Una mela tira l’altra

Hanno colori e gusti diversi, si chiamano in modo diverso. E guai a dire che vanno tutte bene per preparare lo strudel!

  • ottobre 2016

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Una mela tira l’altra

Hanno colori e gusti diversi, si chiamano in modo diverso. E guai a dire che vanno tutte bene per preparare lo strudel!

“Una mela al giorno, toglie il medico di torno”. Sono praticamente cresciuta con questo detto. Fa talmente parte delle mie credenze che non mi sono mai nemmeno soffermata a capire bene cosa intenda. Immagino sia semplicemente l’invito a mangiare tutti i giorni un po’ di frutta…

Mai avrei pensato però di scoprire che una mela può far bene alla salute in senso molto più ampio. Ho trascorso qualche ora con Christine Schönweger e Magdalena Thuile. Sono solo due delle numerose coltivatrici di mele dell’Alto Adige, ma rispecchiano a pieno le tipiche caratteristiche di chi ha reso protagonista nella sua vita questo tipico frutto altoatesino. In loro riconosco passione, dedizione, amore per la vita. E soprattutto vedo subito che stanno bene, sono felici, apprezzano ciò che hanno e fanno.

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La modernità… 

Quando raggiungo il maso Sandwiesenhof di Gargazzone, a pochi chilometri da Bolzano, non credo ai miei occhi. Immerso, direi quasi nascosto tra i meleti, si svela un edificio assolutamente inaspettato. È qui che vive la famiglia Thuile, papà, mamma e due figlie. È qui che coltivano 9.000 meli, su una superficie di 3 ettari. Mi aspettavo un tradizionale maso altoatesino. E invece eccomi davanti al primo maso “CasaClima A-Oro”. Magdalena Thuile mi accoglie oltre l’elegante cancello con un gran sorriso. È una donna solare, semplice, ma con le idee chiare. Ha molto lavoro da fare, la raccolta delle Gala è iniziata qualche giorno fa, ma ha anche parecchia voglia di trasmettermi la sua passione.

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Alle mie spalle si erge l’abitazione della famiglia, che si affaccia direttamente sui meleti. La scelta architettonica di un tetto a volta è curiosa. “Agevola la crescita delle piante che vi crescono sopra” mi spiega Magdalena. Ma ciò che più cattura la mia attenzione è la distesa di ordinati meleti e dei frutti maturi che risaltano sotto il sole.

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… e la tradizione. 

Mi sembra invece di fare un tuffo nel passato, di entrare nella favola de “La bella addormentata nel bosco”, quando varco l’antico cancello della tenuta Gaudenz di Parcines. Questo è il regno di Christine Schönweger, donna di stile che divide la sua vita tra il lavoro part-time nella scuola del paese e la cura della tenuta. Ha studiato moda a Milano, ma il destino aveva in serbo qualcosa di ben diverso per lei. Da 23 anni dedica la sua passione e la sua creatività al maso. L’edificio è molto antico, risale al 1348 e conserva ancora tutto il suo fascino. Mi guardo attorno curiosa. Non vedo i meli. “Li coltivo a pochi metri da qui, su un terreno di 2,5 ettari, suddivisi per quattro varietà: Gala, Golden Delicious, Red Delicious e Fuji” mi spiega Christine. Mi chiede se deve prendere con sé il “Klaubbox”, il tradizionale box per la raccolta. Ufficialmente inizierà a cogliere le Gala domani, con l’aiuto di suo figlio. Ma se vogliamo già oggi possiamo staccare qualche frutto maturo. Si incammina. Ai piedi calza delle sgargianti Five Fingers. “Amo il contatto con la natura, anche con i piedi – mi spiega ammiccando. – E sono comodissime!”.

La coltivazione

Le mele altoatesine sono coltivate da oltre 7.000 aziende agricole a conduzione famigliare. Possiedono mediamente 2,5 ettari di terreno e coltivano solitamente diverse varietà di mele. Il clima tipicamente mediterraneo dell'Alto Adige, caratterizzato da primavere piovose e da un'estate e un autunno assolati con elevati sbalzi di temperatura tra giorno e notte, è ideale per la coltivazione di questo frutto.

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Conoscono ogni melo

La sostenibilità e il rispetto per la natura sono dei principi fondamentali per la famiglia Thuile. Per questo dedicano anche la giusta attenzione all’ambiente e al prodotto. Mi basta uno sguardo attorno per convincermi del fatto che Magdalena e la sua famiglia curano ogni singola pianta del loro terreno con estrema cura e dedizione.

Mele biologiche

In Alto Adige il 4% della produzione totale di mele è biologica. Questa terra è il principale fornitore europeo di mele biologiche con circa il 40% della produzione. Le prime mele biologiche in Alto Adige risalgono agli anni ’80.

