settembre 2015

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Mafe de Baggis e Filippo Pretolani

La costante delle loro vite è il cambiamento. Mafe de Baggis e Filippo Pretolani ci spiegano cosa significa uscire dalla palude.

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Filippo Pretolani (alias Gallizio) cofondatore di Pleens
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[gallizio] Accordature. Improvvisi per macchine (da scrivere). Il cambiamento è subitaneo, ma mai improvviso. Non è mai consigliato ricostruire, si fa e basta. La mia è la storia di un ragazzo (e poi di un un uomo) assolutamente normale. Una storia come tante. Chi non mi conosce scopre in rapida sequenza che ho fatto il liceo scientifico, ho studiato Economia all'Università, fatta in casa come la pasta, poi qualche anno da ricercatore, un impiego in banca, due figli, casa in affitto, famiglia monoreddito. Tutto ovvio, tutto molto banale, no? Eppure sono sempre stato considerato diverso, uno un po' matto, borderline. Sarà per questo che nessuno si è poi stupito più di tanto quando, arrivato a un certo punto, ho smesso questi panni e mi sono messo a vivere la mia, di vita. È come se avessi preso atto della mia natura profonda, l'avessi finalmente assecondata, come era normale che fosse. Ma quindi era prima che non ero normale?

[Noi] Un segreto che ci siamo sorpresi a imparare: scoprire è molto meglio che cercare. Unica condizione: accettare di non essere in controllo. Non è facile da mandare giù, ma forse è meglio saperlo: non siamo e non possiamo essere totalmente in controllo delle nostre vite. Ma accettarlo è un cambiamento totale. Ogni giorno è una piccola deriva dei continenti, fatta di percezioni e piccoli slittamenti di senso. Nei sensi. Col corpo capisco. Fidarsi di andare dove stiamo andando, anche se non sappiamo esattamente dove sia. In palio ci sono le nostre vite. Per avventura. Scopriremo di essere lì, approdati lì, illesi e (rischio dei rischi) felici.
 
Testo: Mafe de Baggis e Filippo Pretolani
Immagini: Gabriele Ferraresi

[Mafe] Quando ero all'università all'uscita dall’esame di economia aziendale abbiamo, come sempre, confrontato le risposte al test a scelta multipla. Ce n’erano un paio a cui io avevo risposto diversamente da tutti gli altri, che mi guardavano infastiditi e con un po' di compatimento mentre insistevo che le risposte giuste erano le mie. Poi uscirono i risultati e indovinate un po'? Avevo ragione io. Da allora ho imparato che a volte i pazzi contromano in autostrada sono davvero gli altri. Solo a volte però, riuscire a capire quando fa la differenza tra la testardaggine e la cecità.

[gallizio] Cambiare vita è un'attitudine, non una scelta. Altrimenti saremmo così impegnati a pensarci da non iniziare mai. Non ci sono mai le condizioni per il cambiamento, non siamo mai pronti: il cambiamento ha luogo, prende tempo e si fa spazio. Non ci sono riferimenti, né gerarchie prestabilite, solo inclinazioni, possibilità, soglie, passaggi praticabili. Io sono gli altri, gli altri che accolgono questo mio cambiare. Muto!

[Mafe] A me non piace che mi si dica "non". I "no" li tollero abbastanza bene, i "non" mi irritano perché in realtà non lo sappiamo mai davvero come va a finire. Non si può fare? Non è mai stato fatto prima. Non funziona così? Non ha mai funzionato così. Non è mai successo? L’unica cosa che a me non è mai successa è che le cose andassero come normalmente vanno.

[Noi] Non sai mai chi sono, ma darei la vita per diventare il tuo prossimo me stesso. Essere uno in due, senza chiudersi rispetto agli altri. Il fuori conta, il fuori è in gioco dentro di noi ma solo se lo lasciamo entrare. Come? Accordandosi l'un l'altro/a, accordandogli un'apertura. Servi tu di passaggio. Chiudersi al conflitto, aprirsi all'altro, essere il dentro del fuori. Inclusi gli esclusi. Per sintonia, Essere in due, essere in ascolto, essere accolti alla pari: mai assolti, mai accoliti. E il mistero più grande: custodire il fuoco della fuga, tenere viva la libertà di amare. Non ci sono segreti e tutto è per un soffio.

