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settembre 2015

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La scelta dei Barbini

Dalla grande città alla vita di montagna. Due famiglie, una italiana e l'altra belga, hanno fatto questa scelta di vita.

I primi hanno acquistato un rudere e ne hanno fatto la propria dimora. Gli altri hanno lasciato una città portuale  per i monti della Val Venosta e oggi brindano a una nuova vita. Con il proprio vino. Il sogno bucolico. In tanti lo inseguono, in pochi lo realizzano. Stefano Barbini, insieme a sua moglie Giorgia e ai suoi tre figli, è stato uno dei pochi coraggiosi a realizzarlo. Radicalmente. La famiglia Barbini ha lasciato senza rimorsi la vita grigia tra gli alti palazzi di Roma per abbracciare quella verde dei pascoli altoatesini. Un maso di montagna è stato il loro rifugio e l’inizio di una nuova vita, poi un porto sicuro per gli amici di famiglia. Infine è diventato un resort di lusso, il San Lorenzo Mountain Lodge. "Ormai siamo talmente abituati a questa vita che pensiamo sia normale.  Quando ci scontriamo con altre realtà, siamo sempre più fieri di aver fatto questa scelta", afferma Stefano Barbini.

#1

Il momento della scelta

"Prima o poi arriva il momento nella vita in cui vanno fatte delle scelte importanti". Ce lo dice, così, sorridendo, la belga Hilde Van den dries, quando la incontriamo nel suo regno, la piccola dimora Calvenschloessl in Val Venosta. Tre anni fa Hilde ha deciso di trasferirsi in Val Venosta mollando lavoro e carriera ad Anversa.

Entrambe le famiglie Barbini e Van den dries hanno deciso come vogliono vivere. I primi hanno lasciato una carriera nel mondo della moda e gli agi della capitale, gli altri le proprie radici ad Anversa. Cosa hanno guadagnato? La vita che desiderano.

Prima o poi nella vita giunge il momento di fare scelte importanti. Hilde van den Dries, linguista e viticoltrice

#2

Nuova vita

Dalla città all’aria rarefatta di queste altitudini. Il passo non deve essere facile. Quel che è certo è che Stefano Barbini è riuscito ad abituarsi perfettamente alla vita in alta quota, sino a riplasmarla su misura per se stesso. "Contadino sì" dice, "ma light". Eppure, lui sa bene che anche falciare il prato mentre si guardano i monti ha un fascino unico.

Quando la famiglia Barbini ha acquistato il maso di San Lorenzo, esso era solo un rudere. I Barbini l'hanno ristrutturato solo affinché facesse da cornice per le loro vacanze in Alto Adige. Di lì a poco, però, sarebbe diventato la loro dimora. Circa sette anni fa, durante l’ennesimo viaggio verso Milano, improvvisamente Giorgia e Stefano Barbini hanno compreso che la loro vita non poteva basarsi sul lavoro. Da quel giorno la famiglia Barbini ha cambiato rotta: oggi sono le loro scelte di vita a determinare il proprio lavoro.

"A distanza di anni ci sembra ancora di vivere in un paradiso. Infatti dico sempre che viviamo ad «heidilandia» perchè i nostri vicini sono i cervi, non gli esseri umani. Anzi per trovare i cervi ci basta uscire a piedi, mentre per trovare gli umani ci serve la macchina", con queste parole Stefano descrive la vita sul maso. Come proprietari del San Lorenzo Mountain Lodge, la loro nuova vita in Val Pusteria, a 1200 metri di quota, è fatta di ritmi naturali, rilassanti e a contatto con la natura. "Non c’è nulla di più bello: qui la natura è meravigliosa in ogni stagione", ammette Giorgia.  

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La famiglia Barbini al completo: Stefano, Giorgia, Giulia, Franesco e Pietro.

#3

Da Anversa ai campi venostani

Quando i Van den dries si sono trasferiti in Val Venosta, nella casetta di Calvenschloessl, nei pressi di Laudes, pensavano di passare lì solo qualche mese l’anno durante le vacanze. Franz Van den dries era appena andato in pensione nel 2005, dopo anni passati a occuparsi di una ditta di carico e scarico di navi. Tuttavia già nei primi anni, Franz e Frida Van den dries passavano più tempo in Val Venosta che in Belgio. Così hanno fatto il grande salto.

La famiglia Van den Dries non ha uno spirito propriamente montano. O meglio non l’aveva. Prima di trasferirsi in Alto Adige nel 2005, avevano sempre vissuto ad Anversa. Erano gente di mare. Ma sognavano le montagne dell’Alta Val Venosta.

