Un tetto e quattro mura?

Da cosa deriva l'architettura dell'Alto Adige? Dalla natura o dall'uomo? In un'intervista ecco le risposte.

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Un tetto e quattro mura?

Da cosa deriva l'architettura dell'Alto Adige? Dalla natura o dall'uomo? In un'intervista ecco le risposte.

I primi a interessarsi dell'architettura in Alto Adige sono stati i viaggiatori...Così comincia il racconto narratoci da Waltraud Kofler Engl, direttrice della Ripartizione provinciale Beni culturali, che ci riceve a Bolzano nella tenuta storica Rottenbuch, in cui elementi architettonici tipici dell’Alto Adige sussistono accanto a quelli rinascimentali di influenza italiana. In cosa consiste l’architettura dell’Alto Adige? Fin dove ha deciso la natura come costruire in questo territorio alpino? Dove l’uomo? Con lei cerchiamo queste risposte.

Ci sono molte leggende dell’Alto Adige in cui i personaggi devono costruire una casa. Ogni volta va tutto storto. In questi racconti sono spesso gli uccelli a mostrare i luoghi adatti per costruire. Qual è idealmente un buon posto per costruire una casa in montagna?
Forse gli uccelli hanno un tatto particolare nel riconoscere luoghi non esposti a pericoli, in cui è possibile costruire. In generale lo si poteva fare in posti topograficamente adatti, geologicamente predisposti, in cui la vista e la protezione dal vento e dal freddo fossero garantite. Soprattutto era da considerare che non si costruisse su terreni fertili, che servivano a coltivare. In montagna si è sempre costruito in modo simbiotico con natura e paesaggio.

Solo che i contadini non avevano un architetto ma hanno sempre costruito da se le proprie abitazioni. A cosa badavano?
Le case contadine sono essenzialmente basate sulle loro funzioni. Sono state abitazioni ma anche officine e laboratori che hanno protetto uomini e animali per generazioni e hanno garantito la vita sociale, economica e culturale degli inquilini. Tipologie costruttive, forme e costruzioni si sono sviluppate in base alla funzione, la topografia, le possibilità tecniche e i materiali reperibili. Inoltre, queste sono state anche modificate e sviluppate ulteriormente con il passare del tempo.

Gli agricoltori si imitavano a vicenda?
Certamente. Le forme architettoniche e le tecniche che si dimostravano valide venivano diffuse e di volta in volta adattate. Ad esempio le unità abitative del masi della Val Pusteria a partire dal tardo medioevo avevano un corridoio centrale che garantiva l’accesso alla stube (soggiorno) esposta al sole, alla cucina e alla dispensa o alla cantina. Le camere da letto erano al piano superiore. I masi più agiati avevano corridoi centrali a volta, quelli più semplici solo corridoi con travi in legno.

E tutti usavano gli stessi materiali…
I materiali provenivano sempre dalle vicinanze, di rado venivano trasportati da lontano. In questo modo le costruzioni avevano anche una connessione alla zona che ne garantiva una differenziazione. Così nella Bassa Atesina e nell’Oltradige si costruiva con pietra e calcina e si ricoprivano i tetti con lastre di pietra e tegole in cotto, mentre nei territori boschivi come la Val Senales o la Valle Aurina si utilizzavano prevalentemente rivestimenti in legno o scandole.

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Si ha la sensazione che questi vecchi masi siano ben costruiti. Hanno un aspetto così armonico…da cosa deriva?
Non penso che l’armonia fosse un obiettivo dell’architettura contadina. Percepiamo il risultato come armonico solo perché è proporzionale alle esigenze delle persone e del paesaggio in cui si pone.

Esattamente cosa abbiamo imparato da questa ormai secolare architettura di montagna?
Sulle Alpi le persone si occupano da secoli delle tipologie di costruzione di montagna. Sono dei saperi a cui dobbiamo attingere anche per l’architettura contemporanea – e in questo senso non intendo una mera emulazione. Ai primi del ‘900 l’architetto Adolf Loos ne era già consapevole e nel 1913 nella sua opera "Regole per chi costruisce in montagna" ha esplicitamente consigliato di utilizzare quelle stesse forme usate dai contadini e di trovare le ragioni delle stesse. In breve, le forme dipendono dal contesto, per cui le costruzioni che si collocano in città, e sono pertanto a contatto con altri edifici, si articolano diversamente rispetto all’architettura nei paesaggi.

I portici sono un fenomeno tipico dell’architettura urbana dell’Alto Adige come a Merano, Glorenza, Egna. Quelli più imponenti si trovano a Bolzano. Sono anche il luogo in cui altoatesini di madrelingua italiana e tedesca si incontrano in maniera più evidente. Da quando queste due grandi culture sono diventate visibili in città?
Bolzano è una città in cui entrambe le culture hanno lasciato tracce evidenti dietro di sé. Ad esempio il monastero dei domenicani è storicamente legato ai Boccia, una famiglia di banchieri proveniente da Firenze, e nelle immediate vicinanze è stato eretto il campanile in stile germanico per il duomo di Bolzano. Solo nel Rinascimento e nel barocco le tipologie architettoniche italiane fanno il loro accesso tra le case dei portici. Così venne articolato anche il palazzo della Mercanzia, sede del magistrato mercantile, unendo due abitazioni dei portici e rendendole un edificio simile ai palazzi italiani. A partire dal 16° secolo il modo di costruire e l’architettura italiana iniziano a influenzare anche le costruzioni dell’Oltradige e della Bassa Atesina.

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La storia ci insegna che spesso, quando si costruisce un edificio, è per mostrare qualcosa, per renderlo visibile all’esterno. A Bolzano gli antichi portici medievali del centro storico trovano il proprio contrappunto nei portici lungo l’asse della "città nuova", costruita durante il fascismo. Se i portici potessero parlare, cosa ci direbbero?
I portici della "città nuova" lungo viale Libertà e subito dopo Piazza Vittoria sono stati posizionati lì appositamente. Riprendono volutamente i portici della città antica ma in maniera monumentale. Gli incroci e le piazze della "città nuova" erano stati progettati con strumenti per le parate e le marce statali. Originariamente ne era stato anche progettato un prosieguo fino al centro storico e alla stazione. Queste strutture avrebbero dovuto simboleggiare il nuovo potere politico, l’italianità doveva essere visibile e tangibile in ogni angolo. Al contrario, la storia architettonica dei portici del centro storico non è così chiara. Secondo le ultime indagini in origine non c’erano portici. I primi vennero progettati solo nel tardo Medioevo. In questo senso, noi tutti siamo cresciuti con il topos dei mercanti bolzanini che hanno costruito i "loro" portici.

Parliamo di un aspetto oggi tenuto in alta considerazione, ma che gioca da sempre un ruolo fondamentale: il risparmio energetico. Si dice che le case dei portici siano le "case clima" del passato. Che significa?
In passato gli uomini erano fortemente condizionati dalle condizioni climatiche. Molto più di oggi. Per cui, nell’architettura come nell'abbigliamento, si badava a proteggersi dal freddo e dalla calura. Le case dei portici di Bolzano sono costruite con lotti molto spessi e hanno due sole facciate esterne, tra l'altro non molto ampie. I cortili, invece, avevano bisogno di luce e affinché circolasse aria in casa: erano perciò spesso aperti e avevano una funzione climatizzante. Oggi la maggior parte di essi sono stati chiusi.
 
Testo: Gabriele Crepaz
Pubblicazione: 2014

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