[gallizio] Questa nostra infinita capacità di rimodularci, di accordarci alle cose che cambiano in noi, a noi che insinuiamo il cambiamento nelle cose e nelle persone. Nel 2000 mi sono imbattuto nella storia di Pinot Gallizio. Una storia importante, talmente decisiva per me che non bastava raccontarla, dovevo viverla. E cambiarla. Sono passati quasi quindici anni. Gallizio sono io, talmente io che mio figlio seienne dice: "il mio papà si chiama Filippo di nome e gallizio di cognome, anzi: gallizioLAB". Non puoi solo cambiare la tua vita, può succedere che tu cambi la vita di altre persone, dopo  che l'han finita (?) di vivere. Non si finisce mai di cambiare vita.

[Noi] Non c’è stato un momento in cui abbiamo "cambiato vita": ce ne sono stati tantissimi, forse possiamo dire che l’unica costante delle nostre giornate è il cambiamento. Come coppia l’unica cosa che abbiamo davvero in comune è un istinto fortissimo verso la felicità, il benessere, l’aria fresca: per noi fermarci a lamentarsi è impossibile. Chi si lamenta della palude in cui si trova in realtà vuole restarci o affogarci: è una scelta di vita come un’altra, perché tirarsi fuori afferrati al proprio codino, come il Barone di Munchausen, è sempre possibile. Se non si può cambiare la realtà si può cambiare il proprio modo di viverla.

Fuori dalla palude [Mafe] Avevo 24 anni quando dissi al mio fidanzato di allora che volevo lasciare l’agenzia di pubblicità in cui lavoravo per fare la freelance. Lui mi disse "ma sei pazza, ma chi te lo fa fare, hai un lavoro, ringrazia il cielo, ma hai idea di quanto è difficile cavarsela da soli?". Lui non lo ha mai saputo, ma in quel momento ci siamo lasciati: me ne sono andata mesi dopo, ma la nostra relazione non è sopravvissuta alla sua incapacità di capire che per me la libertà era un progetto di vita compatibile con il lavoro, il guadagno, la carriera. Non un sogno o una fuga, ma al contrario la concretizzazione di quello che volevo fare davvero: cambiare le cose, dalle più piccole a magari un giorno quelle grandi.

[Mafe] Quando ero all'università all'uscita dall’esame di economia aziendale abbiamo, come sempre, confrontato le risposte al test a scelta multipla. Ce n’erano un paio a cui io avevo risposto diversamente da tutti gli altri, che mi guardavano infastiditi e con un po' di compatimento mentre insistevo che le risposte giuste erano le mie. Poi uscirono i risultati e indovinate un po'? Avevo ragione io. Da allora ho imparato che a volte i pazzi contromano in autostrada sono davvero gli altri. Solo a volte però, riuscire a capire quando fa la differenza tra la testardaggine e la cecità.

La questione non è tanto che noi, usando il cervello, produciamo le nostre storie, quanto che il nostro cervello, usando le nostre storie, produce noi. David C. Dennet

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Filippo Pretolani (Gallizio) cofondatore di Pleens

Chi sono

Posseduto dal demanio, dopo dieci anni di corporate communication ho rotto le acque e partorito gallizioLab, laboratorio di sperimentazione concreta sulla frontiera delle narrazioni digitali, curiosa di storie, vite ed esperienze, ma anche uno studio di consulenza di marketing e innovazione editoriale. Con Accurat e Mafe de Baggis sto curando pleens, piattaforma di luoghi, storie, vissuti, emozioni e ricordi.

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Mafe de Baggis è consulente di comunicazione freelance

Chi sono

Scarsamente orientata nello spazio e nel tempo, intimamente convinta di essere minuta nonostante la stazza da cestista, pasticcio su muri, carta e hard disk da quando ho capito che, perché si possa leggere in pace e a lungo, qualcuno deve prendersi la briga di scrivere. Lavoro per liberare le energie delle aziende e delle persone mettendo ordine nel loro modo di comunicare, di raccontarsi, di entrare in relazione con gli altri.