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È andato tutto bene?

A metà settembre, quando diventa più freddo e incombe la prima neve, le pecore tornano in Val Senales. Il loro ritorno viene festeggiato con una grande festa. Qualche pecora preferirebbe però tornare a casa prima, come racconta Eva. Le pecore sanno esattamente da dove vengono. A fine estate sentono che presto sarà ora di tornare. Capita sempre che delle singole pecore si incamminino sulla via del ritorno di propria iniziativa. Per questo motivo, da agosto in poi qualcuno al rifugio Similaun sul Giogo Basso deve stare attento e fermare le pecore troppo volenterose. Così al grande rientro in autunno scendono tutte assieme.

Eva parteciperà anche al rientro e conterà le sue pecore. Saranno passati tre mesi da quando molti dei suoi „bebè” hanno intrapreso il viaggio attraverso il Giogo Basso. Per noi poi è sempre interessante vedere se è andato tutto bene, afferma la giovane allevatrice. Tutto è andato bene quando la famiglia Götsch recupera tutte le sue pecore. Eva è fiduciosa: Su all’alpeggio le pecore stanno molto bene. Se un animale sta bene, torna anche in buone condizioni. Ma non si sa mai, si può solo sperare. Lo scorso anno non ne è mancata nemmeno una e questo è proprio bello.
 
Testo: Marlene Lobis
Adattamento in italiano: Roberta Decarli
Foto: MINT Mediahouse
Video: MINT Mediahouse