Neoclassico - Il Forte di Fortezza
Forte difensivo, caserma militare, polveriera, nascondiglio di un enorme tesoro, bunker espositivo. Fortezza ha molto da raccontare.
Si tratta di un complesso enorme, che copre un'area di circa 1 chilometro quadrato, suddivisa in tre sottostrutture collegate tra loro: Forte Basso, Forte Medio, Forte Alto.
Una vera cittadella fortificata, voluta dall'imperatore d'Austria Francesco I, che nel 1832 diede l'incarico al Maggior Generale del Genio Mobile di stanza a Verona, Franz von Scholl, di individuare un punto dove fosse possibile "chiudere" l'asse viario tra i paesi mediterranei ed il centro-nord Europa. Anche a fronte delle esperienze della guerra del 1809, dove le truppe franco-bavaresi del generale Lefebre vennero sconfitte al Sacco (Sachsenklemme - Le Cave - Fortezza) dalle truppe contadine di Andreas Hofer, la scelta cadde sulla località di Unterau-Prà di Sotto e sullo sperone roccioso che si affacciava sulla gola dell'Isarco.
In cinque anni, sfruttando i materiali della zona, 4500 operai (soldati del genio, scalpellini provenienti da Genova, da Bergamo e dalla Croazia, operai della zona, costruirono il forte, uno dei complessi più poderosi dell'epoca, prototipo di quelle fortificazioni che poi, sempre su progetto di von Scholl vennero realizzate nel famoso Quadrilatero (Verona, Mantova, Peschiera, Legnago).
La fortezza era progettata per ospitare una guarnigione di 1200 uomini in caso di guerra, ma i suoi cannoni non spararono mai un colpo.
Dal 1890, la sua importanza difensiva andò riducendosi, anche a fronte delle nuove armi che avevano cambiato il modo di far guerra e venne utilizzata come polveriera prima dall'esercito austro-ungarico, e poi, dopo la Prima Guerra Mondiale, da quello italiano.
Dal 1943 al 1945, ospitò, in un bunker scavato nella roccia, il tesoro della Banca d'Italia, trafugato dai nazisti. 127,5 tonnellate d'oro, partite da Roma su un treno, vennero stivate nel forte. Una parte dell'oro venne portata dai nazisti in Svizzera, una parte prese la via di Berlino e alla liberazione, gli americani ne trovarono ancora 25 tonnellate restituite all'Italia.
Le vicende dell'oro scomparso hanno comunque trovato a più riprese spazio nelle cronache più recenti, legate a vicende giudiziarie che hanno alimentato la fantasia di cercatori più o meno improvvisati. La favola che in qualche luogo recondito vi possa essere ancora qualche lingotto dimenticato ha dato al forte asburgico ancor più fascino di quello che il manufatto, realizzato in stile neoclassico, inserito perfettamente nell'ambiente circostante, riesce a concedere anche allo sguardo più distratto.
Una delle sue più affascinanti curiosità è il lungo tunnel sotterraneo con la grandiosa scalinata di 457 gradini con i quali si superano quasi cento metri di dislivello e viene collegato il Forte Basso con il Forte Alto.
Pubblicazioni:
La Fortezza di Dario Massimo
Edizioni A. Weger (2007)
ISBN 978-88-88910-44-4


