settembre 2015

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Il narratore dei colori

L’artista altoatesino Manfred Alois Mayr ha uno scopo: ridonare ai luoghi i propri colori.

Manfred Alois Mayr è un artista che persegue un sogno: lasciar parlare i colori. Un pomeriggio di chiacchiere non basta per scoprire ed esplorare tutto il suo mondo, gran parte racchiuso nel suo atelier di Bolzano. La sala è piena di modelli, progetti e prototipi di colori, frammenti delle storie che ha riscoperto e reinterpretato.

Manfred A. Mayr dedica tutto se stesso allo studio dei colori e ha riportato alla luce storie, tradizioni e significati andati perduti. Quando lo incontriamo ci spiega che un istinto lo guida alla scoperta delle storie dei luoghi. E ci rivela persino perché il blu in Alto Adige è il colore più amato.

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discover Le opere di Manfred A. Mayr

Blu profondo. Quando Mayr si trova in una località di mare, sottrae ai marinai tutti i bastoncini su cui questi hanno provato le tonalità con cui tingere le proprie imbarcazioni. Viaggiare è per Mayr un modo per osservare la realtà da un punto di vista diverso.

Questione di tracce

Nel 1999 hai collaborato ai lavori di ampliamento della storica cantina Manincor a Caldaro. Da dove è cominciata la ricerca per ritrovarne i colori giusti?
Nel mio lavoro concepisco sempre un luogo come uno spazio vivente. Io, semplicemente, mi pongo al suo interno, lo "respiro". I luoghi comunicano ciò che sono, se si sa come ascoltarli. Il mio scopo non è abbellire e riempire di fronzoli, bensì chiedermi quale storia si nasconda dietro i luoghi. Nel caso di Manincor mi sono dedicato alla ricerca di tracce legate ai colori della viticoltura e delle cantine dell’Alto Adige. Così ho notato che in Alto Adige, sulle facciate di molti edifici, è ancora visibile dove in passato crescevano delle viti, anche se queste non ci sono più, perchè i residui verde-azzurri dello zolfo ramato permangono indelebilmente sui muri. In Alto Adige lo zolfo ramato è stato sempre utilizzato come antiparassitario per i vitigni. Non solo, anche negli affreschi il colore azzurro-smeraldo è stato sempre utilizzato. Da queste due tracce storiche, ho trovato il colore giusto per Manincor. In aggiunta a ciò, ho scoperto che in passato la famiglia Enzenberg, cui appartiene la tenuta Manincor, era anche proprietaria della cava di rame in valle Aurina, da cui venivano riforniti tutti i vignaioli dell’Alto Adige. Queste due storie si intersecano perfettamente, sebbene molti visitatori di Manincor non lo sapranno mai...

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discover Cantina

La cantina di una tenuta vinicola la si può dipingere unicamente con un colore. Così, con convinzione, Manfred A. Mayr fa dipingere la cantina della Tenuta “San Michele” ad Appiano del color nero fuliggine, un pigmento ottenuto attraverso la carbonizzazione di vitigni e vinacce essiccati. In contrasto, la galleria che conduce alla cantina è illuminata da un acceso giallo zolfo. Anche questo colore ha un perché: lo zolfo aiuta a non far marcire i succosi frutti sui filari.

Giorni variopinti

Biografia dell'artista Manfred A. Mayr

L’artista venostano Manfred Alois Mayr, classe 1952, ha studiato presso l’Accademia delle Belle Arti di Vienna, dove in seguito ha insegnato come docente. Nel 1990 ha abbandonato la pittura su tela. Da allora la sua arte si rivolge ad ampi spazi. Si occupa di ricercare la storia di luoghi ed edifici altoatesini e di elaborarne colori appositi. Per le sue ricerche il processo di realizzazione di un luogo vale molto di più del prodotto finito. Dalla metà degli anni ‘70 con la sua macchina fotografica documenta i suoi lavori e ne ha creato una raccolta, chiamata "Tinte anonime".

