settembre 2015

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Il fascino della divisa

35 coraggiosi volontari mettono a rischio la propria vita per il bene della comunità.

È notte fonda a Eores. Una notte fresca. Pur essendo metà aprile, qui a 1.500 metri sul livello del mare, il termometro non segna più di sei gradi. La luna piena illumina le cime dolomitiche dell’Odle di Eores. Nello stesso tempo un alto faro dei pompieri illumina un autoveicolo rovesciato. Una voce gracchiante emette ordini da un altoparlante mentre una decina di uomini in divisa scura si danno da fare: sciolgono cavi, sistemano funi, spostano cubi in legno lungo una ripida discesa.

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Sugli attenti. I vigili del fuoco di Eores all'inizio di un'esercitazione.

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Al servizio degli altri

"Quella di oggi sarà un’esercitazione tecnica", avevano detto poco prima. Ora sappiamo cosa significa: intervenire in un incidente. I vigili del fuoco di Eores devono tenersi pronti all’intervento. "Per questo teniamo un’esercitazione al mese". I più giovani, che fanno parte del gruppo che partecipa alle competizioni con gli altri comuni dell’Alto Adige, si esercitano in aggiunta 3 volte ogni settimana. "Accanto a queste esercitazioni standard abbiamo anche quelle straordinarie di inizio anno, quelle autunnali e altre con le associazioni di volontariato dell’Alto Adige come la Croce bianca o il Soccorso alpino". Essere volontari nei vigili del fuoco di Eores non può certo dirsi un’attività da tempo libero.
 
L’Alto Adige è una delle regioni con uno dei più alti tassi di volontari in Italia. In Alto Adige 151.800 persone si dedicano ad attività di volontariato, ossia una persona su quattro. Nella provincia di Bolzano entrare a far parte di un’associazione di volontariato sembra quasi banale. "Succede così: hai degli amici che entrano in un’associazione e finisce che ti ci ritrovi anche tu. O almeno così è stato per me con i vigili del fuoco", racconta Gottfried Frener, il più anziano membro dei vigili del fuoco di Eores. "Ho cominciato a 16 anni e sono membro attivo da ormai 40 anni", prosegue. Suo fratello, Josef detto "Sepp", è anche lui volontario. Con orgoglio, dal 1979. E oggi ricopre la carica di vicecomandante.

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Il veterano, Gottfried Frener...

Il rigore e le regole sono importantissimi in un’associazione socialmente attiva come i pompieri. "I nostri uomini pur di aiutare sono disposti a tutto. Ma quando l’allarme scatta e si deve correre sul luogo dell’incidente l’adrenalina è davvero tanta. Se non c’è qualcuno che impartisce gli ordini e ogni volontario non è ben consapevole del proprio ruolo, delle proprie mansioni, è molto probabile che l’intervento fallirà. Per questo la disciplina è importante", spiega il vicecomandante del gruppo volontario di Eores mentre con dedizione e impegno undici uomini effettuano l’esercitazione. "Volontariamente puoi solo entrare e uscire dall’associazione. Fintantoché sei dentro la parola d’ordine non è non volontà ma dovere". Già il dovere. L’imperativo morale che ogni giorno contraddistingue la vita dei pompieri di Eores.

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...e la giovane leva, Aron.

#2

Sangue freddo

La necessità di un intervento può giungere in qualsiasi momento. Quando la ricetrasmittente suona bisogna essere sul luogo nel più breve tempo possibile, per questo la reperibilità e l’affidabilità sono elementi irrinunciabili per essere volontari. Soprattutto qui a Eores, un comune con condizioni "estreme" per certi punti di vista. Perché Eores è distante da qualsiasi centro abitato più popoloso della Valle Isarco - da Bressanone ci si impiega circa mezz’ora, percorrendo una stretta strada alberata. Il centro più vicino, Sant’Andrea, è delle stesse dimensioni di Eores. Per questo i pompieri del comune, che conta 650 abitanti, devono essere totalmente autonomi e attrezzati per qualsiasi evenienza. Un camion e due mezzi più altre infinite attrezzature, dai nomi sconosciuti ai non addetti ai lavori, permettono ai volontari di Eores di poter intervenire sia nel caso di un allarme di livello 1 (come canna fumaria in fiamme) che in uno di livello 6 (incidente stradale con più di un ferito). "È incredibile pensare che per un ferito anche una sola persona dei soccorsi possa fare la differenza. A patto che si sappia esattamente cosa fare, dal primo istante" afferma il vicecomandante Frener.

Parole d’ordine dei volontari: saper cosa fare, essere pronti in ogni situazione. Adesso gli uomini di Eores sistemano gli idranti e indossando le maschere antigas, mentre da un garage proviene del fumo. Iniziano ad aprire la porta poco alla volta, spruzzando acqua solo per qualche secondo. "Questa è la fase più delicata negli interventi sugli incendi. Bisogna far uscire poca acqua alla volta per raffreddare i gas del fumo, altrimenti potrebbe verificarsi una detonazione. Quest’operazione con l’idrante va effettuata almeno tre volte prima di poter penetrare l’edificio", ci spiega il vicecomandante Frener. In ogni intervento vanno applicate tutte le conoscenze tecniche acquisite. Sempre.

