Soccorritori volanti

I soccorritori alpini delle Dolomiti sanno aguzzare l'ingegno. Siamo andati a scoprire i loro segreti.

  • settembre 2015

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Soccorritori volanti

I soccorritori alpini delle Dolomiti sanno aguzzare l'ingegno. Siamo andati a scoprire i loro segreti.

L'elicottero Aiut Alpin è una rivoluzione nei soccorsi aerei. Ed è la prova che sulle Dolomiti persino i soccorritori devono possedere una certa dose di creatività.È rosso, pieno di adesivi, piazzato accanto a un altro elicottero che viene utilizzato per il trasporto passeggeri. Cosa lo contraddistingue? Di primo acchito proprio niente. Eppure è un elicottero speciale. A spiegarci perchè ci pensa Adam Holzknecht.

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Da ben ventisette anni Adam Holzknecht (47) è un soccorritore alpino. Da maggio 2014 è anche presidente dell'Aiut Alpin, l'elisoccorso della zona delle Dolomiti. Aiut Alpin comprende diciassette squadre di soccorso non solo in Alto Adige, anche nelle provincie di Belluno e di Trento. Quando arriviamo alla sede dell'Aiut Alpin a Pontives in Val Gardena, è tutto placido e tranquillo. Oggi non c'è stata necessità di intervenire. Tuttavia l'elicottero, modello EC 135 T2, è lì ogni giorno, sia che debba volare sia che resti a terra. L'EC 135 T2 è un modello speciale: costruito secondo i desideri dell'Aiut Alpin. Il modello è a suo modo un pioniere in tutto l’arco alpino. Comunque sia, per Adam Holzknecht non si può fare affidamento solo sulla tecnica: "È strano che in tutti questi anni non sia successo niente. Abbiamo avuto fortuna". Che abbia ragione o meno, secondo noi anche la buona sorte ha bisogno di un aiutino…

Il vostro non è un elicottero qualunque. É stato fatto per voi su misura. Cos'ha di particolare?
Abbiamo fatto costruire un elicottero che facesse per noi. È abbastanza leggero e facilmente manovrabile. Gli interni sono esattamente come li volevamo, ossia molto leggeri. In un elicottero si potrebbe mettere di tutto ma ciò significherebbe appesantirlo e compromettere il volo. Bisogna cercare di tenere sempre meno peso possibile.

Quindi di per sé un elicottero deve essere leggero?
Deve essere leggero e potente, in modo che possa trasportare il peso. Immaginate: oltre il suo peso, deve trasportare anche il pilota, il verricellista che manovra le funi, il medico e il soccorritore. Si viaggia sempre in quattro. In caso di valanga entrano in azione anche un altro soccorritore con il proprio cane. In aggiunta ci sono la barella, la borsa con le medicine, uno zaino con tutta l'attrezzatura per il soccorritore, un apparecchio per la respirazione, due bombole di ossigeno, un defibrillatore. Tutto ciò deve funzionare ma non essere pesante. Gabriel Kostner, uno dei nostri piloti più esperti, e Michele Nardin, che ai tempi era il medico responsabile dell'Aiut Alpin, hanno ben ponderato come dovesse essere attrezzato il nostro elicottero.

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Solo lo stretto necessario

Significa che avete rinunciato a molta attrezzatura interna..
Abbiamo fatto molte rinunce ma tenuto quello che è necessario. Così il pavimento del nostro Aiut è molto più leggero di quello di altri elicotteri, dove di solito vengono fissati più oggetti. Le bombole d'ossigeno, però, vanno sempre tenute fisse. Sono molto pericolose perché potrebbero esplodere e mandare tutto all'aria. Ovviamente quando si vola una percentuale di rischio resta sempre, sebbene si cerchi di rendere tutto il più sicuro possibile.

L'allestimento è fatto su misura. Ma questo elicottero ha altre caratteristiche che lo rendono diverso dagli altri?
Ha un argano di novanta metri, il che implica che si possa distendere un cavo di acciaio che raggiunge i novanta metri e in base alle esigenze lo si può tirar di nuovo su. Il verricellista cala il soccorritore e il medico fino a raggiungere il ferito. Insieme al soccorritore deve quindi calcolare la lunghezza della fune il più esattamente possibile, in modo che il pilota possa volare il più vicino possibile al ferito.