"Quando andrò in pensione, comprerò questa casa", diceva Franz alla moglie Frida e alla figlia Hilde mentre, durante una delle tante passeggiate in bici in Val Venosta, passavano accanto al Calvenschloessl nel paesino di Laudes. E lo ha fatto. Nel 2005 Franz e Frida Van den dries si sono trasferiti nella casetta e hanno iniziato la loro nuova vita in Val Venosta, insieme a tre asini: Cornelius, Gina e Leila.

Oltre alla dimora, i Van den dries hanno ottenuto anche un appezzamento di terreno coltivabile. Di quella terra, Franz non ne ha fatto un giardino, ma un vigneto. "A poco a poco papà ha cominciato a piantare viti ovunque", racconta sua figlia Hilde. Oggi Calvenschloessl è un vigneto biologico di piccola produzione - circa 2000 bottiglie l’anno. Solo una bottiglia per vite. "Perché vogliamo che le nostre viti crescano sane", prosegue Hilde, nel frattempo diventata esperta nel settore vinicolo.

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Hilde Van den dries e... Cornelius, Gina e Leila

#4

Vignaioli all'improvviso

"Ma cosa vorrà fare il belga con quel vino? " si chiedeva la gente nel paesino di Laudes quando Franz ha iniziato a piantare le viti intorno alla sua casetta. Lo stesso Franz non ne aveva idea. Aveva semplicemente piantato e atteso che le viti crescessero. Quando i grappoli pendevano maturi dai rami, Franz avrebbe voluto venderli a qualcuno in Val Venosta. "Non puoi vendere le uve a qualcun altro. Non sarebbe più vino di Laudes", dissero i locali. Franz allora capì cosa fare: ha iniziato così, per sfida e per gioco, a produrre da solo il suo vino. Con sacrificio, spirito di iniziativa e un po’ di sana improvvisazione. All’italiana, si direbbe.

#5

La natura è un dono

"Già quando ero piccola, durante le feste, papà non ci permetteva di bere e brindare ma voleva che provassimo il vino e lo degustassimo per scoprirne bouquet e aromi. Il vino è sempre stato la sua più grande passione".

Non è stato così per Hilde che, fino a qualche anno fa, si godeva la sua carriera ad Anversa e di vino non ne sapeva proprio nulla. Il suo presente era in città e in ufficio. Finché la vita non l’ha messa di fronte a un ostacolo che per molti sarebbe stato quasi insopportabile da affrontare: "da un momento all’altro ho dovuto prendere delle decisioni fondamentali", racconta la giovane. "Sapevo che prima o poi avrei dovuto comunque fare queste scelte, ma credevo che sarebbero giunte più tardi". Di quel periodo Hilde ricorda solo un pensiero: "Mi sono detta che se non ne fossi uscita il mio unico grande rimpianto sarebbe stato non vedere più i monti". Così, quando il peggio è passato, Hilde ha scelto la Val Venosta. Ha lasciato il lavoro, gli amici e la sua vita ad Anversa e si è trasferita nella casetta di Calvenschloessl. "Il valore della natura per me è impareggiabile. Anversa era una città troppo industriale, mentre qui ho la sensazione che ogni giorno sia un dono".

E all’aperto, tra le vigne, Hilde lavora spesso, i capelli biondi scompigliati dal ribelle vento venostano. Anche se cade qualche goccia, la cosa non sembra disturbarla "perché è bellissimo lavorare in giardino, anche quando è cattivo tempo". Di questa terra, di questa natura, Hilde accetta tutto. Perché la Val Venosta è la sua scelta.

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Hilde van den dries nel suo vigneto Calvenschloessi.

#6

Scelte salde

Mentre i Van den dries attendono che le viti maturino, i Barbini dall’alto del loro "maso dei vescovi", in Val Pusteria, vivono la propria tranquilla quotidianità. I bambini vanno a scuola, Stefano fa le "Schabe" e accoglie gli ospiti, Giorgia si dedica alla cura del maso e alle attività in giardino. Non perché devono. Solo perché vogliono. La vita sul maso è la scelta per il loro futuro in famiglia, il loro più prezioso investimento.

Come i Barbini in Val Pusteria anche i Van den dries le sfide più grandi le hanno già vinte: produrre vino a 1000 metri di quota ed entrare nel cuore dei venostani. "Un anno papà si è ammalato proprio nel periodo di semina; per fortuna quattro uomini del paese hanno fatto il lavoro al suo posto. Questo si chiama altruismo", racconta Hilde. Le sfide del futuro, i vigneti in crescita e i costi non sembrano preoccuparla. "Qualsiasi cosa ci riservi il futuro, io so che andrà bene". Dall’alto del suo vigneto Hilde guarda verso valle, verso la valle del vento. La sua Val Venosta.

Testo: Dora Vannetiello
Immagini: Alex Filz
Video: Andreas Pichler

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