Saslonch Suite

Il ritmo del jazz porta fino in cima. Alpinisti e musicisti sono andati alla conquista del Sassolungo.

  • novembre 2015

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Saslonch Suite

Il ritmo del jazz porta fino in cima. Alpinisti e musicisti sono andati alla conquista del Sassolungo.

Un gruppetto di alpinisti e musicisti ha trasportato trombe, batteria e sax in spalla, insieme a ganci e corde, grazie alla folle idea di Klaus Widmann, direttore artistico del JazzFestival Alto Adige. Il risultato? Un'imprevedibile esperienza musicale: la Saslonch Suite.Klaus Widmann è un medico, il cui cuore batte a un ritmo molto particolare: quello del jazz. Ma è anche colui che in Alto Adige ha trascinato il jazz fuori dai caffè e dai teatri per portarlo nelle location più inaspettate, fin sulle Dolomiti. E quando il suo cuore trova il ritmo giusto, non c’è niente che possa fermarlo. Nel 2014 gli è saltato in mente di combinare jazz e alpinismo, due delle sue più grandi passioni. Proprio come la musica, anche l’alpinismo è fatto di ritmo. E solo trovando il proprio si riesce a raggiungere la vetta.

L’idea

Alla Saslonch Suite Widmann ha lavorato a lungo. Sei mesi di lavoro intenso e inaspettato. Era come avere in testa una sinfonia senza sapere quali elementi orchestrali avrebbero dovuto eseguirla. Come avrebbero potuto dei musicisti riuscire a scalare il percorso lungo la parete del Sassolungo che aveva scelto appositamente? E il jazz? Non poteva lasciarlo di certo in disparte! Anzi, la musica avrebbe dovuto fare da sottofondo, anche per l’alpinista. Ecco l’intuizione: una jazz suite che si muove, cresce e muta in simbiosi con l’escalation (non solo verticale) dell’alpinista.

L’idea si concretezzò quando Klaus Widmann conobbe il belga Cédric Favresse, un jazzista con una speciale inclinazione per l’alpinismo, che non di rado pratica con i suoi fratelli. Olivier e Nicolas Favresse e Sean Villanueva, compagno di avventure dei Favresse, sono climber professionisti che durante le scalate suonano flauto e ukulele. Nel 2010 è stato assegnato loro il Piolet d’or, l’oscar dell’alpinismo, per aver scalato in Groenlandia nove grandi pareti mai tracciate. In montagna il trio porta sempre con sé gli strumenti musicali: "Durante una scalata si ha molto tempo libero. Allora ci mettiamo a suonare", racconta Nicolas.

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Il ritmo del cuore

L’idea era quella di mettere insieme persone che non si incontrano tutti i giorni. Klaus Widmann ha cercato musicisti abbastanza coraggiosi da voler provare l’impresa - perché è di questo che si tratta, di un’avventura musicale e sportiva. E ha anche coinvolto i Catores, il leggendario gruppo di alpinisti altoatesini, per pianificare il percorso giusto, quello in cui i battiti del cuore dell’alpinista si sarebbero trasformati in toni musicali. Sarebbe stata una composizione a più mani: l’alpinista, i suoni cadenzati sull’arrampicata, la voce del cantante e i cuori pulsanti degli spettatori. Tutti in un’unica orchestra. Widmann è riuscito a pianificare l’inpianificabile. Anche il suo cuore è in fibrillazione.