Seppur sia solo un campo coltivato, anche i meli di Christine trasmettono cura e passione. Seguo la coltivatrice mentre cammina tra le file di alberi precisi e ordinati. Lei, così come Magdalena e il 96% dei frutticoltori altoatesini, pratica la coltivazione integrata.

Significa che controllano regolarmente le piante e impiegano antiparassitari solo in caso di superamento della soglia di tolleranza. E il numero di sostanze consentite è comunque fortemente limitato.

Christine mi racconta un sacco di curiosità sulle mele, ma la vedo distratta. Guarda con attenzione i suoi alberi. Li conosce tutti e sa quali mele devono ancora maturare e quali invece non riceveranno il sigillo di qualità. “La gelata notturna del 27 aprile ha rovinato parte del raccolto. Il freddo è salito dal terreno – mi spiega Christine mostrandomi delle striature marroni su molte mele”. Poco o nulla si può fare in questi casi. 

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100 g di una mela cruda contengono:

Kcal

53

Carboidrati

11,4 g

Grassi

2 g

Proteine

0,3 g

Vitamina C

12 mg

Sodio

3 mg

Le mele hanno una consistenza compatta e succosa e sono costituite per l’84% da acqua, per l’8% da zucchero saccarosio, per il 2% da fibre e per lo 0,7% da acidi di frutta. Il contenuto di vitamina C dipende dalla varietà e può andare dai 3 ai 35 mg per 100 g.

Lavoro senza sosta

Siamo nel pieno del lavoro. Qui a Gargazzone, nel fondovalle, la raccolta comincia a metà agosto con le Gala e termina agli inizi di novembre con la Pink Lady. “Coltiviamo sei diverse varietà che vanno colte progressivamente una dopo l’altra” mi spiega Magdalena. La coltivazione delle mele implica un lavoro costante, mese dopo mese. Ora vedo la raccolta, ma c’è molto altro. Dopo la piantagione e la potatura, se necessario, i coltivatori devono essere pronti ad adottare misure antibrina e poi dalla primavera all’autunno sono impegnati nella cura dei meleti e la lotta ai parassiti. 

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Faccio davvero fatica a resistere, la tentazione di allungare la mano per cogliere una bella mela rossa è davvero grande. A me sembrano tutte perfette. Ma l’occhio esperto la vede diversamente. “Anche il mercato delle mele segue la sua moda – mi spiega Magdalena –. Oggi il consumatore predilige mele grandi e di colore acceso uniforme”. Magdalena stacca dall’albero una Gala con delle striature chiare. La sta per buttare a terra, non va bene. La blocco immediatamente. “Posso assaggiarla?” chiedo con l’acquolina in bocca… La addento, è bella compatta e croccante. Mi esplode in bocca un piacevole gusto, un equilibrio perfetto tra dolce e leggermente acidulo. Mele troppo piccole, di colore non uniforme o segnate dal freddo o dalla grandine, non supereranno i minuziosi controlli delle cooperative che commercializzano le mele dei coltivatori altoatesini. Ma saranno perfette per la produzione di puree marmellate, composte, succhi, mosto o aceto. Anche se non bellissime, infatti, sono però buonissime, al pari delle altre. 

Mela Alto Adige IGP

Tra le oltre 18 varietà di mele coltivate in Alto Adige, 13 hanno la denominazione europea IGP. Ce ne sono per tutti i gusti, dalle acidule: Granny Smith, Idared, Topaz e Morgenduft, a quelle aromatiche come: Gala, Jonagold, Elstar e Pinova. Le più succose sono: Braeburn, Fuji e Winesap e poi le più dolci e conosciute: Golden Delicious e Red Delicious.

Curiosi derivati

Scopro che le mele sono un frutto estremamente versatile. Io di solito le mangio crude, cotte al forno o le utilizzo per preparare lo strudel. A proposito, anche se ciascuno ha le sue preferenze, in questo viaggio tra i meleti ho scoperto che prepararlo è meglio utilizzare una varietà dal gusto acidulo, come ad esempio la Granny Smith.

Terminata la passeggiata tra i meleti, Magdalena mi invita a bere qualcosa di fresco. Prende una bottiglia, non è il classico succo di mele… Versa il liquido dorato nel flûte, si scatena una tempesta di bollicine. Sto per assaggiare il primo spumante di mele dell’Alto Adige. Lo produce il marito, Peter Thuile, dal 2010. È la sua grande passione. Prima di dedicarsi a tempo pieno alla cura del maso, lavorava in una cantina vinicola. Il processo di  produzione è laborioso e richiede molte ore di lavoro. Utilizza specifiche varietà delle sue mele: Pink Lady, Granny Smith e Braeburn.

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E anche Christine ha trovato buon uso per le mele che, per qualche piccolo difetto estetico, non riceveranno il sigillo di qualità. Mi invita a varcare un’antica porta di legno. Ecco il suo orgoglio: un alambicco. Eh si, dalle mele Christine produce grappa!

Testo: Valentina Casale
Foto: Ivo Corrà
Video: Martin Hanni