Ciao. Hallo. Assudei.

La lingua che parliamo è parte della nostra identità. Ecco la risposta dell’Alto Adige alle sfide del plurilinguismo.

  • settembre 2015

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Ciao. Hallo. Assudei.

La lingua che parliamo è parte della nostra identità. Ecco la risposta dell’Alto Adige alle sfide del plurilinguismo.

Un popolo fatto di due lingue. Un buongiorno pronunciato al bancone del bar accanto a un Gutenmorgen, poco prima di ordinare un espresso e mai un Kaffee, che è il fratello annacquato servito oltralpe, subito dopo il Brennero. Il fattore bilingue è uno dei segni dell’identità dell’Alto Adige: una terra in cui un italiano si sente a casa. E un tedesco pure.In tempi in cui l’inglese funge da lingua franca, parlare due lingue è spesso un dato culturale accessorio e non necessario. Ma non per gli altoatesini, che in questa quotidianità crescono, convivono o ne sono completamente immersi. Come Letizia Ragaglia, direttrice del Museion - museo di arte contemporanea di Bolzano, che abbiamo ritratto in un video. Oppure come le nuove generazioni, già pronte a un ennesimo cambiamento.

Una lingua o due?

Quando Silvia si arrabbia, esiste solo e soltanto l’italiano. "Perché mi vengono in mente più parolacce". Lei conosce bene la differenza tra le espressioni forti in tedesco e quelle in italiano. Lei sa bene che per inveire, il tedesco è decisamente più noioso. In fin dei conti è cresciuta in Alto Adige, dove i cartelli stradali sono bilingue e un buon espresso è altrettanto importante come un buon piatto di canederli, entrambi lascito di due culture.

La famiglia di Silvia è una delle tante bilingui dell’Alto Adige. La madre, Sara, è di Roma, mentre il padre è un altoatesino di madrelingua tedesca. I suoi genitori hanno deciso di crescere la propria figlia parlando due lingue: Sara le parla in italiano, il padre in tedesco. Sempre molte più coppie in Alto Adige, consapevoli dei benefici che l’apprendimento di due idiomi comporta già durante l’infanzia, superano i limiti linguistici.

La pensa così anche Rita Franceschini, linguista e direttrice del Centro Competenza Lingue della Libera Università di Bolzano: "I bambini che crescono parlando due o più lingue sono come dei giocolieri che giocano con più palle. Sono più flessibili e agili con le lingue". Attraverso la risonanza magnetica Rita Franceschini ha anche dimostrato recentemente che i bambini che sin da piccoli si muovono tra lingue diverse, attivano determinate zone del cervello che favoriscono le capacità di scelta.

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Una consapevolezza che in Alto Adige, così come in molte altre regioni d’Europa, non è sempre così ovvia. Duri pregiudizi vengono impiegati contro l’educazione bilingue : i bambini non imparano bene né l’una né l’altra lingua, è una fatica che li confonde.

Silvia non sembra affatto confusa. Al contrario, la dodicenne è una normale teenager, sveglia e aperta. Proprio come la sua amica Valentina. Quando vanno insieme in vacanza in sud Italia, le due usano il tedesco come una lingua segreta, praticamente quando vogliono scambiarsi qualche parola sui ragazzi. Silvia, capelli lunghi e occhioni nocciola, e la biondissima Valentina: insieme sono la personificazione dei cliché tra italiani e tedeschi. O meglio tra italiani e sudtirolesi, perché gli altoatesini non sono poi tanto tedeschi. Nella loro storia movimentata il rapporto più vicino col nord dell’Europa era l’Austria, non la Germania.

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Mix vincente

Anche Valentina, piuttosto schiva accanto alla più vivace Silvia, è cresciuta parlando due lingue: padre italiano e madre tedesca. Le prime parole di Silvia sono state in italiano. Il tedesco è arrivato un po’ più tardi. "E poi ha iniziato a usare parole così divertenti, un mix di entrambe le lingue”, ricorda la madre di Silvia. Ancora oggi Silvia mischia le due lingue ma di proposito.

