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novembre 2016

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Pop ladino

Il ladino diventa musica grazie al gruppo pop delle Ganes. E si trasforma in versi attraverso la penna di Rut Bernardi.

Il ladino è la lingua originale dell’Alto Adige, eppure solo nel 1951 è stata riconosciuta tra le lingue ufficiali della Provincia autonoma di Bolzano. Con soli 35.000 parlanti nell'arco dolomitico , il ladino è uno dei gruppi linguistici più piccoli d’Europa; in Alto Adige sono 18.000 le persone di madrelingua ladina, tra loro il trio pop Ganes, originario dell’Alta Badia, che può esprimersi in musica solo in ladino, e la scrittrice Rut Bernardi, che dà ai ladini storie nella propria lingua. Proprio lei ci dà cinque buone ragioni per parlare la lingua con cui siamo cresciuti.

Suddivisione linguistica in Alto Adige

Italiano

26,06%

Tedesco

69,41%

Ladino

4,53%

#1

Bon di, Rut! E già ci si sente a casa

Andare dal medico non è tra le esperienze più piacevoli della vita. Però Rut Bernardi ha almeno un buon motivo per cui essere felice quando deve andare dal dottore: potrà parlare in ladino, la sua lingua. La scrittrice Rut Bernardi vive a Chiusa, un comune alle porte della val Gardena, in cui è cresciuta. Qui e in altre quattro valli vicine, da circa 2.000 anni, le persone parlano ladino, per un totale di 35.000 parlanti in tutto l’arco dolomitico. Questa lingua reto-romana è nata dal contatto della lingua dei reti con il latino volgare e oggi costituisce una delle lingue ufficiali dell’Alto Adige. Un esempio su tutti, i segnali stradali in tre lingue: Ortisei, Urtijëi, St. Ulrich.

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A venticinque anni Rut Bernardi ha capito che solo in ladino, la sua madrelingua, avrebbe potuto esprimersi pienamente. Oggi è una scrittrice e letterata.

#2

Parlare è meglio che sciare

Per la scrittrice e letterata Rut Bernardi, il ladino è più di un segno della propria identità: è anche il suo mezzo di espressione artistica. Tuttavia non è sempre stato così. Da ragazza non le sarebbe mai venuto in mente di definirsi ladina. Per farci capire come sia potuto accadere, questa donnina delicata con la frangetta nera e gli occhiali tondi, ci conduce in cantina. Lì, appoggiati alla parete, stanno cinque paia di sci, provenienti da un tempo in cui gli sci carving non erano neanche ancora in cantiere e in cui Rut Bernardi era nella seconda scelta della nazionale italiana sci. Intraprendere la carriera sciistica era una scelta di vita frequente per i gardenesi. A quei tempi Rut faceva parte dello sci-club e frequentava un liceo sportivo in Austria per prepararsi a scendere sulle piste più ripide del mondo. Nelle sue valigie, accanto all’attrezzatura sportiva, tuttavia, non mancavano mai i libri. "Col tempo ho capito di non essere fatta per lo sci", racconta oggi la scrittrice.

Ladino in musica

I testi della band pop Ganes sono comprensibili solo per gli abitanti della valle in cui sono cresciute: Marlene Schuen, sua sorella Elisabeth e la cugina Maria Moling cantano in ladino. "Se ha senso cantare nella nostra lingua madre? Ce lo siamo chieste, ma solo così possiamo comunicare le nostre emozioni". A volte riscrivono le proprie canzoni in inglese. "Ma quella è tutta un’altra musica", afferma Maria Moling. Nel 2014 è uscito il loro quarto album, Caprize. Nella mitologia ladina le Ganes sono ninfe che possono portare sia fortuna che sfortuna; le nostre Ganes, invece, scivolano in ruoli diversi, si travestono, la loro musica mescola stili, armonie, ritmi secondo le loro voglie. Jazz, classica ed elettronica.
Le tre musiciste hanno studiato musica e canto, le due sorelle suonano il violino, Maria Moling la batteria. Nel 2010 hanno prodotto il primo album, Rai de Sorëdl, raggio di sole. Da allora tengono circa ottanta concerti ogni anno. (dv)

#3

La lingua dà fiducia in se stessi

Giocare con le parole le piaceva da sempre molto più di affrontare lo slalom. Scriveva volentieri in tedesco, eppure la sua appartenenza linguistica era un’altra. Quando a venticinque anni le capitò di tenere una conferenza in Val Gardena in ladino, le si aprì un mondo nuovo: era come se avesse scoperto l’esistenza di una nuova dimensione. "Tutto è stato veloce e spontaneo e da allora non sono più tornata indietro". Rut Bernardi ha iniziato immediatamente a scrivere in ladino, prima solo poesie, poi racconti. È lei l’autrice delle prime poesie dadaiste in ladino e di diversi sonetti, di cui gradiva l’ordine matematico nella composizione. In seguito si è recata in Svizzera per partecipare alla redazione di un dizionario reto-romano presso l’Università di Zurigo. Aveva circa trent’anni quando è tornata a casa e da allora vive a Chiusa, lontano ma abbastanza vicino alla sua valle ladina.

