luglio 2016

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C’era una volta… una casa!

Gli architetti Lukas Rungger e Stefan Rier scoprono l’anima di case e hotel e la raccontano in una bella storia. Loro sono noa.

Un viaggio un pochino troppo lungo per i miei gusti in uno stretto ascensore. Ancora un’ultima scala a chiocciola. Ed eccomi quassù. La mia fatica è ripagata. Ammiro la città dall’alto. Sono sulla torre più alta del centro storico di Bolzano a circa 35 metri di altezza.

Questa meravigliosa location è l’ufficio dello studio di architettura noa, di Lukas Rungger e Stefan Rier. Il vento caldo mi solletica il viso, il panorama è una vera gioia per gli occhi. Già solo questo basterebbe per raccontare una bella storia.

Ma scopro presto che proprio da qui ne nascono tante altre di bellissime storie. 

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Una chiacchierata informale, un panorama che è un vero piacere per la vista, interlocutori umili, semplici, professionali e solari.

La vista panoramica a 360° mi riempie di entusiasmo. Ammiro lo Sciliar, il Duomo, la città di Bolzano che si estende verso sud, San Genesio. “Mica male lavorare da qui” penso. Forse proprio questa prospettiva dall’alto aiuta a mantenere sempre aperti i propri orizzonti. “C’è un po’ di vento, ci accomodiamo in ufficio?” mi chiede Lukas. “No per favore, stiamo qui sulla terrazza, quando mi ricapita di fare una chiacchierata da quassù?”. Lukas mi passa un grande cuscino nero, mi accomodo su un pallet di legno. Mi piace già la piega informale che sta prendendo la nostra chiacchierata. Ci raggiunge anche Stefan, è appena tornato dalla Biennale di Venezia. “Un vero e proprio respiro di novità e internazionalità – mi racconta sospirando –. Tornare in Alto Adige non è sempre facile”. Già, perché hanno scelto di stabilirsi in Alto Adige?

#1

Esperimento Alto Adige

Hanno girato il mondo e alla fine sono tornati a casa. Nostalgia? “No, il nostro è stato un esperimento – mi raccontano –. Non sapevamo se avrebbe funzionato, non eravamo sicuri di trovare la clientela che stavamo cercando”. In molti hanno provato a farli desistere sentendo che volevano aprire un nuovo studio di architettura a Bolzano. “Lasciate perdere, ci dicevano. Ma considerando il basso tasso di disoccupazione, abbiamo visto nell’Alto Adige un rifugio relativamente sicuro per noi” spiega Stefan. E poi avevano dalla loro parte gli anni di esperienza al fianco di Matteo Thun. Cosa di non poco conto per chi vuole lavorare in Alto Adige. Ritengono di essere stati fortunati, ma secondo me è proprio grazie alla passione per l’architettura e alla loro esperienza in campo internazionale che hanno conquistato anche la clientela locale. Non nascondono i loro successi, ma me li espongono in maniera talmente semplice, che ne rimango colpita. Mi piace la loro umiltà.

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Si capiscono con uno sguardo. Lukas ha studiato a nord, Stefan a sud: un mix perfetto di culture e di saperi.

Era l’anno della fondazione di noa quando un committente mise nelle loro mani un progetto da 3,5 milioni di euro. “A Milano non sarebbe mai successo – raccontano –. Una cifra del genere a due architetti poco più che trentenni… una responsabilità enorme!” 

#2

Due cerchi, un otto

Lukas indossa degli occhiali da sole blu e una giacca rossa. Stefan ha dei moderni calzini a righe colorate che spuntano dai pantaloni eleganti. Non hanno paura di sperimentare. Lukas mi racconta della sua laurea all’Università tecnica di Graz, dei suoi lavori a Berlino e a New York, delle 16 ore di lavoro giornaliere a Londra, che definisce con amarezza “una vita impossibile”, e soprattutto dell’incontro con Stefan Rier a Milano, da Matteo Thun. Stefan arriva dalla facoltà di architettura di Ferrara. La mentalità del nord, unita a quella del sud: un mix perfetto.

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“L’architetto non può essere un esperto in tutti i campi, per questo dobbiamo lavorare in team – spiega Lukas –. Siamo i capitani della nostra squadra”.
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“Non costruiamo semplicemente edifici, costruiamo storie - spiega Stefan -. Spesso tutto è già lì, ma nascosto e poco uniforme. Noi mettiamo insieme i pezzi e raccontiamo la sua storia”.

Prima di fondare noa a Bolzano nel 2010, i due architetti hanno maturato le loro capacità attraverso 10 anni di esperienze lavorative in diversi studi nazionali ed internazionali. Hanno imparato a conoscere e a vivere diverse culture e soprattutto diverse metodologie progettuali che hanno trovato grande influenza all’interno del loro metodo di lavoro odierno. “Siamo due opposti – racconta Lukas –. Siamo due cerchi che si incontrano e si completano, formando un otto”. Si guardano e ridono. Mi sa che spesso a loro non servono le parole, si capiscono con uno sguardo. Sono abituati a stare insieme, uno dei due inizia una frase e l’altro la finisce. “Network significa anche discutere molto – mi racconta Lukas –. Ma tra di noi c’è una sorta di cieca fiducia. È così che nascono i migliori progetti, proprio quando si lascia spazio all’energia creativa”.