"È fondamentale che gli uomini lavorino in tranquillità durante gli interventi. Per raggiungere questo scopo c’è solo un modo: esercitarsi". Attraverso le innumerevoli esercitazioni i volontari imparano a padroneggiare perfettamente le diverse attrezzature e apparecchi in modo che sappiano esattamente come usarli negli interventi reali. Solo se si riduce il rischio di errore, i soccorsi riescono perfettamente. "Le esercitazioni servono anche a imparare a comportarsi adeguatamente in relazione al tipo di intervento da eseguire", sostiene il vicecomandante Frener. "Inoltre, ogni anno partecipiamo a corsi di formazione e di aggiornamento che abbracciano diversi ambiti, dalla logistica, alle emergenze, alla condotta durante gli interventi, a specifiche attrezzature come gli esplosimetri. In realtà molte delle conoscenze si acquisiscono partecipando alle esercitazioni più che teoricamente, attraverso il contatto e il confronto con gli altri".

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Esercitazione. Il salvataggio di un ferito.

Sebbene l’età media dei pompieri volontari di Eores sia di circa trent’anni, ci sono volontari di tutte le età e persino cinque membri onorari. Quando si parla di anzianità di servizio è Gottfried Frener l’esperto. E infatti riprende la parola: "Si può essere membri attivi dai 17 ai 65 anni. È giusto che i giovani accettino anche i più anziani e gli anziani i giovani, perché noi trasmettiamo loro conoscenze ed esperienze e così possono acquisire la giusta routine nelle attività di soccorso". Il reciproco scambio tra fasce d’età così diverse è ciò che più colpisce nelle associazioni di volontariato altoatesine. Il rapporto tra giovani e adulti all’interno delle associazioni di volontariato non è affatto impari, al contrario. Qui il nonnismo non esiste. Il rispetto bisogna guadagnarselo.

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#3

Volontari, sin da giovani

Rispetto e onore. "La gente del paese apprezza il nostro lavoro", aggiunge Valentin Oberhauser, uno tra i più giovani volontari e membro del gruppo speciale che partecipa alle gare con i pompieri di altri comuni altoatesini. D’altro canto la vita in alta quota è da sempre contrassegnata da una forma particolare di altruismo e di reciproco soccorso che oggi prende forma anche nelle innumerevoli associazioni di volontariato dell’Alto Adige. A queste altezze e in condizioni così "difficili" le persone hanno presto imparato che la più grande ricchezza è poter contare sugli altri. "L’associazione dei Vigili del fuoco di Eores è molto recente. Ufficialmente è stata fondata nel 1956 ma prima di allora era già operativo un gruppo di uomini che in maniera autonoma si occupava dei soccorsi in via ufficiosa" racconta il vicecomandante Frener. Dove la macchina statale era carente lì hanno sopperito le persone. Ancora oggi è così, infatti a Eores l’iniziativa privata è ancora adesso incredibilmente importante. Il senso di mutuo soccorso che regna in questa parte delle Alpi emerge sentendo parlare i volontari: "Sappiamo che nel privato dobbiamo essere molto organizzati e precisi. Non possiamo rischiare di dover chiamare i soccorsi per delle nostre disattenzioni o mancanze. Siamo consapevoli che ognuno tra noi volontari ha già un bel da fare in famiglia e a casa", dice Gottfried. Molti di loro hanno vite intense e un lavoro lontano, quasi sempre a Bressanone, da conciliare con l’attività di volontariato nei pompieri.

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Operazioni di soccorso. Coordinamento e rapidità sono fondamentali.

"Quest’anno abbiamo già preso parte a 37 interventi. Di norma in un anno sono venti in media", afferma un volontario sulla quarantina, occhiali e capelli rossi. Nel 2013 i vigili del fuoco di Eores hanno effettuato 11 soccorsi, per un totale di 88 ore di lavoro e l’impiego di 58 uomini. Considerando la mole di lavoro e l’incredibile numero di esercitazioni, viene da chiedersi cosa spinga tutti loro, soprattutto così tanti giovani, a entrare nei pompieri come volontari. "Quando ho cominciato mi è sembrata la cosa più normale del mondo", afferma Aron, che, con diciassette anni appena, è il più giovane del gruppo. "Ho sempre assistito e preso parte a qualche intervento durante piccoli incidenti. Inoltre qui conosco tutti". Lo dice come se non facesse nulla di speciale, come se non mettesse in pericolo la propria vita e non rischiasse di ritrovarsi ad aiutare un ferito che potrebbe essere il suo migliore amico. "Quando cresci in un piccolo comune e conosci tutti è normale volersi impegnare per essere d’aiuto", afferma Gottfried Frener, quasi volesse completare la frase del giovane Aaron.

Le associazioni di volontariato sono specchio della società. Sepp trova che "i vigili del fuoco siano un’associazione aperta. Fino a cinque anni fa anche una donna, mia figlia, era parte integrante del gruppo", finche non è diventata mamma. "Era totalmente parte attiva negli interventi e perfettamente integrata nel gruppo. A differenza di altre associazioni di volontari noi non richiediamo che siano almeno due donne insieme a fare richiesta d’ingresso, va benissimo anche una sola".

"Noi vogliamo che i giovani siano parte attiva. E loro hanno capito l’importanza di far parte di un’associazione", prosegue il vicecomandante Frener. I giovani non deludono le sue attese, a giudicare dai visi giovani e glabri che spiccano tra i volontari.

Testo: Dora Vannetiello
Immagini: Alex Filz