L'anima dei luoghi

Sui verdi prati l'architetto Tscholl non vuole più costruire. Preferisce gli edifici esistenti. Ma cosa ne pensano i costruttori?

  • novembre 2016

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L'anima dei luoghi

Sui verdi prati l'architetto Tscholl non vuole più costruire. Preferisce gli edifici esistenti. Ma cosa ne pensano i costruttori?

Werner Tscholl è un uomo socievole. Non lo si direbbe, guardando le sue costruzioni. Nei suoi progetti cerca la soluzione migliore per un dato luogo. Per lo più senza compromessi.

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Quando si fa carico di un progetto, Tscholl non si occupa solo del disegno su carta. Sa bene che il progetto passa anche per il cantiere, dove lui, infatti, è sempre presente. Lì, in cantiere, succede che spesso ciò che andava sulla carta, non vada bene nella realtà. Allora bisogna fare modifiche e prendere decisioni. "Non mi piace fare le cose a metà", afferma il solerte architetto.

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Architetto dell'anno

Per il Consiglio Nazionale degli Architetti PPC, Werner Tscholl è Architetto dell’anno 2016!
Per la giuria Tscholl: “è architetto fortemente radicato nel contesto fisico e sociale in cui opera; i suoi lavori hanno contribuito in maniera determinante a caratterizzare luoghi che hanno fatto della qualità del progetto di architettura un tratto distintivo. Attraverso la propria opera interpreta e reinventa il contesto con soluzioni progettuali sempre in calibrato equilibrio dialettico tra tradizione costruttiva locale e innovazione del linguaggio. Ne deriva un’architettura che rivela sempre la volontà di affermare la cultura e la storia dei luoghi”.

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Il piccolo ufficio

C'è dell'altro che stupisce: Tscholl (59) ha quasi sempre vissuto in Alto Adige. Dopo essersi laureato a Firenze ha creato il suo studio a Morter, lo stesso piccolo paese in Val Venosta dove è cresciuto. La grande città quale incubatrice di idee non gli piace, nei suoi progetti solitamente non è tanto lo stile a prevalere, quanto piuttosto la natura del territorio e i riferimenti locali. Lui fa affidamento ai costruttori che sono aperti alle sue idee. E in Val Venosta ciò è possibile.

“Werner Tscholl ha il coraggio di pensare all'impossibile e persino la forza di concretizzarlo”. Paul Thuile, artista e costruttore

In Val Venosta è rimasto a lungo inalterato, con le sue caratteristiche originali, l'ospizio sudtirolese dei poveri, perché non si sono mai trovati i soldi per costruirlo nuovo. Quando finalmente i finanziamenti sono arrivati, alcuni costruttori avevano sviluppato la consapevolezza della necessità di costruire qualcosa di adeguato al luogo. Oggi la Val Venosta è l'emblema dell'architettura sudtirolese contemporanea. E Werner Tscholl ha dato il suo contributo.

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D'altro canto nella montagnosa terra altoatesina non c'è più molto spazio per costruire nuove case. Tutto quello che funziona sulla tavola da disegno non sempre è realizzabile. Queste limitazioni sembrano essere apprezzate da Werner Tscholl. Alcune delle migliori nuove costruzioni venostane sono state da lui ideate e realizzate.

A un architetto si richiede soprattutto di essere in cantiere. Per quanto sia importante disegnare, realizzare le cose in cantiere funziona quasi meglio senza disegni. Con la sola intuizione si possono fare diverse modifiche. Werner Tscholl, architetto

Si potrebbe ipotizzare che per Tscholl il piccolo sia una dimensione desiderabile. Dal punto di vista degli spazi, non certo del pensiero. Anche il suo stesso studio lo vuole mantenere piccolo, per poter gestire autonomamente una costruzione dall'inizio alla fine. Dall'esterno e dall'interno. “Tanto più grande diventa un progetto, più ci si trasforma in manager. In uno studio piccolo si può restare degli architetti” precisa Tscholl. Per il critico d'architettura Marco Mulazzani egli è “uno dei migliori e più seri architetti italiani”.

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Al margine del prato

Werner Tscholl riesce a sentire i luoghi. Percepisce di non volere più marcare il paesaggio sudtirolese di nuove costruzioni. Preferisce il confronto con ciò che già c'è.

“Dobbiamo fermarci. Non possiamo comportarci come se la terra potesse ricrescere”, dice l'architetto.

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Da anni ormai Tscholl è il re sudtirolese della ristrutturazione e della rivitalizzazione di castelli, rovine, monasteri e fienili. Sono pochi gli architetti che si sono occupati in maniera così intensiva di edifici storici; alcuni anni fa ha acquistato egli stesso una vecchia torre residenziale in Val Venosta, che ha trasformato in una casa per le ferie. Egli accoglie la tradizione e la storia come un sapere consolidato e da qui parte per un dialogo alla pari con la sua propria lingua e i mezzi del contemporaneo. Nessun elemento del confronto deve piegarsi all'altro, il nuovo non deve travestirsi e l'antico non deve essere rinnegato.

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Spesso gli basta uno “Small Talk” con gli edifici per capire come rispondere ad un'antica casa: “La prima idea mi viene in mente in un secondo, già durante la prima visita, oppure nella notte o mentre guido la macchina”.

L'idea è quindi già per Tscholl un concetto creativo. Per questa ragione l'architetto Tscholl non può essere considerato un formalista. Tuttavia è sempre riconoscibile la sua firma nei singoli edifici. Abbiamo parlato con alcuni costruttori, coi quali Tscholl ha costruito, ristrutturato o ampliato. Sono tutti concordi sui seguenti punti:

● Coerenza. Tscholl concretizza sempre ciò che ha in testa.

● Materiali. Tscholl è un architetto con una consolidata notevole conoscenza dei materiali. Gli è necessaria, come egli stesso ammette, per poter prendere le giuste decisioni soprattutto per i lavori con gli edifici storici. Così egli non risponde con materiali “ricchi” a materiali “poveri”. E non contrappone neanche a vecchi materiali l'imponenza di nuove tecniche.

● Presenza. Tscholl è famoso per essere presente sul cantiere. Regolarmente. Le decisioni importanti le vuole prendere sul posto.

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Testo: Gabriele Crepaz
Traduzione: Elisa Nicoli
Video: Andreas Pichler