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novembre 2015

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Silenzio per favore!

In cerca di un po’ di pace? Cinque strategie concrete per ricavarsi un angolo di quiete. In Alto Adige o a casa vostra.

Il vero lusso oggi è potersi permettere tempo, spazio e silenzio. Da dove cominciare? Noi abbiamo deciso di raccogliere luoghi, testimonianze e sensazioni per apprezzare e imparare a usare il silenzio. Cinque modi per viverlo, tra luoghi mistici e non, da soli o in compagnia. Vi sembra un controsenso? Leggete e scoprite come fare.

Anche voi volete trovare un po’ di quiete? Vorreste una via di fuga dallo smartphone che continua a squillare? Se cercate una risposta a queste domande, noi vorremmo farvi qualche proposta concreta.

Per prima cosa, abbiamo voluto provare il silenzio personalmente, visitando un luogo con una storia unica, un ex convento, oggi diventato ambiente di vita per una comunità laica: il borgo di Certosa in Val Senales si sviluppa ancora oggi sulle tracce dei monaci certosini che osservavano la regola del silenzio per tutta la propria vita. Se sognate una vacanza in cui ascoltare solo i suoni della natura e dimenticare internet, allora consultate la mappa a margine che raccoglie una serie di strutture in cui l’invasione della tecnologia è ridotta al minimo.

Non vi bastano queste ragioni per scegliere il silenzio? Bene, allora ascoltate la testimonianza di Michil Costa, che per un giorno a settimana se ne sta in silenzio, guarda il mondo passare e tace ma senza rinunciare a nulla.

Michil, la meditazione e Mahatma Ghandi

Ogni lunedì per ventiquatt’ore, Michil, oste della Val Badia, come lui ama definirsi, tace. Quando ho saputo della sua storia, in un giorno di ferie, ho deciso anche io di provarci. Che sarà mai una giornata di silenzio in cui non dar voce ai miei pensieri? Easy. Tengo il becco chiuso. Com’è andata? Dopo tre ore ero già lì, spritz alla mano, in un affollato bar a chiacchierare del più e del meno: fallimento pieno ma consapevole. Ho capito che avrei dovuto lavorare tanto per riuscire a tacere per ventiquattr’ore. Pertanto, ho deciso di appellarmi direttamente a Michil, per sentirne le ragioni, trovare un metodo. E avere la certezza che farcela non è una missione impossibile.

Michil, com’è arrivato alla decisione di osservare il silenzio per un giorno a settimana?
Nel mio caso non c’ è stata un’un’esperienza unica da cui è scaturito il tutto. Mi sono semplicemente avvicinato sempre di più alla filosofia buddista e mi sono accorto che con una maggiore consapevolezza di me stavo meglio, che potevo raggiungere la felicità immediatamente. Quando prendo atto di quello che mi sta succedendo in un determinato momento sono felice. A questo mi serve il silenzio, ad avere consapevolezza del qui e ora.

Per consapevolezza intende una consapevolezza di quello che avviene all’esterno o nell’interiorità?
Io parto sempre dal concetto che quello che vediamo fuori è un sogno, mentre quando ci guardiamo dentro ci svegliamo. È tutto dentro di noi. La meditazione ha due caratteri, uno dei quali è essere consapevoli di quello che succede intorno a noi. Ad esempio quando cammino in montagna devo sentire il rumore dei miei passi, gli uccelli che cantano, il soffio di vento che mi accarezza in viso. L’altro aspetto è provare a percepire solo me stesso, quello che ho dentro di me. Per consapevolezza intendo soprattutto essere presente nel momento.

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Stare in silenzio significa imparare ad essere più consapevoli. Così la pensa Michil Costa, oste dell'Alta Badia.

Silenzio! Parla io mio io

È un po’ un contrasto rispetto a quello cui siamo abituati oggi. L’essere multitasking teconologicamente ci ha portato ad essere multitasking anche nella vita. A non disconnetterci mai. Il lunedì le serve a fare le cose diversamente?
Esattamente questo. È guardare le cose con distacco, senza farmi prendere dalle emozioni, dalla passione, dal pathos, dalla sofferenza. Vedere le cose come se fossero lontane, staccate da me. Lascio che il silenzio mi scuota. Io poi apro e lo accolgo. È come uscire da me e guardarmi. Mi è di grande aiuto, riesco a staccarmi. O essere partecipe se voglio. Di lunedì non faccio mica l’eremita! Vado persino a fare una bevuta con gli amici.

