L'apripista

Che direzione prendere? Se si tratta dei sentieri di Chiusa in Valle Isarco, Martin Reichhalter sa sempre quale strada seguire.

  • settembre 2015

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L'apripista

Che direzione prendere? Se si tratta dei sentieri di Chiusa in Valle Isarco, Martin Reichhalter sa sempre quale strada seguire.

È uno degli ottanta responsabili dei percorsi escursionistici della Valle Isarco. Ogni anno, quando le nevi si sciolgono, Martin Reichhalter si mette all’opera, aggiustando sentieri, cartelli e segnaletica. Perché lo fa? Per amore della natura. Pranzo al sacco, una giacca calda, una stuoia su cui poggiarsi qualora i prati siano ancora bagnati e un coltellino. Sui 17.000 km di tracciati escursionistici che attraversano l’Alto Adige non si sa mai di cosa si possa aver bisogno. Chi li percorre abitualmente porta con sé un’attrezzatura ordinaria. Nessuno si preoccupa di come facciano quei sentieri ad apparire in buono stato e con tutti i cartelli al proprio posto. Per ognuno di noi è una cosa ovvia ma non per Martin Reichhalter.

Da hobby a professione

Il sessantaseienne di Chiusa è uno dei responsabili dei percorsi escursionistici della Valle Isarco. Ognuno di loro si occupa di un’area, sebbene a volte siano intere famiglie a occuparsene. Reichhalter tiene sotto controllo i sentieri che si snodano intorno al borgo di Chiusa, svolgendo questo compito da oltre venti anni. Da solo.

Fino al suo pensionamento Reichhalter lavorava in un impianto di betonaggio ma già a venti anni scoprì la propria passione per il trekking. Da allora va a spegnere le batterie in montagna. Da tempo è membro dell’Associazione alpina dell’Alto Adige. Nel frattempo il suo hobby si è trasformato in una professione: quando non si occupa della manutenzione dei percorsi escursionistici e tematici della Valle Isarco lavora come guida alpina nell’Associazione alpina di Chiusa. La passione per la montagna gliela si legge in viso: un colorito rubicondo, per le ore passate all’aria fresca, tinge il suo volto di salute.

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Il custode dei sentieri di Chiusa parte regolarmente con lo zaino in spalla per controllare che sia tutto in ordine. In primavera, quando le nevi si sciolgono e i percorsi sono di nuovo percorribili Martin Reichhalter ha un bel da fare. Allora se ne va su e giù per i percorsi che gli sono stati assegnati e prende appunti. Dove manca la segnaletica? Dove sono inclinati o rovinati i cartelli? Il suo lavoro richiede un impegno non indifferente. Per questo è difficile trovare dei successori. Al momento Reichhalter, però, non ci pensa. "In qualche modo questo compito è stato affidato a me", dice ridendo.

Già solo il posto in cui vive gli ricorda del proprio lavoro. I monti si stagliano fin davanti alla sua porta di casa, dove vive con la moglie e affitta un appartamento ai turisti. Quasi sempre Martin parte a piedi proprio da casa, nello zaino solo il suo blocco note sciupato, la macchina fotografica, vernice e pennelli per ritoccare le insegne. A volte prende l’auto, ma solo se deve trasportare materiale pesante per le insegne. "Per riuscire a mettere i cartelli al posto giusto mi tocca fare lo gnorri. Torno indietro e procedo lungo il sentiero come se non conoscessi la zona". In quei momenti Reichhalter si ricorda di una vacanza alle Canarie. Se non avesse avuto il suo GPS, l’esperto di trekking si sarebbe certamente perso. "Bisognava trovare da soli il percorso, era incredibile. Pensai davvero che, in confronto, qui siamo in paradiso".

Le cinque regole in montagna

1.    Buone scarpe e abbigliamento adatto alle intemperie
2.    Valutare bene la propria resistenza fisica e i tempi di percorrenza
3.    Portare abbondante acqua e non dimenticare la crema solare
4.    Durante lunghe escursioni fare sempre una sosta
5.    Ognuno di noi ha il dovere di mantenere pulite le montagne

Per amore della natura

Per questo Martin Reichhalter pensa che la segnaletica sia fondamentale. In Alto Adige le indicazioni si trovano sulle pietre o sulle cortecce degli alberi. Quelle che non indicano solo la direzione, ma anche il nome di un rifugio o di una cima, vengono riportate su insegne. Le tavole usate sono in legno di cirmolo, che col tempo diventa grigio-argento e si sgretola, per questo qualche anno fa tutti i cartelli sono stati sostituiti e uniformati. In primavera Martin Reichhalter stende vernice fresca. Si arrabbia solo quando nota che le insegne sono state rovinate volontariamente. "I sentieri non ci appartengono", afferma con schiettezza, "bisognerebbe avere maggior rispetto". Ragion per cui cerca di dare il buon esempio: porta sempre con sé un sacco per raccogliere i rifiuti. E sostiene che negli ultimi anni sono stati fatti passi da gigante. "Le persone ci tengono alla pulizia. Se un sentiero è libero da rifiuti, ci vuole molto coraggio per gettare qualcosa a terra". E dicendolo Reichhalter non si riferisce a un torsolo di mela ma a lattine, fazzoletti e bottiglie in plastica.

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Il sessantaseienne di Chiusa conosce i percorsi intorno alla cittadina come le sue tasche. Sa come raggiungere i punti che offrono un panorama sulle Dolomiti e quelli in cui crescono i finferli. Può affermare che il 2014 è stato un anno ricco di genziane e che almeno una volta nella vita bisogna percorrere il "sentiero del castagno" partendo dal lago di Varna. "Ho un hobby salutare" afferma. E molto di più. Solo che Reichhalter non è un tipo loquace. E neppure ha consapevolezza dell’importanza sociale del proprio ruolo. Non sa di fare qualcosa di molto speciale. "Perché lo faccio?", ripete stupito la domanda appena ricevuta mentre alza le sopracciglia dietro gli occhiali. "Ovvio, per amore della natura". E perché è così già da un po’ di anni.
 
Testo: Verena Duregger
Immagini: Alex Filz
Traduzione: Dora Vannetiello