Manfred A. Mayr ha un atelier a Bolzano e vive a Merano.
- 2010 tunnel dei visitatori- lago di Carezza
- 2009 il corrimano dorato- Forte di Fortezza
- 2004 colori della tenuta Manincor- Caldaro
- 2002 colori per gli interni della Libera Università di Bolzano
- 2001 ristrutturazione dell’EURAC - Bolzano

Un blu per l'Alto Adige

Il legame con questi segni è indiscutibile. La nuova sede della Cooperativa dei frutticoltori in Val Venosta, progettata da Arnold Gapp, era troppo fredda e moderna per gli agricoltori. Parlava una lingua a loro sconosciuta. Allora hai dipinto una parte della struttura di blu, lo stesso blu dei grembiuli, riconciliando gli agricoltori. Da dove è nata quell’intuizione?
Quello era un incarico architettonico. Si voleva fare in modo che la parte superiore dell’edificio passasse in secondo piano. Ho cercato un colore che potesse dare quell’effetto. Ogni pittore sa che il colore blu crea profondità. Come mi è successo con Manincor, improvvisamente mi sono reso conto che il blu poteva diventare un colore simbolico per gli agricoltori. Ciò deriva da una serie di associazioni mentali ormai cristallizzate. Il blu è un colore familiare per i contadini, crea in loro un senso di appartenenza. In questo caso il blu ha svolto un ruolo importante e nessun altro colore avrebbe potuto sostituirlo.

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Verderame, uno dei colori preferiti di M. Mayr

I colori sono strettamente collegati a luoghi e culture. A Mosca il rosso ha una valenza diversa rispetto a Venezia. Quali colori si addicono all’Alto Adige?
L'Alto Adige non è riconducibile a un solo colore. Se mi si chiedesse della Grecia, potrei tranquillamente indicare il bianco calce e l’azzurro. Per l'Alto Adige è più difficile, non c'è un colore che faccia da comune denominatore.

Tonalità empiriche

Perché? I colori in Alto Adige cambiano in ogni valle?
Certamente. Ognuna ha una propria luce e proprie materie prime. Proprio queste, sono le caratteristiche che rendono speciale l'Alto Adige: ogni valle è diversa dalle altre, sia climaticamente, sia paesaggisticamente. Questa varietà dipende dalle pietre e dai minerali delle Alpi. Bolzano è dominata dalla calce del Catinaccio, la Val Venosta dal marmo e dal quarzo, Merano dal porfido e dal granito. Alla Val Pusteria associo il verde mentre all'Alta Val Venosta, così spoglia e fredda, associo i toni grigi e quelli scuri della terra. Al contempo, a causa dell’estensione longitudinale della Val Venosta, lì alba e tramonto sono unici, tanto che si parla di una "luce venostana". I colori di una valle sono, tuttavia, anche influenzati dagli abitanti e dai colori con cui questi dipingono le proprie abitazioni. Potrei andare avanti a parlarne per ore…in poche parole basta dire che non solo i paesaggi e gli spazi danno un senso di "casa", ma anche i colori.

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Avviata negli anni ´70, "Tinte anonime" è l’unica opera ancora incompleta di Mayr. Si tratta di una collezione di tutte le tonalità su cui ha lavorato o in cui si è imbattuto casualmente, immortalate su pellicola. Lavorare con i colori per Mayr è una vocazione.

Ciò significa che solo conoscendo le storie dei luoghi, si possono comprendere quelle dei colori?
Attraverso i colori, trasporto delle storie. Chi non conosce le storie, vedrà solo un verde ossidato su una parete. Spesso oltre ad una storia, cerco anche di trasmettere la nascita di un pigmento. Ad esempio, il nero fuliggine, uno dei più antichi pigmenti estratti da piante, è derivato dalla carbonizzazione di semi, acini e viti essiccati. Solo ed esclusivamente questo nero può addirsi a una cantina. 

Sei in grado di riassumere una storia e di raccontarla attraverso un colore. Allora i colori possono essere considerati dei simboli?
Proprio così. Ogni cultura ha subito una cristallizzazione dei colori tradizionali. In Alto Adige è avvenuto con il blu del grembiule dei contadini. A lungo mi sono chiesto perché il grembiule è così importante e perché proprio di questo blu. In proposito ho sviluppato una teoria.

