Come a piedi nudi

Sentire il terreno sotto i piedi, ricongiungersi con la natura e ritrovare l’equilibrio. In Alto Adige si può.

  • settembre 2016

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Come a piedi nudi

Sentire il terreno sotto i piedi, ricongiungersi con la natura e ritrovare l’equilibrio. In Alto Adige si può.

Non capita spesso di incontrare persone con una bellissima storia di successo alle spalle, ma allo stesso tempo tanto umili e semplici da far sentire quasi in imbarazzo chi le ascolta.

È il caso di Robert Fliri, 37enne originario di Naturno in Val Venosta, che nel 1998, all’epoca studente di design a Bolzano, ha inventato quello che poi sarebbe presto diventato un prodotto di successo a livello internazionale.

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E io e il mio compagno abbiamo avuto la fortuna di passare una giornata in sua compagnia, provando la sua invenzione proprio nella terra che l’ha ispirata.

Ci diamo appuntamento nell’hotel dove abbiamo pernottato, il grazioso Garni Sylvanerhof alle porte di Naturno, saliamo sul suo furgone e fin da subito si palesa il lato più umile di Robert. Mi confessa che nonostante le numerose interviste ancora non si è abituato – e mai si abituerà – all’obiettivo di una macchina fotografica o telecamera puntata sul volto.

Siamo in Val Venosta, una delle zone con meno precipitazioni di tutte le Alpi orientali, e che vanta infatti oltre 300 giorni di sole all’anno, ma questa mattina si è svegliata con un cielo grigio e le cime delle montagne sono ricoperte da una fitta nebbia che rende il paesaggio quasi surreale. Ma il pensiero positivo di Robert emerge immediatamente: “Mi piacciono le montagne con le cime nascoste dalla nebbia, perché così non rimani abbagliato dalla bellezza del panorama, e hai più tempo per dare la giusta attenzione ai dettagli della natura che ti circondano, a sentire il terreno sotto i tuoi piedi”.

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E con queste belle parole che vibrano felici nella mia testa, ecco che avviene il mio primo approccio con le Five Fingers, calzature sportive ideate da Robert e prodotte dalla Vibram, azienda italiana con sede in provincia di Varese che produce suole di gomma e in particolare scarpe adatte alla montagna. La loro caratteristica principale, ovvero il fatto di essere come guanti per i piedi, è proprio ciò che mi mette in difficoltà inizialmente: ho un quinto dito ribelle e non ne vuole proprio sapere di entrare nella calzatura. Dopo alcuni tentativi però, ecco che scivola al suo posto e la sensazione che provo è stranissima.

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Scendo dal furgone e inizio a camminare. È come essere scalzi: il piede alleggerito dalle solite calzature da montagna con suole spesse sembra quasi stranito e manda al mio cervello dei segnali prima di disorientamento totale e poi di benessere.

Robert inizia a camminare a passo spedito lungo il sentiero che ci porterà sul “suo” Monte Sole, uno dei più grandi e bei motivi – insieme alla sua splendida famiglia naturalmente – per cui ha scelto di non andare via da qui, nonostante il successo e la posizione di rilievo ricoperta in Vibram come curatore del brand Five Fingers a livello internazionale.

E non fatico a comprendere come mai non abbia rinunciato alla sua terra in nome della carriera. Qui tutto è bellissimo.

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Le rocce sul Monte Sole poi accumulano calore che riesco piacevolmente a percepire grazie alle calzature geniali che indosso. E questo grazie alla sua particolare posizione geografica, che tra l’altro offre un clima ideale per una fauna e flora unica nel suo genere: circondata da un terreno che in alcuni punti è arido, noto che vi crescono alcune specie di piccole piante grasse, e Robert mi dice che qui vivono animali rari come per esempio il ramarro.

Il concetto che sta alla base delle Five Fingers è semplice: proteggere il piede senza isolarlo dal terreno. E questa sensazione di piedi scalzi aiuta a ritrovare una corretta postura, a stimolare muscoli e tendini, facendoli lavorare così come vuole la natura.

Con questa scarpe cammino su cuscini di muschio, rocce in granito, prati, mulattiere piene di sassi, sentieri creati dall’uomo costruiti come muretti a secco. Il tutto in perfetta libertà, senza alcun fastidio.

E più saliamo di altezza e più mi carico di un’energia positiva, a stretto contatto con la natura, circondata da paesaggi plasmati dall’uomo ma in perfetta armonia con l’ambiente. La stessa armonia ed equilibrio che ritrovo in me stessa.

Dopo circa 4 ore di camminata – con alcune soste per scattare fotografie e dissetarci– arriviamo a 1300 metri di altezza. Qui ci sono la funivia Unterstell di Naturno – che ci riporterà a valle in appena 5 minuti, dopo un delizioso pranzo nel Maso Unterstell – e la piattaforma panoramica Unterstell, che noi snobbiamo dato che abbiamo avuto modo di godere di panorami senza dubbio più belli e naturali durante la nostra escursione.

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Infine una chicca: rientrati a valle, abbiamo avuto la fortuna di conoscere il Robert Fliri papà, tra un caffè e una passeggiata tra le vie di Naturno, ed è stata l’esperienza nell’esperienza: premuroso e attento, ma allo stesso tempo capace di educare lasciando la giusta libertà alle sue due bimbe bellissime. E scalze, naturalmente.

Testo: Valentina Macciotta
Foto: Valentina Macciotta e Domenico Cosenza

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L'autrice

Valentina è orgogliosamente sarda, ma vive e lavora a Milano come freelance esperta di comunicazione online. Le sue passioni per i viaggi, la fotografia e l'enogastronomia sono tutte racchiuse nel suo blog www.enogastronovie.it e sui suoi profili social dove è conosciuta come @macciottina.