I cacciatori di luce

Le loro fotografie non dicono bugie. Barbara organizza tutto, ma proprio tutto. Kurt cattura il tempo e trasforma la luce in opere d’arte. Una foto? Tre giorni di lavoro.

  • ottobre 2018

  • Tempo di lettura: 4'

    Lettura: 4'

% extra alt % % extra alt % % extra alt %
Play Video
Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini
Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini

I cacciatori di luce

Le loro fotografie non dicono bugie. Barbara organizza tutto, ma proprio tutto. Kurt cattura il tempo e trasforma la luce in opere d’arte. Una foto? Tre giorni di lavoro.

"Ma questa immagine è vera o ritoccata?" Kurt Moser, questa domanda proprio non la sopporta. Ha lavorato per 30 anni come Director of Photography, realizzando documentari per le maggiori emittenti televisive internazionali, ha girato il mondo. All'inizio con una telecamera analogica, poi con una digitale. Ed è allora che le cose hanno cominciato a cambiare. Il mercato è diventato sempre più esigente. Tutti chiedevano di essere rapidi ed economici. "Mi sentivo come parte di una catena di montaggio – racconta Kurt – Giravo e consegnavo il lavoro al montatore. E poi subito a pensare alla scadenza successiva. Il più delle volte non avevo idea di cosa venisse fatto del mio lavoro, lo consegnavo e lo perdevo. La qualità era un requisito passato in secondo piano".

Il ritrovamento di Baby... E di Barbara 

Doveva cambiare. Voleva cambiare. E il cambiamento è arrivato grazie ad un ritrovamento. Anzi due. Il primo con Baby, così Kurt chiama una splendida macchina fotografica a soffietto del 1907 scovata da un fotografo. Il secondo con Barbara Holzknecht, esperta produttrice video che conosce da oltre 20 anni e con cui ha già portato avanti numerosi progetti.

suedtirol altoadige lightcatcher 12

Baby l'ha catturato all'istante. È bella davvero, affascinante. "Ci ho messo mesi a restaurarla e a capire come utilizzarla al meglio. Non volevo esporla in un museo. Volevo usarla" racconta Kurt. Baby ha trovato il suo posto in un meraviglioso atelier situato a castel Campan, edificio del 1268 a Caldaro, messo a loro disposizione dal Conte Michael Goëss-Enzenberg. Sarà per la presenza di Baby o per l'ambientazione carica di fascino e antichità, ma varcando queste mura, pare di fare un salto nel passato. Il tempo si dilata, guardi e cerchi la luce con occhi diversi.

Opere d’arte di luce 

Una volta restaurata Baby, il vero problema fu quello di trovare un supporto su cui imprimere le immagini che poteva realizzare questa antica macchina fotografica. La soluzione arrivò da una foto. Un'opera assolutamente unica che conquistò Kurt.

1
1

Ambrotipia

Questa tecnica è l’origine della fotografia. Sviluppata nel 1850 da Frederick Scott Archer, permette di catturare su lastre di vetro nero la luce ultravioletta, solitamente invisibile all'occhio umano. Prima dell’utilizzo le lastre vengono rivestite con un’emulsione di collodio e poi sensibilizzate in un bagno di argento. Vengono poi impresse in una macchina fotografica a soffietto. La lastra ancora bagnata viene sviluppata in una camera oscura e l’immagine viene poi fissata con una resina. Ecco ottenuta la fotografia.

L’arrivo di Lady in Red

Baby, con il formato 50x60, è perfetta per i ritratti, ma non per i paesaggi esterni. E quindi, dopo aver superato innumerevoli prove di abilità, a Kurt e Barbara se ne presenta una nuova. Hanno imparato ad usare Baby, hanno scovato in Boemia uno degli unici produttori rimasti al mondo che produce vetro nero, hanno miscelato il collodio fino a trovare la formula perfetta per preparare le lastre, hanno scoperto quanto un solo secondo in più possa modificare l’intero risultato di sviluppo di un’immagine… E poi hanno costruito insieme a Simon e Andreas, due ragazzi dell’istituto tecnico Max Valier di Bolzano, una nuova macchina fotografica a soffietto. Si chiama Lady in Red. È come Baby, ma più grande.

suedtirol altoadige lightcatcher 9

Ma le difficoltà non sono ancora finite. “Una volta impregnata nel collodio e immersa nell’argento, la lastra deve essere sviluppata entro 5 minuti – spiega Kurt –. Se si asciuga, perdo tutto”.

suedtirol altoadige lightcatcher 18

La nascita di Lightcatcher

Kurt e Barbara condividono una nuova sfida, mettono in piedi Lightcatcher, un progetto assolutamente unico. Con l’antica tecnica dell’ambrotipia, immortalano con immagini uniche, irripetibili e durature, la bellezza delle Dolomiti, Patrimonio Mondiale UNESCO e dei loro ultimi abitanti, contadini veri, autentici. Queste spettacolari opere d’arte verranno esposte nel 2020 al museo della fotografia di Berlino. La loro impresa non è facile né a dirsi, né a farsi… Più la raccontano, più c'è da restare a bocca aperta.

seceda

Sono immagini uniche e irripetibili. Ogni secondo, grado di temperatura e percentuale di umidità, fa la differenza. Una volta sviluppate, le lastre sono il positivo dell’immagine, non il negativo e non possono quindi essere riprodotte, né tanto meno modificate, alterate, ridotte o ingrandite. Sapientemente illuminate emergono nella loro tridimensionalità, come sculture. Suscitano autentico stupore. Si rimane increduli ad osservarle, e ancora di più nel conoscere la lunga storia che accompagna ognuna di queste opere.

Una squadra imbattibile

Kurt Moser è l’artista. Dalle sue abilità nascono spettacolari opere d’arte di luce. Barbara Holzknecht invece è la project manager. Fa quadrare i conti, organizza l’impossibile. Ma non solo. Trascorre ore tra le montagne e i suoi paesi. Cerca i volti migliori, gli scorci perfetti per catturare la bellezza e la maestosità delle Dolomiti. “Permettere a Kurt di fotografare paesaggi o ritratti, richiede a me di affrontare problematiche molto diverse” spiega Barbara con un sorriso. Il furgone, che è anche camera oscura, deve essere parcheggiato perfettamente in piano. Lady in Red, la grande macchina fotografica a soffietto, è pesante e difficile da trasportare, deve essere piazzata esattamente nel punto in cui nascerà la foto, non lontano dal furgone.

suedtirol altoadige lightcatcher 16

“La fotografia nasce nella mia mente giorni prima – spiega Kurt –. Adatto il collodio con cui bagno le lastre in base al risultato che voglio ottenere e poi definisco l’inquadratura, tenendo conto che la macchina fotografica non potrà essere spostata e non potrò usare lo zoom”. E convincere i contadini non è certo più semplice. “Sono persone che hanno almeno ottant’anni, provate solo ad immaginare la difficoltà di convincerli a lasciare il maso e venire in macchina con me… – racconta Barbara –. Per molti di loro, rivedere la città dopo molto tempo, è un vero e proprio viaggio e pranzare con noi al ristorante è un lusso assoluto!”

suedtirol altoadige lightcatcher 4

Testo: Valentina Casale
Video: Miramonte Film/Elisa Nicoli
Foto: Ivo Corrà