Vorrei proprio sentirla…
Per moltissimo tempo i contadini hanno indossato materiali in colori naturali (loden, lana, pelle), senza tingerli. In pochissimi potevano permettersi tessuti colorati, solo i nobili e i membri del clero, ossia coloro che volevano elevarsi rispetto alla massa del popolo. La Chiesa si è riservata l’uso del rosso cardinalizio. Ancora oggi il color porpora è uno dei più costosi al mondo. Il color indaco, invece, importato ed estratto dalla pianta indigofera tinctoria, poteva permetterselo solo l’alta nobiltà. Finalmente agli inizi del XX secolo è stata introdotta la tintura sintetica delle stoffe, molto più economica. Così anche i contadini poterono finalmente indossare grembiuli con una tonalità degna di un re: il blu acceso. Proprio questo blu è divenuto il colore del costume tradizionale degli agricoltori altoatesini. Prima di quel grembiule blu, colori così splendenti li si vedeva solo nei costumi tradizionali dei giorni di festa, che sono un complesso linguaggio di segni e significati, fatto di colori, stoffe, accessori e pettinature.

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Colori dell'atelier di M. Mayr

Prendiamo il caso di una città. Quali colori assegneresti a Bolzano?
Considerando le case dei portici, queste sono dipinte con tonalità rinascimentali e barocche, molte in origine erano sicuramente in calce bianca. Prima non c'era altro che calce e tutte le abitazioni erano rivestite di bianco, come sono ancora oggi i cortili interni. La calce aveva, oltretutto, una funzione disinfettante.

A Bolzano oggi è presente una fusione di elementi, che arricchisce la gamma di colori della città: i colori più tradizionali si abbinano alle tonalità acquisite dopo l'annessione all'Italia.

Incontri tra culture

Oltre all’EURAC, a Bolzano ti sei occupato anche di un altro progetto: i colori della Libera Università di Bolzano, dove hai invertito i colori convenzionali delle toilette: azzurro per le donne e rosa per gli uomini. Cosa ti ha portato a questo gioco degli opposti?
Guardando foto del passato, mi sono accorto che prima l’assegnazione dei colori era inversa rispetto a oggi. I ritratti dei nati delle famiglie reali contenevano sempre il rosa per i maschietti e l’azzurro per le femminucce. Non solo i piccoli reali, anche gli adulti delle casate nobiliari indossavano abiti rosa. Ho voluto solo invertire questa simbologia dei generi e giocare. Il fatto che le porte delle toilette diano direttamente sui corridoi dell’università, accompagna perfettamente il mio scopo: nonostante i simboli, tutti entrano dalla porta sbagliata, ingannati dai colori.

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discover L'EURAC e la Libera Università di Bolzano

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discover L'EURAC e la Libera Università di Bolzano

Manfred A. Mayr è un sovversivo. All’interno della Libera Università di Bolzano si è divertito a invertire i colori consolidati e a giocare con i cliché. Chi ha detto che il colore dei maschietti non puó essere il rosa?

Decisamente un esempio, di come i colori abbiano una valenza simbolica. In realtà a me sembra che i linguaggi simbolici stiano andando perduti. I vestiti tradizionali in ogni loro piccola componente hanno un significato specifico ma oggi, a volte, non riesco ad interpretare quel linguaggio.

Prima i colori dovevano essere utilizzati parsimoniosamente, per questo avevano significati decisamente profondi. Oggi, invece, siamo dominati dalla policromia. Prendiamo come esempio le tute da sci. Guardando foto del passato è evidente che i colori di giacche a vento e pantaloni da sci avevano una scala di colori decisamente limitata. È come se i colori procedessero lungo scale di velocità sempre più elevate, un po’ come ascoltare contemporaneamente due radio: più si alza il volume di una più bisognerà aumentare anche il volume dell'altra. Lo stesso avviene con i colori, quanto più si raggiungono tonalità accese e forti, tanto più bisognerà aumentarle. Così oggi le piste sono un caos multicolore: sembra assurdo, ma è in linea con i tempi.

Significa forse che in Alto Adige ci sono troppi colori?
In un certo senso sì. Ci piace tanto parlare di stili architettonici e poi dimentichiamo spesso di mantenere una certa coerenza nella scelta dei colori delle abitazioni. Per fortuna in passato gli imbianchini avevano a disposizione pochi colori, solo la calce e i pigmenti naturali della zona, che si sposavano sempre alla perfezione con il paesaggio. Oggi, invece, anche i colori più lontani dalla realtà del luogo si reperiscono troppo facilmente.

Intervista: Gabriele Crepaz
Traduzione: Dora Vannetiello

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discover Tunnel dei visitatori - Lago di Carezza

Il suono di un enorme xilofono di legno attira i turisti al centro visitatori del lago di Carezza. Anche questa è un’idea di Mayr, che in questo caso ha utilizzato uno dei materiali più contesi dai maestri liutai: il legno degli abeti del Catinaccio.