Intramontabili ricami

Una giovane ex allieva di Max Mara, ha fatto della creazione di abiti tradizionali la propria professione.

  • novembre 2015

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Intramontabili ricami

Una giovane ex allieva di Max Mara, ha fatto della creazione di abiti tradizionali la propria professione.

Immaginate di dover cucire un abito. Non uno qualunque, ma un costume tradizionale. Un abito sostanzialmente rimasto immutato dal 18˚ secolo circa fino a oggi, con una lunga gonna a pieghe, corpetto, ricami, merletti, passamanerie e rifiniture. Tutto a mano, filo dopo filo. Vorreste già rinunciare? C’è qualcuno invece a cui piace: a Bolzano Nadine Lantschner, ex allieva di Max Mara, ha fatto della creazione di questi abiti la propria specialità.

Giovani mani, antichi saperi

"La sfida di creare un costume tradizionale è enorme, perché bisogna fare tutto, davvero tutto, a mano. Ci vuole tanta pazienza ma a me per fortuna non manca". Al vedere Nadine Lantschner, gonna nera in pelle, look casual ma bon ton, al lavoro con ago e filo su un costume tradizionale in pesante lana e velluto, sembra quasi che ci sia qualcosa che non torni. Una stilista che decide di cucire costumi tradizionali, oltre a capi alla moda, sembra quasi un controsenso.

L’atelier di Nadine a Bolzano è un open space luminoso, con stoffe e modelli appesi ovunque. L’ingresso è dominato da un elegante vestito da sera in taffetà appeso a uno specchio. L’attenzione di qualsiasi visitatore è però catturata da un costume tradizionale messo in bella mostra su un tavolo. È un abito piccolissimo, da bambina, preziosissimo nei suoi ricami e merletti. Dettagli così piccoli, eppure fatti a mano. Minuziosi. Millesimali, verrebbe voglia di dire. E perfetti. Non c’è una sbavatura, il tessuto della gonna scende morbido e arricciato, mentre il corpetto è finemente decorato. "Sto preparando i costumi per i bambini che faranno la prima comunione a Collepietra". In Alto Adige si usa così.

Per un solo costume Nadine impiega quarantacinque ore di lavoro. Quarantacinque ore passate quasi sempre in piedi a tagliare, arricciare, ricamare, applicare velluto e arricchire le camicette con il "punto croce della strega". "Fare costumi tipici è incredibilmente soddisfacente, perché non si produce qualcosa che si trova abitualmente nei negozi. I costumi tipici (quelli autentici) si commissionano e si fanno produrre a mano".

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Un gioiello nell’armadio

La passione di Nadine per il suo lavoro è autentica come gli abiti che lei stessa produce. La giovane sarta, prima di tornare in Alto Adige e dedicarsi alla manifattura degli abiti tradizionali, si è aperta a mondi diversi. Dopo un diploma di due anni al Polimoda di Firenze e l’esperienza in un’illustre fucina della moda italiana come Max Mara, ha deciso di aprire un proprio atelier per poi iniziare a cucire anche abiti tradizionali. "Possedere un costume è un piccolo patrimonio, ieri come oggi". Un abito del genere costa circa 2.000 euro. È da sempre così.

Questi costumi erano in passato gli abiti dei contadini. Non per questo oggi hanno meno valore, al contrario. I contadini li indossavano nei giorni di festa, la domenica e durante le celebrazioni più importanti. Per ottenere il privilegio di indossare questi abiti, ricchi in fattura, i contadini altoatesini hanno dovuto a lungo patire. Fino al '600 potevano, infatti, indossare solo gli abiti che erano in grado di produrre da sé, per cui solo lana, loden in primis, lino o pelle nei toni della terra e del grigio. Il meraviglioso mondo dei colori era loro precluso perché esclusivo appannaggio della nobiltà e del clero. Niente nastri, niente toni forti per il popolo, mentre il blu era "reale", ossia a uso esclusivo del sovrano perché prodotto con il costosissimo lapislazzuli. Solo sotto la sovrana illuminata Maria Teresa d’Austria si verifica una prima apertura nelle regole d’abbigliamento: nel settecento finalmente le divisioni sociali iniziano a ridursi e maggiore libertà viene concessa conseguentemente nel vestiario anche ai contadini. Bisogna attendere però l'800, affinché si verifichi una totale emancipazione dei costumi dei contadini. Da allora la "Tracht"(il costume tradizionale) appartiene al popolo. E il popolo ne è stato geloso custode fino a oggi.