Canto in italiano, racconti in tedesco, ginnastica in inglese

La scelta linguistica in Alto Adige non si lascia al caso. Le scuole sono o intedesco oppure in italiano. Unica eccezione sono le zone ladine (Val Gardena e Alta Badia), le cui scuole offrono lezioni trilingue. Alcuni istituti scolastici italiani a Bolzano si sono azzardati a tenere lezioni in più lingue. L’istituto privato delle Marcelline ha ricoperto un ruolo di precursore in tal senso: "Da noi già all’asilo si canta in italiano, teniamo racconti in tedesco e si fa ginnastica in inglese", afferma la direttrice Elisabetta Manzio. Nelle scuole in cui questo non è possibile, sono i genitori ad aggirare il sistema. E succede che in una classe delle scuole elementari con venti studenti solo quattro provengano da famiglie monolingui. Andando avanti con l’età sono gli studenti a scegliere, sempre più spesso, di frequentare per un anno la scuola nell’altra lingua. Come Federico Ferretti, studente italiano "emigrato" nelle superiori in tedesco: "All’inizio non capivo nulla, perché i miei compagni parlavano solo dialetto". Oggi Federico conosce non solo italiano e tedesco, anche il dialetto sudtirolese.

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Capire chi siamo

Le famiglie altoatesine sono sempre più mistilingui. Tuttavia in Alto Adige non c’è una statistica che le quantifichi numericamente. In compenso, l’istituto di ricerca EURAC attraverso il progetto Kolipsi ha chiesto a 1.500 studenti altoatesini sia in scuole italiane che tedesche, di indicare la propria appartenenza linguistica: 15% degli intervistati ha affermato di sentirsi bilingue, 4,5% di appartenere ad altri gruppi linguistici. Secondo la responsabile del progetto Andrea Abel, "la multiculturalità in Alto Adige non riguarda aolo le classiche 'vecchie' minoranze e relative lingue, piuttosto riguarda le 'nuove' minoranze".

Una scuola semplice come il plurilinguismo

"Il prossimo passo sarebbe senza dubbio avere una scuola perfettamente bilingue", auspica Sara, madre di Silvia: una richiesta che fino ad ora è rimasta inesaudita. La questione linguistica in Alto Adige non è ancora un tema facile, eppure, osservando Valentina e Silvia, si ha la netta sensazione che la prossima generazione troverà la propria strada nella varietà linguistica – anzi la vedrà come un vantaggio: "Se qualcuno mi parla in tedesco posso rispondere. E lo stesso vale anche per l’italiano", riassume Valentina. Così semplice può essere il plurilinguismo.

Text: Gabriele Crepaz
Video: Andreas Pichler

Tormentone slang

Noi diciamo "ciunga" per "chewing-gum". Altri (pochi a dire la verità) in Italia lo fanno. Di certo, solo noi diciamo "trincare" per bere. Perché deriva dal verbo tedesco "trinken". E poi "ketchmaio" per indicare la salsa rosa, mix di ketchup e maionese. Saltano fuori avverbi usati…alla bolzanina. Come "ben" posto davanti a un mucchio di aggettivi: ben bello, ben vero, ben giusto…"Fapunte" per temperamatite, "tippex "per bianchetto. E il veneziano che è l’aperitivo che a Padova chiamano spritz, ma da noi lo spritz è il vino con acqua minerale. La spuma, che è il succo di mele e non la cedrata. L’estivo, l’Hugo, lo" stutzen" che è il quartino di vino.
È incredibile quante diverse espressioni indichino lo stato di ubriachezza: tirarsi una fionda o una pezza, ciondola, stroppa…I "guzzoni" sono, o perlomeno erano, i vigili urbani, perché giravano in sella alle loro Moto Guzzi V35, rigorosamente bianconere. Il "ciospo" è una ragazza decisamente bruttarella e l’origine sarebbe un mix di due parole: la "cio" di ciodo e la "spo" di rospo. Chiaro no?

Tratto e adattato da Paolo Cagnan (2011) "Lo slang di Bolzano", Curcu & Genovese