Ci illustra ad esempio come avviene una bevuta con gli amici il lunedí?
(ride, ndr) Nulla di chè. Porto il mio blocchetto. Le assicuro che quando si sta in silenzio non scrivo di certo "ah che vento che c’è oggi".

Quindi aumenta anche la qualità delle conversazioni, se vogliamo, o del nostro tempo in generale.
Assolutamente. E ti rendi conto del peso che hanno le parole, cosa cui di solito non pensiamo, usando noi la voce. Quando le cose le scrivi, cosa che comporta anche una fatica, ci pensi bene, stai più attento. Il silenzio mi piace però perché posso anche scegliere di estraniarmi. Stare con me stesso o stare con loro. E capire la differenza. Perché appunto non siamo multitasking.

O almeno non siamo fatti per esserlo…
Esatto! E quindi dobbiamo vivere il tempo. Solo lo spirito del silenzio comprende lo spirito.

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Spesso tutto ciò che serve per ritrovare se stessi è abbandonarsi al silenzio. Noi siamo andati a sperimentarlo personalmente a Sabiona, convento della Valle Isarco.

Silenzio guadagnato

È in un certo senso un paradosso della nostra società poter comprare rumore in forme diverse ma non poter acquistare il silenzio.
È proprio così. Passando a dati più pragmatici, nella sola Europa cento milioni di persone sono esposte a inquinamento acustico. In venti milioni soffrono di disturbi del sonno e di disturbi indotti dal ruomore, si hanno problemi oggettivi di salute. E sarebbe bello se si potesse acquistare il silenzio. Viviamo continuamente esposti a questo inquinamento. Ne va della nostra salute. Così come posso essere più sano in base a quello che mangio, posso anche essere più sano se ho la capacità di estraniarmi.

Osservare il silenzio tuttavia ci porta ad ascoltare il nostro caos interiore. Lei ha avuto difficoltà all’inizio del suo percorso?
Sí e anche adesso. Faccio una fatica ad essere consapevole! Ci provo continuamente ad esserlo di più e questo mi porta a notare le tante cose inutili che faccio durante la giornata. Anzi proprio queste cose inutili mi hanno indotto a iniziare questo percorso di silenzio. Ho saputo che Mahatma Gandhi aveva il suo giorno del silenzio. Dunque, se una persona di questa caratura, che dialogava con i più grandi del mondo, ha deciso che poteva e doveva stare in silenzio, penso che anche io, piccolo oste della Val Badia, di poter e dover starmene in silenzio. Non ho cose così importanti e intelligenti da dire.

Beh, alla luce di questo esempio potremmo dire che stare in silenzio è insieme un lusso e una rinuncia.
È il vero lusso. Quando le esigenze primarie dell’uomo sono garantite - parlo delle esigenze del nostro mondo, bisogna sempre fare una differenza rispetto all’altra parte del mondo che non vive nel benessere-ovvero mangiare e avere un tetto, devo rendermi conto che il lusso è avere tempo, silenzio e spazio.

Distorsioni interiori

Anche passeggiare è un modo per esercitare il silenzio. 
Le dirò una cosa, spesso vado in montagna con la scusa di pensare a come risolvere un problema. E invece vado e penso solo ai miei passi. Non penso a niente. E raggiungo la felicità più piena. 

Ci sono dei giorni in cui stava per rinunciare al lunedì di silenzio?
Sette o otto anni fa, quando ho cominciato, la notte prima del giorno del silenzio non riuscivo a dormire. Fare ventiquattr’ore di silenzio è molto più difficile di quanto si pensi. Mi facevo mille domande, mi chiedevo "ma se domani devo chiedere un caffè come farò?". 

