marzo 2015

% extra alt % % extra alt % % extra alt %

Condividi questa pagina

Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini
Articolo Articolo Video Video Immagini Immagini

Tasti da museo

Il primo era un genio, il secondo è un collezionista. Con loro vogliamo scoprire chi ha davvero inventato la macchina da scrivere.

Questa è la storia di due altoatesini uniti dalla passione per le macchine da scrivere: l’inventore Peter Mitterhofer e il grande collezionista Kurt Ryba. È per merito loro, se oggi a Parcines esiste un museo delle macchine da scrivere.

"Ma quante macchine ci sono?" fu questo il mio primo pensiero, quando entrai nel museo delle macchine da scrivere di Parcines. Anche perché non sapevamo esattamente cosa ci avremmo trovato. "Realizzando questo museo siamo riusciti ad allestire una collezione unica nel suo genere", dichiara con soddisfazione Kurt Ryba. È soprattutto grazie alla sua passione per il collezionismo, se oggi nel museo di Parcines si possono ammirare – e talvolta toccare con mano – 1.800 diversi modelli di macchine da scrivere, dalle origini ai giorni nostri. Il museo è strutturato su tre piani ordinati cronologicamente, dal secolo che precedette l’invenzione della macchina da scrivere fino al suo declino. E pensare che tutto ebbe inizio per merito di un caparbio falegname-carpentiere di Parcines, del quale all’epoca nessuno comprese il genio.

sholes glidden a1985

discover Sholes & Glidden (1874, USA)

La Sholes & Glidden è stata la prima macchina da scrivere a leva fabbricata in serie. L’invenzione di questa macchina, prodotta per la prima volta nel 1874 dalla Remington & Sons, regalò fama mondiale a Christopher Latham Sholes. Il modello dipinto a mano è molto raro e prezioso ed è uno dei pezzi più pregiati del museo di Parcines.
 dsc7489

discover Diskret (1899, Germania)

Il modello "Diskret" rappresenta l’evoluzione della macchina da scrivere a puntatore inventata dalla ditta Rehmann e concepita per scrivere messaggi cifrati. Prodotta in pochissimi esemplari per lo scarso successo commerciale, oggi è un prezioso pezzo da museo.

Il matto di Parcines

"Furono gli altri, che da lui impararono, a cogliere i frutti del suo talento".
L’epitaffio scolpito sulla tomba di Peter Mitterhofer dice tutto. In effetti, malgrado l’estroso artigiano di Parcines nel 1866 fosse andato a piedi fino a Vienna per mostrare all’imperatore la macchina da scrivere fatta con le proprie mani e la sua fama avesse valicato i confini del Tirolo meridionale, l’inventore – anzi, come si dovrebbe dire per correttezza – uno degli inventori della macchina da scrivere, morì nell’oblio e nell’amarezza. "La sua unica colpa fu quella di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato", riassume Maria Mayr, direttrice del museo di Parcines.

Mitterhofer costruì cinque modelli della sua macchina da scrivere. A parte il terzo modello, andato misteriosamente disperso, gli altri sono esposti in musei allestiti a Vienna, Dresda e Merano. Ma torniamo al cocciuto inventore di Parcines. Cosa oggi impensabile, nel 1869 ripartì per la seconda volta a piedi verso Vienna per presentare al Kaiser il quinto modello. I suoi sforzi gli valsero la miseria di 150 fiorini, pari a circa 900 euro odierni, e non ci fu verso di ottenerne di più. Bisogna considerare che ai tempi un artigiano guadagnava tra i duecento e i quattrocento fiorini annui. Gli amanuensi di Francesco Giuseppe infatti bollarono la sua invenzione come "troppo lenta" e "inservibile"; in realtà temevano solo di perdere il posto, tanto che impedirono persino a Mitterhofer di vedere in faccia l’imperatore.

1

discover

1

discover

Maria Mayr, responsabile di 1.800 macchine da scrivere al museo di Parcines e Ewald Lassing, storico di Parcines e profondo conoscitore della vita di Peter Mitterhofer.

Ma anche in patria Mitterhofer fu più deriso che apprezzato per il suo talento: troppo avanti per la sua epoca e i suoi conterranei, gli fu affibbiato l’appellativo di "matto di Parcines". Sappiamo anche che ebbe modo di litigare con la guardia municipale e il parroco del paese, cosa che gli costò qualche mese in gattabuia a Merano. E fu proprio lì, si mormora, che maturò l’idea di fabbricare una macchina da scrivere: "Appena tornato da Merano – dicono gli abitanti di Parcines – si mise subito a lavorare alla macchina".

La fine del sogno invece arrivò nel 1869, quando Mitterhofer – tornato per la seconda volta da Vienna con le pive nel sacco – abbandonò il progetto sopraffatto dallo sconforto e anche dalla scarsità di mezzi finanziari. Stanco e in là con l’età, Mitterhofer non ebbe più la forza e il denaro per proseguire i suoi esperimenti. Dopo la sua morte cadde nel dimenticatoio e solo a distanza di 20 anni i compaesani eressero una lapide sulla sua tomba, che nel frattempo era stata sommersa dalla vegetazione.