C'è differenza tra un soccorso da effettuare sulle Dolomiti e uno sulle Alpi della Baviera?
Certo, le Dolomiti sono molto più ripide degli altri monti. Ci sono altezze perpendicolari anche di seicento metri. Spesso neanche il verricello è sufficiente. Per questo all'elicottero sono fissati due ganci con una corda fissa, di lunghezza invariabile. In Austria, ad esempio, i soccorritori hanno solo una corda fissa, molto più economica ma anche meno vantaggiosa.

Il giusto segnale

1. Chiamate il 112: il numero centrale di emergenza in Alto Adige.
2. Dove siete? Cercate si spiegare precisamente dove si trova il ferito.
3. Come vi troviamo? Quando giunge l'elicottero cercate di farvi notare come prevede il codice d'emergenza alpino. Alzate le braccia a Y oppure sventolate una giacca. Se vi trovate nel bosco, dove è più difficile trovare qualcuno stendete una giacca o qualcosa di visibile. Altrimenti per i soccorritori è difficile trovare il ferito.
4. Cosa portare con sé? Quando sopraggiunge l’elicottero, preparate tutto ciò che volete portare. Non ha senso perdere tempo!
5. Conoscete le basi del primo soccorso? Sarebbe sempre preferibile sapere come sistemare un ferito finché non giungono i soccorsi. Avete mai pensato di fare un corso di primo soccorso?

Questione di funi

Non sarebbe meglio che le funi fossero più lunghe? 
La lunghezza non è sempre un vantaggio, perché può ridurre la visibilità. Il pilota ha sempre bisogno di un punto di riferimento. Non ha freni, fluttua nell'aria nella maniera più fissa possibile. Ma se non ha punti di riferimento, per esempio una parete rocciosa, non si accorge se si sposta in alto o in basso, avanti o dietro. Se invece può volare vicino a una parete, ha un buon punto di riferimento e può stare tranquillo. E quando il soccorritore chiede di spostarlo due metri più in alto, ci pensa il verricellista. Nel caso inverso il pilota può dire, aspetta, vado più in alto dove la roccia diventa più piatta e la posizione è migliore. Con il verricello è possibile regolare la lunghezza delle funi. Il pilota e il verricellista possono fare un gran lavoro di squadra.

Torniamo all'attrezzatura. Hai detto che si prende solo ciò di cui si ha bisogno. Quindi cosa?
Non si sa mai bene di cosa si avrà bisogno. Sappiamo solo ciò che bisognerebbe avere. E che abbiamo: l'imbracatura, lo zaino (con dentro funi, ganci, moschettoni, lacci, morsetto e un pezzo di corda a cui ci si può appendere eventualmente). Se il pilota mi lascia da qualche parte su un monte, devo essere autonomo. Altrimenti divento un problema…

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La leggenda dei Catores

Quindi i soccorritori devono essere creativi?
Certamente. Non ci sono regole. Conta solo quello che faccio. E che riesca a far trasportare in sicurezza il ferito. A volte arrampicatori esperti finiscono nella nebbia senza poterne uscire; in quel caso bisogna riportarli a valle. Una volta durante la discesa si è arrotolata la fune. Cosa si può fare? Bisogna chiamare i soccorsi. Anche loro hanno bisogno di aiuto, esattamente come chi si è ferito. No?

L'unico presupposto è che i soccorritori siano eccellenti alpinisti. Tanto basta?
Chiunque voglia entrare nei soccorsi alpini deve possedere determinate competenze: deve sapersi arrampicare, deve aver frequentato tutti i corsi e superato gli esami. È importante che abbia fatto tanta pratica.

Tu fai parte dei Catores della Val Gardena. In Alto Adige si dice che i Catores siano i migliori alpinisti. 
Davvero?
Proprio così. E i Catores sono tutti nei soccorsi alpini, vero? È forse un dovere?
Sì, siamo tutti nei soccorsi alpini. Far parte dei Catores è un riconoscimento. Dopo essere entrati a far parte dei soccorsi come volontari e aver svolto molti interventi difficili, si riceve questo riconoscimento.