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Lukas e Stefan sono abituati a lavorare in team. Il dialogo è la chiave della loro collaborazione. Hanno imparato ad ascoltarsi e a mettersi in discussione.

Mi è chiaro, basta guardare il loro primo progetto per vedere tradotto in realtà  tutto quello che mi hanno appena raccontato: il Vita Vital Hotel Valentinerhof di Castelrotto.  

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L’hotel Valentinerhof di Castelrotto. noa ha sviluppato l'azienda di famiglia raccontando i suoi valori per la tradizione e dandole la sua nuova identità in armonia con la natura.

Ascolto affascinata la loro storia, ma il mio sguardo viene costantemente distratto dal paesaggio. Non mi stanco proprio di guardarmi intorno. Per Lukas e Stefan è normale. Tante volte si accomodano su questi cuscini con il loro Mac e lavorano da qui. 

#3

La forza del network 

“Cosa significa noa?” chiedo curiosa. Ci immergiamo in una piacevole chiacchierata che spazia dall’architettura al benessere. Parliamo di persone, di incontri, di creazioni. “Il nostro nome è l’acronimo di “network of architecture” – mi spiegano –. Descrive il nostro concetto fondamentale: la collaborazione”. Mi basta ascoltarli un pochino mentre mi descrivono come nasce e si sviluppa un loro progetto per capire che la loro forza è proprio il network. “Come architetto, non posso certo soddisfare da solo tutte le necessità di un cliente” mi spiega Lukas. È per questo che si avvalgono della collaborazione di architetti di paesaggio, interior designer, grafici, fotografi, stilisti ma anche musicisti, storici e filosofi. L’unione fa la forza. Un gruppo di lavoro internazionale che si forma e si modifica in base alle necessità di ogni progetto. Ecco come hanno nettamente superato l’idea dell’archistar. “L’architetto non è una star, ma piuttosto il regista di un gruppo di creativi” spiega Lukas.

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La forza si noa è il network. Oltre delle collaborazioni esterne, si avvale di un team di 20 persone.

#4

Prima di tutto la storia 

Lukas e Stefan hanno fascino e carattere. Sono autentici, semplici e ridono spesso. Sono architetti, ma anche un po’ filosofi. Amano esplorare e mettersi in discussione. 

Quando costruisce una casa o un hotel, noa racconta una storia. Il progetto nasce dalla volontà creativa del cosiddetto “genius loci”, cioè di esplorare la verità del luogo e di farlo rivivere nell'architettura.

L'hotel delle favole

Si chiama Ulrichshof, è l’hotel delle favole in Baviera. Per progettarlo noa ha coordinato un gruppo di architetti, designer, psicologi, fashion designer e product designer. “Tutto era già li, ma sparso in modo caotico e nascosto tra bosco, maso e albergo esistente. Mancava solo la connessione tra le diverse parti” racconta Stefan Rier. 

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Ingresso dell'hotel delle favole realizzato da noa con la collaborazione di una psicoanalista. L’interior design si è ispirato al libro di Bruno Bettelheim “I bambini hanno bisogno di fiabe”.

Prima di qualsiasi progettazione c’è la ricerca. Che cosa c’è di speciale in un certo luogo? Che cosa deve essere conservato e accentuato? Solo dopo aver dato risposta a queste domande, inizia il lavoro. Non progettano semplicemente un edificio, raccontano la sua storia e quella del luogo in cui sorge. Penso al mio appartamento. Non avevo mai fatto attenzione alla storia che potrebbe raccontare. “Le persone sono sempre alla ricerca di storie da raccontare – mi spiega Stefan –. Noi le aiutiamo a trovarle. Ascoltiamo le storie del committente e le riscriviamo nell’architettura. Ci prendiamo tutto il tempo per capire il luogo dove verrà costruito l’edificio e percepirne l’atmosfera. Solo allora iniziamo a pensare, pianificare, a progettare e a scegliere i materiali”.

Non l’avevo mai vista da questo punto di vista, oggi ho imparato una cosa nuova: anche l’architettura è storytelling.

Testo: Valentina Casale
Foto: Ivo Corrà

Un hotel che racconta la storia della mela

L’agriturismo e l’albergo sono organizzati in tre edifici e formano un ensemble collocato tra i meleti e circondato dalla natura. Sono stati progettati da noa per raccontare una bellissima storia, quella del ciclo di vita della mela nel corso dell’anno: fioritura, bacchiatura, affinamento e periodo di riposo.

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discover La sauna delle mele

Anche la sauna all'hotel delle mele fa parte della storia che racconta il ciclo di vita della mela. Rappresenta il periodi del riposo.

Come si realizza un buon hotel?

Per Lukas e Stefan un albergatore deve rispondere a poche ma essenziali domande per realizzare un buon hotel:

#1 Qual è il target e quali sono le sue esigenze? Ad esempio una famiglia ha bisogno di una stanza di almeno 40 m² per sentirsi a suo agio.

#2 Quale storia si vuole raccontare? È importante trasmettere agli ospiti una storia, che sia quella del luogo o dell’albergatore stesso. 

#3 Come dare armonia all’insieme? In un hotel entrano in gioco molti fattori, emozionali e strutturali. È necessario armonizzarli e farli stare bene insieme, nella stessa storia.