I costumi tradizionali non sono soggetti a mode e gusti. "Si può imparare a fare un abito del genere solo creandolo, e cercando di intuire di volta in volta la tecnica giusta". Soprattutto per i bambini non ci sono dei modelli precostituiti: questa è stata indubbiamente la sfida maggiore per Nadine che, ciononostante, nel suo atelier fino a oggi ha confezionato più di venti abiti tradizionali per i bambini di Collepietra in Val d'Ega. Ogni comune, a volte persino ogni frazione, in Alto Adige ha il proprio costume tipico. Colori, decori, merletti, ricami e manifattura sono specifici e non modificabili per ogni zona.

Alcune gonne sono plissé, altre più o meno ondulate sul retro, altre ancora bicolori. "Per le onde c'è un segreto", ci spiega Nadine "una stoffa speciale quadrettata che funge da guida per creare le pieghe a mano. Faccio arrivare questa stoffa dall’Austria appositamente per i costumi tradizionali. Non potrei mai fare le pieghe con la macchina, non sarebbe la stessa cosa". E poi la tradizione vuole che si faccia a mano tutto. "Vuoi mettere la soddisfazione del risultato? ", dice compiaciuta Nadine. Il suo sorriso è radioso.

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"La cosa più importante di un costume tradizionale è come cade lateralmente. Deve essere perfetto. È per questo che va cucito tutto a mano su misura". Per un solo costume sono necessarie quattro o cinque prove durante la creazione. Molto dipende anche dalla complessità dell’abito. "Quello di Fiè allo Sciliar è molto semplice, mentre quello di Collepietra è più complesso, potendone anche scegliere il colore del corpetto: prugna oppure avorio". Le gonne sono in lana, solitamente in toni scuri, nero o marrone, ma ci sono anche costumi in cui la gonna è in due colori. La camicia è invece rifinita in pizzo - anticamente fatto a mano - oggi quasi sempre a produzione industriale, sebbene nella tradizionalissima Valle Aurina, ci siano ancora delle donne che tessono a mano il prezioso lavorato. Non solo le gonne, anche i corpetti cambiano di valle in valle: occhi esperti sarebbero in grado di riconoscere la provenienza di un costume anche semplicemente in base ai motivi delle cuciture sul retro del corpetto.

"Guarda qui sul velluto, dove è quasi invisibile, ci sono dei ricami a zig-zag. Invisibili ma richiesti, perché così è il motivo tradizionale dell’abito", racconta Nadine. Le lunghe ore di meticoloso lavoro per produrre queste piccole opere d’arte non sembrano pesarle affatto. Racconta tutto con leggerezza e il sorriso sulle labbra. Di queste creazioni la giovane stilista apprezza soprattutto l’ottima fattura delle stoffe. E preferisce di gran lunga cucire questi abiti piuttosto che quelli nuziali perché "I tessuti in poliestere degli abiti nuziali seccano le mani, mentre i morbidi filati utilizzati per i costumi tipici no".

Nadine è anche ansiosa di andare avanti e di mettersi alla prova con altri costumi tipici. "Il prossimo abito che ho in commissione è un costume tradizionale di Bolzano". A svelarle qualche segreto di questa antica arte è stata la signora Rosa. "Chi? ", chiedo. "La signora Rosa. Ha cucito più di cento costumi tradizionali diversi". Un’istituzione in fatto di costumi dell’Alto Adige. "Quando ho cucito il primo abito tradizionale ho avuto qualche difficoltà iniziale. La signora Rosa guardando il mio lavoro mi ha detto: Nadine queste cose dovresti conoscerle bene!.. hai studiato moda!".

Ma i costumi tradizionali non sono soggetti alle regole della moda. La loro manifattura è unica, la loro bellezza intramontabile.

Testo: Dora Vannetiello
Immagini: Alex Filz

Non si può saltar dentro un costume tradizionale come si farebbe con un paio di jeans. Uta Radakovich, autrice del libro Costumi tradizionali dell'Alto Adige/Südtirol