Dall'aurora al tramonto

Come siete organizzati nella squadra di soccorso?
Qui a Pontives il nostro quartier generale è sempre presieduto da qualcuno. Dalle otto alle venti ci sono un medico, un pilota, un soccorritore e un verricellista. Anche quando non succede nulla. Abbiamo in tutto tre piloti che si alternano nei turni. I medici si danno il cambio ogni weekend. E ogni due giorni più o meno si danno il turno anche i nostri due verricellisti. Il soccorritore cambia ogni giorno per lo più.

Siete qui dalle 8 alle 20. Sembrano quasi degli orari di ufficio. Che succede se c'è un'emergenza al di fuori di questi orari?
Ci sono in tutto tre elicotteri nella regione. Noi siamo responsabili dell'area delle Dolomiti. Un altro elicottero copre per dodici ore dalle prime luci dell'alba. E il terzo entra in azione più tardi, coprendo altre dodici ore, finché non fa notte. Quindi dalle 5 alle 21.30 qualcuno è sempre in servizio. Di questo andiamo molto orgogliosi: in caso di necessità opera l'elicottero più vicino ai feriti, indipendentemente dalla zona.

In azione!

Interventi totali

651

Persone soccorse

698

Illesi

52

Decessi

45

Soccorsi ad escursionisti

45%

Soccorsi in inverno

31%

Soccorsi ad alpinisti

7%

Ci sono tantissimi casi in cui i soccorritori si trovano in estremo pericolo. Cosa spinge a rischiare la vita per chi è in pericolo?
Io m'immagino sempre di essere lassù. Vorrei che qualcuno venisse a prendermi. Altrimenti muoio. Come alpinista mi sento chiamato in causa a soccorrere chi ne ha bisogno. Voglio dire che so quello che faccio. Non rischiamo solo la nostra vita. Certo, può succedere qualcosa, ma cerchiamo di lavorare in massima sicurezza. Per quanto è possibile.

Vi sentite diversi da altre squadre di soccorso dell'arco alpino?
Sappiamo che Aiut Alpin è un modello per molti. Può dipendere dal fatto che da noi operano alpinisti. Tutti i nostri verricellisti sono delle guide alpine. Sanno cosa fanno. I medici sono anestesisti e alpinisti. I nostri piloti non fanno arrampicata ma conoscono ogni angolo delle Dolomiti. Ovviamente in un intervento il pilota ha le coordinate GPS, ma se conosce il percorso d'arrampicata allora sa già dove andare e dove stare attento ai cavi della corrente. Così si risparmiano alcuni preziosi minuti. Quando si affitta un elicottero si può avere un buon pilota oppure no. Noi i nostri siamo andati a cercarli.

Il tocco del pilota

Avete un elicottero e tre piloti. Volano solo per voi? 
No, viaggiano anche per questioni di lavoro, perché sono in servizio per una ditta specializzata in trasporto passeggeri. Condividiamo con loro i nostri piloti. Ciò va a nostro beneficio, poiché così possono volare regolarmente ogni giorno per cinque ore. Da noi non potrebbero mai esercitarsi tanto. Oggi ad esempio non è successo nulla e se un pilota aspetta di volare solo durante gli interventi, finisce fuori esercizio e si trova in difficoltà in caso di emergenza.

In quanto tempo raggiungete in media il luogo in cui intervenire? 
Abbiamo stimato che i nostri interventi in media durano trentatré minuti. Significa che l'elicottero parte da Pontives, raggiunge il luogo d'intervento, va in ospedale e torna alla base. In trentatré minuti.

Dallo scorso maggio sei il presidente dell'Aiut Alpin. Sei anche famoso per essere molto pignolo. Come si può migliorare ancora l’elisoccorso alpino? 
Il primo pensiero deve andare al ferito. Per questo dobbiamo migliorare la collaborazione interregionale, in modo che ci sia sempre un elicottero di soccorso che si rechi in loco, al di là dell'area di competenza, che sia in Trentino, Svizzera o Alto Adige. In autunno avremo un nuovo elicottero più potente che garantirà maggiore sicurezza, perché il pilota non dovrà spingersi al limite. Abbiamo anche installato un nuovo apparecchio per la respirazione che preleva ossigeno dall'aria attraverso una turbina. Il defibrillatore è più leggero, così come le attrezzature al pavimento. Cerchiamo di migliorare ciò che possiamo, laddove possibile. E non vediamo l'ora di farlo.

Intervista: Gabriele Crepaz
Immagini: Aiut Alpin Dolomites

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