Imprevisti a lieto fine

Il telefono squillò inaspettato qualche giorno prima dell’evento. 
"Pronto?". 
"Signor Widmann è stata ritrovata una granata della prima guerra mondiale nella zona del Sassolungo. L’intera zona è stata evacuata". 
Il concerto era a rischio. I carabinieri di certo non si sarebbero preoccupati di un esperimento musicale, quando in gioco c’era l’incolumità collettiva. 
"Potrebbero passare parecchi giorni prima che il grado di allerta venga ridotto", gli dissero. 
A salvare la Saslonch Suite ci ha pensato, per fortuna, l’influente gestore del rifugio Comici.
29 giugno 2014, il gran giorno. Il cielo di una mattina di piena estate è denso di nubi, ma il gruppetto di musicisti, alpinisti e cameramen alle sette del mattino è già in marcia. Dopo l’allarme di qualche giorno prima nulla potrebbe fermare l’evento. Tantomeno la pioggia. A poco a poco arrivano anche i primi spettatori, in funivia o a piedi. Sean Villanueva, Nicolas e Olivier Favresse sono pronti ad affrontare la scalata della sporgenza del Sassolungo. Alla loro sinistra, a seguirli appesi alla parete, i sassofonisti Florian Trübsbach e Cédric Favresse insieme al trombettista Matthias Schriefl. Dalla sua tromba si leva la fanfara: gli sguardi di tutti si rivolgono verso l’alto, verso i puntini colorati lungo la parete dolomitica. Gli alpinisti hanno davanti a sé un’arrampicata mai effettuata prima, a strapiombo su dieci metri di vuoto.

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Dolomiti e musica

"L‘improvvisazione musicale e l’alpinismo hanno molto in comune: entrambi comportano un rischio. Entrambi vogliono raggiungere l’apice, ma non si ha certezza che ciò avvenga", afferma il batterista svizzero Lucas Niggli. "Quando si scala il ritmo è tutto". Nicolas Favresse, alpinista e musicista, lo sa bene.
Durante l’evento sul Sassolungo l’aria è pervasa di energia musicale; i musicisti, con i loro effetti sonori, come in una marcia, accompagnano l’alpinista fino in cima. Il cantante Andreas Schaerer ansima, sospira, gracchia, assecondando i movimenti di Favresse. E lui ce la fa. È in cima.
Pausa.
Tu-tum. Tu-tum.
I radiomicrofoni trasmettono la musica del cuore di chi è arrivato in vetta.

Klaus Widmann lo presentiva. E adesso ne ha la prova: il jazz e la montagna si compenetrano, si compensano, si completano. "Montagne e musica appartengono l’un l’altra. Non capisco perchè sono così pochi i musicisti che scalano e viceversa".
Che sia da aspettarsi un’inversione di tendenza?

Testo: Dora Vannetiello
Video e Foto: Echo Film

Windkraft

"Teniamo alla cultura e all'arte. Ma non saremo mai un gruppo che suona per cinquecento persone". A parlare è Roberto Gander, presidente di "Windkraft", l’ensemble per musica nuova. "Se la musica sperimentale diventasse un fenomeno di massa, dovremmo farci qualche domanda", completa Eduard Demetz, direttore artistico Windkraft.

Musicisti dall’Alto Adige e dal Tirolo, un comitato artistico, un direttore d’orchestra e tanta sperimentazione. Windkraft è una banda (a loro piace definirsi così) sperimentale, non solo per la musica delle loro performance, bensí anche per il concetto artistico che il gruppo racchiude in sé. Si tratta, infatti, di una gruppo di fiati e percussioni che si pone l’obiettivo di superare i confini, non solo metaforicamente. Windkraft prende vita nel 1999 in Tirolo; poi, dal 2004, il progetto si allarga oltralpe: nasce così una banda italo-austriaca, "una fusione che sta a rappresentare la tradizione musicale dell’arco alpino. Mettiamo insieme due culture e coinvolgiamo gli studenti di conservatori austriaci e italiani", continua Roberto Gander. L’obiettivo? "Risvegliare l’interesse per la sperimentazione musicale e verso tutto ciò che è nuovo", continua il presidente.

Il gruppo, che fino a oggi ha tenuto più di trenta prime musicali, non si ferma ai confini europei, ma valica volentieri anche quelli internazionali. "A luglio siamo stati a Pechino, al Conservatorio Centrale di Musica in occasione di un workshop di composizione. Lì abbiamo suonato insieme a musicisti cinesi che suonano strumenti tradizionali come la pipa, antesignana del violino, e lo sheng, uno strumento a fiato con canne di bambù" continua Gander.
Una cosa è evidente: quelli di Windkraft mischiano i generi ma hanno anche le idee molto chiare. "Non vogliamo avere un genere specifico, né un sistema. Siamo piú per il fai da te", afferma il direttore artistico Demetz sorridendo. Windkraft è un catalizzatore musicale e culturale.