Peter Mitterhofer ha avuto la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Maria Mayr, responsabile Museo delle macchine da scrivere di Parcines

 dsc7658

discover

Peter Mitterhofer ottenne una lapide solo a distanza di venti anni dalla sua morte.

Vera gloria o plagio?

La macchina da scrivere raggiunse il successo in America nel 1876, ovvero sette anni dopo il secondo viaggio a Vienna di Peter Mitterhofer. Christopher Latham Sholes fece la cosa giusta al momento giusto: si presentò con il suo modello alla fabbrica di armi "Remington", che dopo la fine della guerra di secessione americana aveva accusato un calo di produzione. Da notare che la tastiera introdotta dalla Remington sulla macchina da scrivere sarebbe diventata la tastiera universale, utilizzata ancora ai giorni nostri. È comunque sorprendente che il modello americano con cui Sholes ottenne fama mondiale sia incredibilmente simile all’ultima macchina assemblata da Mitterhofer, sebbene sia stato assodato che i due non si conobbero mai. "In quel periodo, suppone Maria Mayr, in tanti Paesi c’era qualcuno che pensava ad una macchina da scrivere, si vede che i tempi erano maturi per questo tipo di invenzione”.

franklin usa

discover Franklin (1891, USA)

Questa macchina da scrivere battezzata con il nome del presidente degli Stati Uniti Benjamin Franklin venne prodotta nel 1891 a Boston dalla Franklin Typewriter Company. Il suo peso relativamente leggero (7 kg) ne fa l’antesignana delle macchine da scrivere da viaggio.
 dsc7535

discover Underwood 5 (1896, USA)

Con 12 milioni di pezzi prodotti dalla Wagner Typewriter Company, il modello "Underwood 5" è la macchina da scrivere più venduta nel mondo. Il suo inventore fu Franz Xaver Wagner, un meccanico tedesco trasferitosi a ventisette anni negli Stati Uniti dove divenne uno dei più grandi esperti di macchine da scrivere.

Ewald Lassnig, storico cronista di Parcines, ha invece una visione diversa della questione. Corre voce infatti che Sholes fosse andato una volta a Vienna e avesse avuto modo di sbirciare il quinto modello di Mitterhofer: Lassnig non lo dice esplicitamente, ma fa intendere che l’americano avrebbe copiato dall’artigiano di Parcines. C’è peraltro da dire che la figlia di Sholes ha dichiarato sotto giuramento che suo padre non si è mai recato a Vienna. Sia come sia, Lassnig afferma con risoluta fierezza che la prima lettera al mondo scritta con una macchina da scrivere è di Mitterhofer e che il suo modello fu il primo che avrebbe potuto essere prodotto in serie.

Un colpo di fortuna

Nel 1997 Parcines decise di rendere omaggio al genio creativo del suo illustre compaesano con una grande mostra. La notizia arrivò alle orecchie di Kurt Ryba, che nella sua casa di Monaco di Baviera ormai non aveva quasi più spazio per la sua collezione di macchine da scrivere e decise di donare il suo tesoro al paese natale di Mitterhofer.

Il pezzo più pregiato della collezione è senza dubbio la Malling Hansen, la cosiddetta "palla da scrittura" che fu immessa sul mercato nel 1867 dall’inventore danese Rasmus Malling-Hansen. Si tratta della prima macchina prodotta in serie e messa in vendita al costo di circa quattrocento fiorini, una somma che all’epoca non poteva permettersi praticamente nessuno.

Ma qual è la molla che spinge a collezionare macchine da scrivere? Queste le parole di Kurt Ryba: "Io colleziono anche macchine fotografiche e calcolatrici, ma la macchina da scrivere è l’unico oggetto che riesce a coniugare tecnologia meccanica ed estetica. Le altre apparecchiature sembrano più o meno tutte uguali, le macchine da scrivere no". Se si chiede a Ryba quale modello gli sta più a cuore, la risposta è immediata: "La mia macchina preferita è senza dubbio la princess gold", una delle due macchine laccate in oro esposte nel museo di Parcines. "Si tratta di una macchina di straordinaria bellezza, prodotta in pochissimi esemplari. Per più di dieci anni l’ho cercata ovunque inutilmente, poi un giorno mi chiama un mio amico collezionista e mi offre una Princess che aveva scovato in un piccolo mercato delle pulci di provincia. Devo dire che per me è stato un gran colpo di fortuna!"

Giunti alla fine, non si risolve il dilemma di chi sia il vero inventore della macchina da scrivere. A Parcines non hanno dubbi in merito: il primo a costruire una macchina da scrivere in grado di essere prodotta in tutto il mondo è stato Peter Mitterhofer. Il quale ne era talmente convinto da scriverlo in una poesia: "Le macchine da scrivere devono la loro nascita a Merano, dove nel 1864 un carpentiere le ideò".

Testo: Stefanie Geier
Traduzione: Dora Vannetiello
Immagini: Alex Filz e Museo delle macchine da scrivere Parcines

La @ non è figlia dei nostri tempi

Ad inventarla furono i Veneziani che la usavano come abbreviazione commerciale per l'anfora per registrare la quantitá di merce caricata in nave. In seguito la chiocciolina ha fatto il suo ingresso nel mondo commerciale anglosassone con il significato di "at price of - al prezzo di".