Sarà andato lì col suo taccuino… 
Sí infatti e le persone mi hanno preso per matto! E anche questo è interessante, mi fa pensare a quanto sia facile giudicare gli altri…

Lusso, rinuncia o percorso spirituale? A me non è ancora ben chiaro cosa significhi riuscire a starsene zitti per ventiquattore. Il fatto è: sono ancora più motivata a riprovarci. Voglio anche io la mia fetta di lusso. 

Testo: Dora Vannetiello
Video: Alexander Schiebel

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discover Maria Ancilla Hohenegger

La madre badessa del monastero di Sabiona in una giornata di primavera ci ha spiegato cosa significa osservare il silenzio per tutta la vita.

Quando sei giovane, sei piena di slancio ed entusiasmo. Dire il rosario, recitare i salmi... col tempo si cambia. E non hai più bisogno di parole. Ti basta stare in silenzio. Io penso che il silenzio si riconduca fondamentalmente a Dio. Maria Ancilla Hohenegger, madre badessa

Una vacanza a zero impatto digitale

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Rifugio Odle S. Maddalena 39, 39040 Funes (BZ) 0474 978436

Hotel Rosalpina Palmschoß 292, 39042 Bressanone (BZ) 0472 521 008

Agriturismo Obermichelerhof Via Hocheck 1, 39030 Sesto/Moso (BZ) 0474 710494

Rifugio Bonner Candelle, 39034, DOBBIACO (BZ) 3409428264

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Rifugio Schätzer Eores, 39040 (BZ) 0472 521343

Maso Untersteinhof Via Bachweg 23, 39010 Verano (BZ) 0473 278175

Rifugio Perseiderhof Via Petschieder 5, 39040 Luson (BZ) 0472 414006

Rifugio Monte Cavone Lavina Biancha 43, 39050 Tires al Catinaccio (BZ) 347 8131152

Hotel Bad Dreikirchen Trechiese, 12 39040 Barbiano (BZ) 0471 650055

Hotel Edelweiss Slingia 23, 39024 Malles (BZ) 0473 831441

Briol Barbiano, 39040 (BZ) 0471 650004 o 335 8031621

Mappa

Specchio dell’anima

A percepirlo sono anche gli ospiti che decidono di pernottarvi. Abbiamo deciso di dar voce a Maria Ancilla Hohenegger, madre badessa del convento che, per regola e per scelta, normalmente preferisce il silenzio alla parola. "Per molti il silenzio è sinonimo di meditazione zen e pratiche orientali che implicano uno svuotarsi. Per noi cristiani la meditazione e il silenzio sono tutta un’altra cosa. Io avrei paura della sensazione di vuoto, del nulla. Di non pensare a nulla.
Nella nostra vita in convento dovrebbe esserci molto più silenzio di quello che pratichiamo realmente. Io dico che solo attraverso il silenzio riesco a capire come sto interiormente, perché comprendo il mio legame con Dio, che è lo specchio del mio mondo interiore. Se qualcosa non va in me, si ripercuote anche sul legame con il divino, indipendentemente dal fatto di chiamarlo Dio o con altro nome. Per questo noi abbiamo il silenzio.
In convento osserviamo diverse ore di silenzio, solo la sera c’è la ricreazione, circa un’ora in cui possiamo confrontarci. Alle 20:00 poi c’è la compieta, l’ultima ora di preghiera, dopodiché in convento cala il silenzio. Noi lo chiamiamo il grande silenzio, durante il quale si parla esclusivamente in caso di emergenza. Ed è un tempo in cui ci si può davvero riprendere, ci si rilassa. Possiamo parlare di nuovo solo alle 5:30, durante le preghiere della prima ora.
Spesso anche i nostri ospiti cercano il silenzio o lo osservano, a volte partecipano ai nostri momenti di preghiera, sebbene non siano obbligati. In quanti ci dicono che qui si rilassano! Con solo una TV in una sala comune e l’auto piuttosto lontana, in tanti da noi riescono a ricaricare le batterie, senza che facciamo davvero qualcosa.
Io penso, però, che anche il silenzio abbia bisogno di interferenze ogni tanto. La tecnologia in piccole dosi è entrata anche io convento, ad esempio gli affari amministrativi li sbrigo con il pc e abbiamo persino un indirizzo mail.