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Rut Bernardi, poetessa, scrittrice e letterata ladina.

#4

La lingua è un racconto e i racconti diventano lingua

In realtà Rut Bernardi vorrebbe scrivere un romanzo. "Ma per farlo avrei bisogno di tre anni", racconta. Tutto questo tempo Rut non ce l’ha. La scrittrice, infatti, non si è stabilizzata su un genere, lavora secondo i progetti, come traduttrice, altre volte come linguista e in alcuni casi anche come giornalista. "Sono una factotum", dice ridendo. E adesso dovrebbe avere anche tempo per poter scrivere altri racconti. Dopo il programma Mammut a cui ha lavorato giorno e notte, finalmente ora può concedersi anche elaborati più leggeri. Nel frattempo insieme a Paul Videsott si è anche dedicata a lungo alla stesura di una storia delle letteratura ladina.

L’idea le è venuta durante un viaggio nel cantone dei Grigioni in Svizzera: "Lì ho visto dei bellissimi volumi di storia della loro letteratura". Per il progetto, Rut Bernardi ha svolto ricerche su duecentocinquanta autori e autrici che nelle cinque valli hanno scritto in ladino e su tutti loro ha redatto biografia e bibliografia con estratti esemplari. Ovviamente è anche andata a conoscere personalmente tutti quelli che tra loro sono ancora in vita. Di fronte a un impegno tanto ambizioso il fattore tempo diviene molto relativo, fino quasi a scomparire. Ma la passione di Rut Bernardi non converge tutta solo in questo progetto.

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Il ladino è parlato in cinque valli, ognuna delle quali ha la propria forma scritta. Secondo Rut Bernardi, bisognerebbe creare uno standard unico di ladino scritto.

#5

La lingua è un lasciapassare

Da tempo Rut Bernardi spera che venga introdotto uno standard linguistico unico per la lingua scritta in tutte le valli dolomitiche. In fin dei conti una volta che il lavoro linguistico è stato fatto e grammatica e dizionario già esistono, la lingua scritta potrebbe già funzionare. "Così si risparmierebbe tempo e personale. Invece di cinque libri ne basterebbe uno". Ma per questo, secondo lei, i tempi non sono ancora maturi. Forse lo saranno in due o tre generazioni.

C’è stato un periodo in cui Rut Bernardi teneva un piccolo corso di ladino per radio. Allora le persone la salutavano spesso per strada: "Bon dì, Rut", le dicevano. Una bella soddisfazione per la scrittrice gardenese che solo una cosa proprio non sopporta: essere scambiata per un’ambasciatrice della lingua ladina. Nulla la fa arrabbiare più di essere invitata a tenere una lezione e dover rispondere a domande riguardanti la storia, la geografia o la scuola nel mondo ladino. La sua opera non ha nulla a che fare neanche con la politica. "Per me cultura e lingua sono in primo piano".

La vita di Rut Bernardi è stata e resta la letteratura. Solo la gatta Tita può farle compagnia durante le ore passate a scrivere e ascoltare Rut quando gioca col suono delle parole, mentre legge più volte le sue poesie onomatopeiche. Artista perfezionista qual è, per Rut Bernardi è difficilissimo ultimare un lavoro. "Arriva un momento in cui mi dico: basta così. Anche se non sono pienamente soddisfatta. In fin dei conti noi ladini diciamo: n lëur mez fat ti mostren mé a n mez mat’ – un lavoro a metà si mostra solo a un mezzo matto".

Testo: Verena Duregger
Traduzione: Dora Vannetiello
Foto: Alex Filz


Un assaggio di ladino.
Una poesia letta da Rut Bernardi.

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discover I versi di Rut Bernardi

Rut Bernardi è la testimonianza vivente che gran parte della nostra personalitá dipende dalla cultura e la lingua in cui cresciamo. La scrittrice è marcatamente ladina. E ne è orgogliosa.