Marmo per Ground Zero

Il marmo di Lasa è da sempre usato per i monumenti. E presto ricoprirà la stazione più bella che il mondo abbia mai visto.

  • settembre 2015

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Marmo per Ground Zero

Il marmo di Lasa è da sempre usato per i monumenti. E presto ricoprirà la stazione più bella che il mondo abbia mai visto.

La ditta altoatesina Lasa Marmo ha ottenuto un contratto milionario: rivestire la stazione metro di Ground Zero con il bianco marmo di Lasa. Per il direttore Georg Lechner si tratta di una questione di orgoglio: ha un conto in sospeso con i suoi antenati. La piccola équipe di ricerca ha già visitato molte cave ma solo qui, a Lasa, a 1.555 metri di altezza, finalmente ha trovato ciò che cerca: un marmo bianco e resistente alle intemperie, una pietra d'incredibile eleganza, forgiata 400 milioni di anni fa. Bella da togliere il fiato. Il gruppetto è stato mandato in spedizione dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava, in cerca del migliore materiale per una delle costruzioni più prestigiose del secolo: la stazione metropolitana di Ground Zero a New York.

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Georg è discendente del leggendario "Marmo Lechner", che, più di un secolo fa, riuscì a costruire un impero, dopo essersi accaparrato il diritto di estrazione del costoso marmo, diventando così uno degli uomini più ricchi della zona. "Tutto quello che ne è derivato, però, non è stato bello", racconta Georg Lechner, un uomo amichevole e dal viso da ragazzino.

Volevo realizzare il sogno di mio padre. Georg Lechner, proprietario della Lasa Marmo s.r.l.

32.000 metri quadrati di marmo di Lasa a New York

Se il contratto con New York fila liscio, si tratterà davvero di un lieto fine. "Se questo contratto andrà in porto, ci aspettiamo anche altri appalti simili in seguito", afferma Lechner nel suo ufficio in via Marmo a Lasa. Committente dell’ordine è l’autorità portuale dello Stato di New York, cui si aggiungono giuristi americani e le loro clausole di segreto d’impresa, un famosissimo architetto e la stampa mondiale.

La ditta Lechner consegnerà più di 32.000 metri quadrati di marmo per la pavimentazione e le pareti, così come piedistalli, scale e colonne: la stazione interna della metro di New York sarà totalmente rivestita in marmo. Per i visitatori dell’areale di Ground Zero, la World Trade Center Transportation Hub, che aprirà a metà 2016, non sarà una banale stazione della metro, ma un’area di ricevimento simbolica, con la forma di una colomba in volo. L’appalto raggiungerà il valore di quindici milioni di euro.
 

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Come si estrae il marmo?

Lechner ci ha concesso in via straordinaria di dare un’occhiata dietro le quinte del progetto milionario. Uno dei suoi collaboratori, Elmar Verdross, ha il compito di spiegarci l’estrazione del marmo nella cava. In seguito, quando gli operai saranno andati a casa, Georg Lechner ci mostrerà come viene diviso il marmo e preparato alla spedizione.

Nalla cava l’aria è inodore. La cavità non ha nulla di angosciante ma le proporzioni sono quelle della navata di una chiesa, larga trenta e alta quaranta metri. Come in una cattedrale una forza sconosciuta porta lo sguardo a spaziare sempre verso l’alto. E anche qui le mura sono di fredda pietra. Il sistema d’illuminazione industriale fa brillare le pareti di un bianco luccicante – bianco ottico, oppure nei toni del grigio e del blu. A volte le pareti brillano del colore dell’oro.

Dodici cave di marmo in giro nel mondo

Quattrocento milioni di anni fa in quest’area è iniziato un processo di cristallizzazione del carbonato di calcio che, sotto pressione e con una temperatura di seicento gradi centigradi, ha dato vita al marmo. Nel mondo ci sono in tutto una dozzina di cave di marmo bianco: in Brasile, Grecia, Cina e Namibia. E poi, ovviamente, Carrara in Italia.

Il marmo viene segnato secondo la forma desiderata: a destra, sinistra, sopra e sotto si fanno dei buchi con una segatrice a filo diamantato. Poi arriva un aggeggio da inserire nelle cavità. Un operaio con una sigaretta all’angolo della bocca pone questa teglia millimetrica nella giusta giunzione per riempirla d’acqua attraverso un tubo flessibile. La teglia si allarga fino a fare plop. Dura pochi minuti e quasi non si sente alcun rumore. Attraverso la pressione della teglia il blocco di marmo si è spostato e staccato. Infine un mulettista rigira il cubo e lo porta all’entrata della cavità.

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Escada, un’università e un palazzo da mille e una notte

Il marmo di Lasa costituisce la sostanza di edifici quali una boutique Escada a New York, una moschea negli Emirati Arabi Uniti, un’università a Milano. Religione, economia, commercio. E persone facoltose. Come quel principe arabo che richiese troppo marmo in poco tempo, per cui la Lasa Marmo declinò l’offerta.

