Quelli della notte

È vero, anche Babbo Natale arriva di notte. Ma i Klöckler più che al nonno in giacca rossa somigliano a spiritelli dispettosi.

  • dicembre 2015

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Quelli della notte

È vero, anche Babbo Natale arriva di notte. Ma i Klöckler più che al nonno in giacca rossa somigliano a spiritelli dispettosi.

A dicembre la notte cala precoce. Il suo manto scuro si fa portatore di stelle luminose, caminetti ardenti e maglioni di lana. In Val Sarentino, le notti d’Avvento portano anche qualcosa in più. Ma solo di giovedì, quando arrivano loro, a destare gli abitanti dei paesini dalle proprie case. Li senti arrivare anticipati da un baccano di metallo e legno e il suono di campanelli.

Grosse figure coperte da maschere si muovono per il paese, bussano alle porte degli abitanti di Sarentino, entrano nelle loro case, gridano per strada, cantano. Lasciarli sull’uscio di casa, porterebbe cattivi auspici. A poco a poco intorno alle figure in paese si forma una folla, incantata dal loro canto. Stregoni? Elfi? Orchi? Attenzione, i Klöckler scendono in città.

Né buoni, né cattivi

"I Klöckler sono figure incerte: non si sa se collocarli nel bene o nel male" afferma l’esperta di storia locale Maria Kröss mentre sorseggia la sua tisana al tavolo di una locanda di Sarentino. Accanto a lei Walter Perkmann, Klöckler e conoscitore diretto di questa insolita usanza natalizia, che spiega: "In passato le maschere servivano a proteggere l’anonimato, poiché il Klöckeln era un modo per chiedere l’elemosina".

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Sí, ma quando è cominciato questo Klöckeln? "Le origini si perdono in tempi antichissimi, tanto che non si hanno fonti certe, è tutto sospeso tra verità e leggende". Le parole di Maria Kröss suonano come l’incipit di un racconto che toglie il fiato. "Per tre giovedì di seguito, durante l’Avvento, i paesini della Val Sarentino sono invasi da questi uomini mascherati – ufficialmente le donne non sono ammesse – che cantano, scorazzano per le strade, urlano, fanno baccano, entrano nelle case degli abitanti. E bevono.

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Tutti i partecipanti devono saper reggere bene l’alcol perché la festa si conclude solo alle quattro del mattino, solitamente presso un maso contadino, dove una generosa cena aspetta i Klöckler". Il Klöckeln è una delle tante tradizioni natalizie dell’Alto Adige che mescola riti pagani e credenze cristiane, un po’ come il Krampus. Una tradizione tramandata da padre in figlio, che si perde nella notte dei tempi, che scatena emozioni ancestrali, "come nel canto del Klöckeln, un canto pagano camuffato da cristiano" afferma Maria Kröss. "In tutto ci sono due canti, entrambi di argomento biblico/cristiano, inni in origine pagani poi resi cattolici quando la chiesa ha assimilato la tradizione del Klöcklen, cristianizzandola".

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Notti di magia


"Klöckeln (dal tedesco anklopfen=bussare) era un’usanza pagana che si svolgeva nella notte dei giovedì d’Avvento. Secondo Maria Kröss, "il giovedì come giorno ha un valore molto particolare: si dice che di giovedì circoli un’energia paragonabile a quella del sabba. E che demoni e streghe possano muoversi e dispiegare le proprie forze". Tra loro, in Val Sarentino, nel periodo d’Avvento si muovono anche i Klöckler, che rievocano in un certo senso le immagini degli spiriti nordici della natura, elfi e orchi.

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"Le maschere sono realizzate esclusivamente con materiali naturali: stoffa, colori, legno, muschi. Io stessa confeziono a mano le maschere per mio marito e mio figlio, ogni anno una maschera nuova", afferma Maria. Quindi lei potrebbe sapere quando gli uomini di casa sono a fare Klöckeln. Alla nostra domanda scuote il capo, "nessuno lo sa, i preparativi tra uomini si tengono in gran segreto mesi prima dell’Avvento. I gruppi di Klöckler si radunano in luoghi insoliti, taverne e cantine, dove possono provare i canti lontani da orecchie indiscrete", racconta Maria. Quindi fanno prove di canto. Chi l’avrebbe mai detto! "In verità saper cantare è una delle componenti fondamentali per poter prendere parte al Klöckeln" precisa Walter Perkmann.

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Dietro la maschera

Intorno al Klöckeln tutto sembra avvolto da una spessa coltre di nebbia. Ogni Klöckler ci tiene a restare anonimo, con annessi tentativi di depistaggio: pur di confondere i propri concittadini, i Klöckler si scambiano orologi ed effetti personali e cercano anche di camuffare la propria voce. Non finisce qui, "spesso si ha l’impressione che ci siano delle donne nel gruppo, che, per camuffare il proprio sesso, tingono le braccia di nero, così da essere meno riconoscibili a causa delle braccia scoperte" racconta la nostra esperta.

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Un alfabeto magico

Gli abiti indossati per il Klöckeln sono quelli tradizionali della Val Sarentino, nello specifico la Tracht dei giorni feriali. Per gli abiti indossati, spiccano soprattutto le figure centrali del Klöckeln: l’uomo (Zusslmandl) e la donna (Zusslweibele). I due saltano fuori alla fine del canto e intraprendono una pazza danza, durante la quale l’uomo tenta in ogni modo di acciuffare la donna. Perché un uomo e una donna? "Le due figure rappresentano la lotta e il contrasto tra inverno ed estate, povertà e abbondanza, cui la donna è un chiarissimo riferimento. L’intera tradizione del Klöckeln è come un alfabeto magico che riprende le tematiche pagane dell’abbondanza delle messi". Dunque la dicotomia inverno-estate viene trasposta nella danza tra uomo e donna.

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"Le origini del Klöckeln sono ormai irrintracciabili". Per chi, come noi, era partito in spedizione per rintracciare la storia di questa strana usanza, è una bella delusione. E mentre loro ballano, cantano, e il piccolo corteo di paesani li segue, ci si dimentica dei perché. Si resta solo immersi nell’atmosfera e ci si lascia incantare dalla litania del canto dei Klöckler.

Testo: Dora Vannetiello
Foto: Alex Filz

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I protagonisti

Chi sono di preciso, non lo sa nessuno. Un gurppo di Klöckler, chiamato Kutt, è formato però necessariamente da questi personaggi:
# Zusslmandl: uomo
# Zusslweibele: donna
# Suonatore di fisarmonica
# Questuante
# Musicisti vari