Anche i blocchi per Ground Zero devono essere trasportati a valle. Un operaio colloca due sostegni intorno ai blocchi. Un montacarichi porta il marmo fino alla ferrovia che trasporta il materiale alla base della ditta Lechner. I binari esistono dal 1930 e si estendono come un’enorme chiusura lampo lungo il declivio del monte. In questo preciso istante un blocco dal peso di quattordici tonnellate passa sopra la testa di Elmar Verdross e lui non gli bada quasi.

Dopo qualche ora il cubo raggiunge la superficie della ditta. Georg Lechner cammina tra le centinaia di blocchi depositati nell’areale dell’azienda, impilati uno sull’altro e accanto all’altro. "Bianco perla, vena oro, arabescato, fior di melo, nuvolato", Lechner elenca i nomi delle diverse tipologie di marmo. Si vede che ha voglia di chiacchierare.


Ascesa e caduta di una famiglia

La storia della dinastia del marmo inizia con il bisnonno Josef Lechner, che, da contadino nato in una fattoria in mezzo a sei fratelli, diviene milionario. Ai tempi della fioritura del marmo, nel 1900, quando si realizzano statue di marmo ovunque, il vecchio Lechner appalta la cava, si ascrive il diritto di estrazione e fonda una ditta con cento dipendenti. La statua della regina Vittoria a Buckingham Palace proviene dalla sua impresa.

Sfortunatamente, il primogenito ed erede designato della famiglia Lechner cade durante la prima guerra mondiale. Così Josef Lechner senior è costretto a lasciare la ditta al secondogenito. Josef Lechner junior non solo non ha alcun fiuto per gli affari, ma conduce anche una vita dispendiosa con una nobildonna. Josef e Maria. Peccato che la connessione biblica, però, si fermi alla nomenclatura. Josef Lechner junior sperpera l’eredità del padre. Tutto perduto, eccetto la licenza all’estrazione. Intanto ha inizio la seconda guerra mondiale e la ditta di Lasa viene statalizzata.

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Il riscatto del pronipote

Al termine della guerra, il marmo è di nuovo richiestissimo. Tra gli anni quaranta e cinquanta a Lasa vengono eseguite 86.000 croci in marmo per ventidue cimiteri militari in tutto il mondo.

Josef e Maria intanto hanno avuto tre figli: Elisabeth, Sigmund e Josef, padre di Georg, il quale ci racconta che suo padre avrebbe voluto riconquistare la ditta ma non ne ebbe la forza: "Mio padre mi ha dato tutti i documenti e mi ha detto: se hai voglia di litigare, fai pure", racconta Georg. Così è cominciata la sua battaglia per la licenza di estrazione. Quando finalmente questa gli viene concessa, gli manca solo la ditta che si occupi dell’estrazione, dei trasporti e della spedizione. Tutto ciò che resta da fare a Lechner è estorcere la "sua" ditta a Elisabetta Sonzogno, la cui famiglia ne è in possesso da circa trent’anni. Elisabetta promette a suo padre in letto di morte di mantenere la ditta ma nel 2008 Lechner riesce a convincerla: Elisabetta rompe la promessa fatta a suo padre, cedendo la ditta a Georg Lechner.

A distanza di quasi novant’anni, c’è finalmente di nuovo un Lechner del marmo, sebbene Georg non riuscirà ad arricchirsi come il suo bisnonno, questo è sicuro. Lechner è uno dei due dirigenti della Lasa Marmo - altri titolari delle azioni societarie sono anche in Svizzera.

100.000 pezzi di un puzzle

Mentre Georg Lechner incede rapido tra i blocchi di marmo, nel fabbricato vengono tagliati e levigati i blocchi per New York.  Questo è un padiglione segreto: assoluto divieto di fare foto. Georg Lechner ci svela che acconsente a farci dare un’occhiata. Sul pavimento dello stabile ci sono centinaia di lastre di marmo disposte in ordine. Qui le piastrelle vengono adagiate secondo l’esatta disposizione che assumeranno a New York. I punti di saldatura devono essere quasi invisibili. La Lasa Marmo consegnerà 100.000 piastrelle a New York. Quando Georg Lechner riceverà l’OK dai collaboratori di Calatrava, le piastrelle verranno spedite in camion fino a La Spezia e da lì, dopo un viaggio in nave di tre settimane, raggiungeranno l’ East-Coast degli Stati Uniti.

Nei periodi più duri, Lechner ha considerato l’idea di emigrare negli USA. Lontano dalla famiglia e dal marmo. Non lo ha fatto. "Volevo realizzare il sogno di mio padre", racconta. Prima dell’apertura della stazione vuole andare a New York. Sarà la prima volta in America. Partirà dall’Alto Adige mentre il suo marmo sarà in viaggio già da un pezzo.
Nora Reinhardt

Liberamente tradotto e adattato da un reportage del "Premio Media Alto Adige 2012"
Traduzione: Dora Vannetiello